Scuola Diaz, ha una diffida ma si presenta a scuola del figlio: chiamata la polizia

ultimo aggiornamento: 03/02/2017 ore 22:58

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Scuola Diaz, ha una diffida ma si presenta a scuola del figlio: chiamata la polizia

I genitori all’ingresso guardano l’orologio: l’orario è passato ma la campanella non è suonata, i bambini non escono. Ai piccoli nelle aule, invece, le maestre saggiamente hanno raccontato che bisognava avere pazienza, che stava arrivando la polizia perché il portone si era incastrato e non si poteva uscire. Ma ieri pomeriggio alla scuola elementare Diaz di Venezia stava succedendo qualcosa di diverso.

Nulla han potuto la presenza della scuola, i bambini che dovevano uscire a fine lezione, tra i quali suo figlio, gli altri genitori in attesa. Un uomo ci è andato ugualmente davanti ai cancelli, sapendo che avrebbe rintracciato l’ex compagna, avanzare pretese e minacce, urlarle contro sotto gli occhi di tutti.

E così è stato: la donna ha cercato scampo e riparo dentro la scuola, si rifugia in una stanza, ma lui l’insegue, cerca di abbattere la porta a calci e a quel punto qualcuno si accorge che spunta un tirapugni dalle mani di quell’uomo sempre più inferocito.

Viene chiamata la polizia e gli insegnanti trattengono in classe o sulle scale i bambini delle classi già in fila per l’uscita, per una ventina di minuti: il tempo sufficiente alle forze dell’ordine per arrivare e arrestare l’uomo. I genitori ignari, fuori dai cancelli s’interrogano sul mancato suono della campanella e sulle ragioni del ritardo: qualcuno li rassicura che si sarebbe trattato ancora di pochi minuti.

Pur separati da tanti anni, l’uomo non si è mai rassegnato alla fine della loro storia, accusa la donna di non fargli vedere il bambino, e la sua insistenza, con appostamenti, pedinamenti e telefonate asfissianti, ha spinto l’ex a rivolgersi ad un avvocato e a denunciarlo.

Nulla è valsa la successiva diffida ad avvicinarsi e a minacciare, e il legale incaricato sta inoltrando ulteriori richieste alla questura, affinché quel provvedimento sia rispettato.

La delicatezza di quella situazione genitoriale era conosciuta dalla Scuola, tanto che la preside aveva concesso alla madre di poter portare a casa il bambino prima del suono della campanella, per prevenire ed evitare problemi, ma questa volta le cose hanno preso una piega diversa e alla cronaca non resta altro che registrare l’ennesima violazione perpetrata in spregio al rispetto della donna e dei bambini.

Andreina Corso

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