Ragazza di 17 anni ha ucciso sua madre perchè le aveva vietato i social

ultimo aggiornamento: 30/10/2015 ore 06:48

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Ragazza di 17 anni ha ucciso sua madre

Ragazza di 17 anni ha ucciso sua madre a causa dei social. L’ultimo litigio con la madre la sera prima. La figlia di 17 anni, ha trascorso tutta la notte a pensare a quell’ennesimo rimprovero, dovuto al suo continuo chattare sui social che l’avevano allontanata dai libri di scuola. La madre per costringerla a studiare le aveva sequestrato il telefonino e proibito di utilizzare il computer. All’alba del 25 maggio scorso, approfittando dell’assenza del padre, Luigi, agente della polizia ferroviaria, la ragazzina, probabilmente per vendicarsi dei continui richiami, aveva preso la pistola d’ordinanza del genitore e aveva fatto fuoco contro la madre, Patrizia Crivellaro, 45 anni, infermiera alla clinica Anya di Melito Porto Salvo. Un solo colpo sparato alla nuca.

La ragazza di 17 anni che ha ucciso la madre, secondo quanto saputo, era rimproverata frequentemente per il cattivo andamento a scuola e, alla fine, per punizione la genitrice le aveva vietato l’utilizzo del computer e del telefono cellulare.
La figlia, una studentessa di 17 anni di Melito Porto Salvo, si è vendicata uccidendo la madre con un colpo di pistola in testa.


Il delitto risale a maggio scorso ma la minorenne è stata arrestata ieri dai carabinieri, che hanno eseguito una ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip del tribunale dei minorenni di Reggio Calabria.

Poco prima che la figlia terminasse l’anno scolastico, la donna, si era fortemente preoccupata per il rendimento della ragazza.
Dopo aver rimproverato per l’ennesima volta la figlia, aveva deciso di vietarle categoricamente l’utilizzo del cellulare e soprattutto del computer, con il quale la ragazza passava molto tempo collegata ai social network.

I rimproveri e la privazione del cellulare e del computer, secondo quanto hanno ricostruito i carabinieri, hanno portato la studentessa ad organizzare meticolosamente l’omicidio della madre.


Il 25 maggio scorso la studentessa era da sola in casa con la madre. Mentre la donna stava riposando, la figlia, con la pistola detenuta legalmente dal padre, le spara un colpo di pistola alla tempia.

Dopo il delitto la ragazza chiama lo zio
materno per chiedere aiuto e racconta che la madre è stata uccisa da un misterioso killer “alto due metri”.
La ragazza però viene sentita ripetutamente dai carabinieri i quali riscontrano una serie di incongruenze nel suo racconto.

Inizialmente si era pensato anche ad un suicidio, ma l’ipotesi era stata poi esclusa in seguito ai risultati dell’autopsia.
I carabinieri decidono quindi di intensificare le indagini. Sulle mani della ragazza, attraverso la prova dello stub, vengono trovate evidenti tracce di polvere da sparo.

I carabinieri del Ris di Messina scoprono poi un’impronta del dito indice della studentessa sull’arma del delitto. Una prova ritenuta fondamentale considerato che la ragazza ha sempre negato di avere toccato la pistola.

Tutti gli elementi raccolti e le incongruenze nel racconto fatto dalla studentessa hanno portato all’emissione dell’ordinanza di custodia cautelare. Il Gip ha disposto anche il trasferimento della ragazza in un istituto penitenziario minorile fuori dalla Calabria.

Alla diciassettenne viene contestato il reato di omicidio volontario, aggravato dai motivi abbietti e futili. Secondo il giudice, inoltre, la ragazza ha premeditato l’omicidio della madre, pianificandolo in ogni sua parte.

Nel momento dell’esecuzione, inoltre, secondo gli inquirenti, avrebbe agito con “lucida freddezza”. Anche stamane, quando i carabinieri si sono presentati a casa per arrestarla la diciassettenne é apparsa fredda e disinteressata.

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