Turco fermato a Venezia con una mannaia: “Serve per i sacrifici animali”

ultimo aggiornamento: 02/08/2016 ore 09:30

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machete nello zaino del turco arrestato up

Una mannaia da 30 centimetri, un grosso coltellaccio tipo quelli usati dai macellai, nello zaino, assieme a grosse pietre, e alla domanda per quale scopo le teneva è stato capace solo di farfugliare delle motivazioni senza senso.
Il turco arrestato a Venezia dalla Polizia – che ha poi fermato altri 5 suoi connazionali, di cui 4 a Milano visti a pregare nei pressi della stazione ferroviaria lagunare intorno alle 5 di ieri – teneva l’inquietante arma nello zaino e la portava con se’.

Il gruppo – sei persone in tutto – si è messo a pregare per strada in maniera anomala e la scena ha attirato l’attenzione di una guardia giurata che ha chiamato il 113, facendo intervenire agenti della polfer, della Digos e della questura di Venezia che ha fatto scattare il dispositivo antiterrorismo.
Il gruppetto di stranieri, però, si era già disperso all’arrivo dei poliziotti che sono comunque riusciti a rintracciare due turchi, uno dei quali aveva nello zaino il machete.

La presenza dell’arma ha preoccupato seriamente gli agenti dopo l’episodio di aggressione da parte di un adepto dell’Isis su di un treno in Germania.
L’uomo è stato così arrestato, mentre l’amico è stato trattenuto in questura e non è escluso che nei suoi confronti scatterà il provvedimento di espulsione.

Nel frattempo, a Milano, la Digos ha informato i colleghi veneziani che erano stati fermati gli altri quattro turchi e che li stavano interrogando in questura.

Perché a Venezia vi è necessità di andare in giro con una grossa mannaia e pesanti pietre nello zaino?
“Voi sapete che dopo il Ramadam – ha detto agli agenti l’uomo, K.A. nato a Mersin (Turchia) nel 1992 – c’è il digiuno e il coltello mi serve per fare sacrifici animali. Ma non ne ho ancora fatti”.

Lo straniero è stato arrestato per false attestazioni a pubblico ufficiale, perché aveva presentato dei documenti d’identità falsi. Un aspetto che ha fatto alzare ulteriormente il livello potenziale di pericolosità del soggetto. La polizia, dopo averli sentiti, ha invece già rilasciato gli altri cinque
turchi che pregavano con lui, 4 dei quali fermati poi a Milano, anche se risultati essere conoscenze del tutto occasionali, senza alcun contatto precedente con l’arrestato.

L’uomo ha detto di possedere la doppia cittadinanza turco-tedesca. Ma dopo l’invio della documentazione da parte della Polizia tedesca, tramite l’ufficio di cooperazione internazionale del Dipartimento di pubblica sicurezza, la Digos ha scoperto le foto del vero titolare di quel passaporto e di quel visto, e queste non corrispondevano assolutamente al cittadino turco fermato. Nel database italiano ed europeo, inoltre, il profilo del 23enne non compariva.

Giorgia Pradolin | 01/08/2016 | (Photo Polizia di Stato) | [cod turve]

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