Pensioni, preoccuparsi di illusioni mentre il problema reale passa quasi inosservato

Moltissimi lettori si saranno già posti questa domanda. In tempi di crisi strutturale di lungo periodo come quella in cui viviamo la mente di migliaia di lavoratori è «attraversata» dalla seguente tentazione: «Ma chi me lo fa fare di lavorare con contratto regolare? Tanto comunque percepisco una miseria, pago i contributi per finanziare le pensioni dei lavoratori delle vecchie generazioni, pago le imposte per mantenere i dipendenti pubblici e la classe politica. Meglio la NASPI e allo stesso tempo lavoro in nero, magari part-time, da qualche mio amico! Tanto i nostri capi politici rubano. Io, alla fin fine, prendo solo quello che mi serve per vivere! Con la NASPI e un po’ di lavoro nero arrivo a 1400 Euro al mese, quel che basta a me e alla mia famiglia!»

Il linguaggio dominante di oggi bollerebbe questi ragionamenti come «populisti». Tuttavia, un tempo si diceva Vox populi vox Dei (Voce del Popolo Voce di Dio), in quanto, per molti versi, il popolo conserva quell’innocenza dei bambini che dicono sempre la verità. Infatti, in genere sovente è il bigotto «fariseo» (spesso dipendente pubblico «ben pasciuto» con retribuzioni «vecchio stampo» e certezza di pensione futura) il soggetto che scaglia «la prima pietra» verso chi ha fatto, almeno una volta nella sua vita, il ragionamento riportato nel paragrafo precedente.

Passiamo ora dalla morale al diritto e vediamo in dettaglio, da un punto di vista tecnico, quali sono i rischi di una simile condotta.

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Qualora il lavoratore percepisca l’indennità di disoccupazione (ma tale principio può essere esteso, almeno in linea di principio, anche alla Cassa Integrazione o a altri sussidi sociali) e sia sorpreso a lavorare «in nero» durante un accesso ispettivo, vengono in rilievo varie sanzioni sia di tipo penale che di tipo

Diritto del Lavoro, a cura dell’Avv. Gianluca Teat

amministrativo/civile.

Sanzioni penali

Al lavoratore che ha reso all’INPS o al Centro per l’Impiego la dichiarazione dello stato di disoccupazione può essere contestato il reato di falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico (art. 483 c.p.) che prevede la sanzione della reclusione fino a due anni.

Lo stesso soggetto può essere imputato anche del reato di indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato (art. 316ter c.p.) che prevede la reclusione da 6 mesi a 3 anni. Tuttavia, qualora la somma complessivamente percepita sia inferiore a 3999,96 Euro, si applica solo la sanzione amministrativa (da 5.164 a 25.822 Euro e comunque non oltre il triplo conseguito). In caso di veri e propri artifizi e raggiri (non semplici dichiarazioni false o omissione di informazioni dovute!) verrà in rilievo il ben più grave delitto di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche di cui all’art. 640bis c.p. (da uno a sei anni di reclusione).

Va comunque rilevato che il nostro Stato, che ha molto in comune col Ducato di Milano descritto dal Manzoni nei Promessi Sposi, ama sbandierare «le sue Grida». Tuttavia, «can che abbaia non morde». Infatti, un incensurato che si trova un buon avvocato può «cavarsela» in casi simili con un patteggiamento (con sanzioni come, ad esempio, un anno/un anno e mezzo di reclusione con pena condizionalmente sospesa).

Sanzioni amministrative/civili

Il lavoratore decade dai benefici concessi. Inoltre, l’INPS può agire per la restituzione delle somme illegittimamente erogate e per il risarcimento del danno (semplificando per ragioni di celerità).

Tali sanzioni sono realmente dissuasive?

Con riferimento alle Grida di manzoniana memoria sbandierate nel nostro Codice Penale, si può concludere, come anticipato in precedenza, che non è difficile «cavarsela» con un patteggiamento con pena condizionalmente sospesa (se il lavoratore è incensurato). E che dire dei tentativi di recupero delle somme indebitamente erogate da parte dell’INPS? I solleciti di pagamento dell’Ente Previdenziale accompagnati eventualmente dalle sue azioni esecutive sui beni del lavoratore-debitore teoricamente dovrebbero, quanto meno, impedire una vita serena. Tuttavia, va rilevato che sovente i tentativi di recupero delle somme da parte dell’INPS sono «senza speranza» siccome si tratta di crediti vantati nei confronti di lavoratori nullatenenti e privi di un contratto di lavoro a tempo indeterminato.

La vera sanzione teoricamente sarebbe un’altra in un ordinamento giuridico moralmente sano e economicamente solido: la difficoltà di trovare un altro lavoro e di reinserirsi socialmente e professionalmente. Tale soggetto dovrebbe essere «bollato» come una sorta di parassita, avere davanti a sé un futuro precario e difficile, mentre i lavoratori «onesti» dovrebbero poter contare su retribuzioni più alte e pensioni di buon livello.

Tuttavia, vi è una domanda da porsi che rivela tutto il fallimento morale ed economico della società in cui viviamo: «Vi è poi tanta differenza tra questo lavoratore “ricercato” dall’INPS e dalla Procura e la generalità dei disoccupati, sottoccupati, precari, lavoratori socialmente utili ecc?». Per quelli «onesti» è forse tanto più facile trovare lavoro, «sistemarsi», trovare un alloggio dignitoso senza coinquilini in stile «eterni studenti»? Sinceramente non vedo grossissime differenze da un punto di vista socio-economico. Moltissimi neodiplomati e neolaureati di oggi hanno davanti a loro lo stesso futuro di povertà e di emarginazione sociale di quelle persone che un tempo vivevano ai margini della legalità.

Nulla più di questo pensiero permette di comprendere il fatto che il nostro sistema economico è ormai totalmente fallimentare e che tale fallimento storico è il principale responsabile dell’illegalità sempre più diffusa con riferimento al lavoro nero e all’evasione fiscale. Infatti, vi è la certezza che comunque non ci sarà più «la pensione» per le nuove generazioni (oppure essa sarà simbolica), che lo Stato non aiuta realmente a trovare un alloggio a prezzo politico e che non tutela realmente il lavoro. Allora perché «finanziare» il benessere degli altri (delle generazioni più attempate, pagando i contributi INPS, o dei dipendenti pubblici e della classe politica, pagando le imposte)? Non è meglio fare «tutto in nero», «prendendo» ciò che si può «afferrare» oggi? Del resto i consigli di amministrazione delle grandi società, le privatizzazioni, i grandi manager pubblici e privati, gli scandali che si vedono alla TV sulla classe politica non forniscono al popolo ogni giorno questo «insegnamento»: prendi oggi e non pensar al domani?

L’agonia di quello che tra non molti anni potrebbe essere noto ai posteri come l’Ancien Régime (l’attuale ordinamento giuridico nato dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale) è solo agli inizi. Teniamolo bene a mente! Nemmeno tutti i media del mondo con il loro lavaggio del cervello giornaliero sulla futura ripresa potranno sopperire alla endemica scarsità strutturale di pane-lavoro-salario-pensione-casa tra non molti anni… E la mancanza strutturale di tali fonti di sussistenza per il popolo è la principale causa di guerre e di rivoluzioni. Così insegna la storia.

Avv. Gianluca Teat

Autore del Breve manuale operativo in materia di licenziamenti, 2016, Key Editore
Coautore di Corte Costituzionale, Retribuzioni e Pensioni nella Crisi. La sentenza 30 aprile 2015, n. 70, 2015, Key Editore

Potete contattarmi via e-mail all’indirizzo avv.gianluca.teat@gmail.com oppure attraverso il mio profilo Facebook Avv. Gianluca Teat o visitare il mio sito internet http://licenziamentodimissioni.it/index.html

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Avv. Gianluca Teat
Avvocato, esperto in diritto del lavoro, autore di libri. Laureato in Giurisprudenza con 110 e lode e in International Relations presso l’Università del Sussex (Regno Unito). Pubblica articoli su 'La Voce di Venezia' e cura il sito http://licenziamentodimissioni.it, è esperto autorevole su tutte le tematiche del Diritto del Lavoro.

6 persone hanno commentato questa notizia

  1. Buongiorno avvocato.Cosa si rischia se una persona ha ricevuto la Naspi ma a lavorato regolarmente al estero?Sicuramente dovra ritornare i soldi,Ma e prevista anche una multa o qualcosa del genere?(riguardo la pensione,questa persona vuole dare questi soldi indietro (se no,gli Anni que li ha lavorati in Italia non possono essere calcolati per la pensione))

  2. Buonasera Avvocato,
    So per certo che un bar delle mie zone sta facendo lavorare un ragazzo che ha chiesto (con testimoni) di voler lavorare in nero per continuare a percepire la disoccupazione.
    Nonostante il titolare avesse insistito per fargli il contratto, lui non ne ha voluto sapere: avendolo fatto lavorare lo stesso per necessità, che cosa rischia il titolare del bar?

  3. Buonasera sono un ragazzo indisuccupazione… sto aiutando un mio parente in una pizzeria c’è un modo per non perdere la disoccupazione e stare in regola con la legge esiste qualcosa qualche contrario a ore per stare in regola
    Grazie

  4. Buongiorno Avvocato.
    Sono Cittadino Italiano.
    In Belga, da tre messi ho un contratto di lavoro a tempo parziale ma indéterminato (con 100 ore al messe per un stipendio di 863 euro)
    Ho datto comunicazione del contratto a l’inps che continua a versarmi la Naspi.
    Cosa faire?
    Sono preoccupatissimo.
    Cordiali saluti

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