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Rialto (Venezia), turiste entrano per provarsi vestiti, defecano in camerino e si puliscono con i capi da provare del negozio

Rialto (Venezia), lunedì scorso, una giornata normale di flusso turistico nella direttrice Campo San Bartolomeo – San Lio nella prima vera apparizione di caldo estivo.
Mai la commessa di un negozio di quella via, una giovane veneziana di 24 anni, avrebbe pensato quel giorno di trovarsi in una situazione tanto scandalosa e volgare.

In tarda mattinata entrano nel negozio tre giovani turiste (forse serbe o croate dal tipo di accento con cui si esprimevano). Le tre guardano rapidamente i capi e una delle tre chiede di poterne provare qualcuno. Così la commessa indica loro il camerino e la potenziale cliente entra con tre vestiti mentre due attendono fuori, oltre la tenda di separazione.

A questo punto l’attenzione dell’addetta alle vendite viene un po’ a mancare perchè entrano nel negozio altri clienti che devono venire accolti con il “Buongiorno” a cui segue qualche risposta alle domande di rito sui capi esposti.

Passano dei minuti, cinque o dieci forse, non di più. Le tre ragazze che avevano chiesto di poter provare i vestiti passano davanti alla commessa e agli altri clienti smozzicando qualcosa del tipo: “Niente, grazie…” ed escono.

Quando poi salutano ed escono anche gli altri clienti, la commessa scosta la tenda per rimettere in ordine il camerino e rimettere a posto i capi presi per prova quando viene assalita da orrore e ribrezzo.

Raccogliendo i vestiti nuovi gettati sopra, la scoperta: una (o più) delle giovani turiste avevano defecato in camerino.

Non sufficientemente appagate da questo “danno”, evidentemente, avevano poi anche usato i vestiti nuovi presi per prova per pulirsi a mo’ di carta igienica.

Considerando che a 50 metri, in Campo San Bartolomeo, ci sono servizi igienici pubblici che con una monetina permettono di accedere a wc perfettamente puliti e attrezzati, e che la zona fino a San Lio e oltre è zeppa di bar con toilette, resta forte l’ipotesi di intenzionalità di un gesto fatto per sfregio. O forse di una bravata fatta per vantarsi successivamente.

La notizia ha fatto rapidamente il giro della zona di negozio in negozio, provocando la solidarietà delle altre amiche commesse ma anche tanta indignazione tra gli esercenti e gli addetti. Un fatto così non era mai successo a memoria di chi lavora lì anche da tempo.

Chiaramente il danno non è tale da poter giustificare un’indagine per poter risalire alle responsabili, tipo visione delle telecamere sulla pubblica via, però una punizione di una qualche misura dovrebbe essere sacrosanta in determinate occasioni: si tratta di un ulteriore esempio di quanto rispetto ritengono di dover tenere certi visitatori che giungono nella nostra città.

(foto di repertorio)

Riproduzione Riservata.

 

10 persone hanno commentato questa notizia

  1. Questo è danneggiamento e danno,non è un reato abbastanza grave per identificare questa razza suina.?non si visualizzano le riprese delle telecamere?e poi si multa una nonna perché ha fatto un panino al nipotino senza fare lo scontrino.? Bisognerebbe fare una legge che permettesse di pubblicare le foto di queste zozzone.!

  2. a parte il prezzo di 1,5 euro ( che si paga in tantissime cità di mezzo mondo ) se proprio uno non vuole spendere neppure quelli ci sono le toilette del centro T gratuite al piano terra, ma ovviamente se sei un cesso di persona….

  3. Sì è vero che ci sono i bagni vicino San Bartolomeo…..ma 1,50€ per andar in bagno mi sembra eccessivo!!! Con questo non voglio giustificare il gesto dei turisti!!! Ormai Venezia è diventata una fogna a tutti gli effetti ,cani che fanno giustamente i loro bisogni e i proprietari che non raccolgono, turisti e Veneziani che urinano e defecano ovunque!!! Grazie al sindaco e forze dell’ordine per i controlli!!!

  4. Comunque i capi sono stati danneggiati e il reato di danneggiamento non e’ stato eliminato dal codice penale. Se fossi un giudice considererei aggravante il gesto e l’ intenzione. A volte si denuncia anche chi ruba del cibo perche’ ha fame.

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