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mercoledì 27 Gennaio 2021

Pierre Cardin è morto, è stato un’eccellenza veneta

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Pierre Cardin è morto, è stato un’eccellenza veneta della moda nel mondo. Un genio in questo campo, era figlio di immigrati italiani. Amava le bolle, la geometria e lo spazio.
“Oggi la comunità trevigiana piange un grande protagonista della moda internazionale e un suo cittadino onorario”. Così il sindaco di Treviso Mario Conte.
Nel 1995, il sindaco trevigiano Giancarlo Gentilini gli aveva conferito la cittadinanza onoraria. “Il nostro territorio – prosegue Conte – ha dato i natali a un genio della moda che ha portato l’avanguardia sulle più importanti passerelle. Il suo nome sarà per sempre legato alla nostra città che lo ricorderà sempre con affetto e ammirazione. Porgiamo alla famiglia le nostre più sentite condoglianze”.
Pierre Cardin, stilista italiano “adottato” dalla Francia, era nato a Sant’Andrea di Barbarana, frazione del comune di San Biagio di Callalta, in provincia di Treviso, in Veneto.
Poi, cresciuto in Francia, in terra straniera mosse i primi passi nella moda e crebbe, fino a diventare uno tra i più importanti couturier della seconda metà del Novecento, un gigante della moda e del design che ci ha lasciati martedì 29 dicembre 2020, un anno che non smette di rapire celebrità.
In realtà il cuore di Pietro Costante Cardin, nato il 2 luglio 1922, da una famiglia di facoltosi agricoltori, finiti in povertà dopo la prima guerra mondiale, era rimasto sempre in Italia.
Forse tra tutti i couturier del secolo scorso, nati in Italia e cresciuti in Francia, Cardin è stato quello che ha

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rappresentato al meglio quel mix di stile tra Italia e Francia, motivo determinante del suo successo.
La povertà della sua famiglia diede al giovane Pietro una grande motivazione per la ricerca del riscatto.
La miseria spinse infatti i suoi genitori a trasferirsi in Francia nel 1924 quando aveva solo due anni.
E a soli 14 anni nel 1936, il giovane Pierre, il cui nome italiano, Pietro, era stato francesizzato, cominciò l’apprendistato da un sarto a Saint- Étienne.
Dopo una breve esperienza da Manby, sarto a Vichy, nel 1945 giunse a Parigi lavorando prima da Jeanne Paquin e poi da Elsa Schiaparelli.
Primo sarto della maison Christian Dior durante la sua apertura nel 1947 (dopo essere stato rifiutato da Cristobal Balenciaga) fu partecipe del successo del maestro che inventò il New Look.
Nel 1950 fondò la sua casa di moda, cimentandosi con l’alta moda nel ’53.
Cardin divenne celebre per il suo stile futurista, ispirato alle prime imprese dell’uomo nello spazio.
Preferiva tagli geometrici spesso ignorando le forme femminili.
Amava lo stile unisex e la sperimentazione di linee nuove. Nel 1954 introdusse il bubble dress, l’abito a bolle.
Cardin è stato un antesignano anche nella scelta di nuovi mercati e nel firmare nuove licenze. Nel ’59 fu il primo stilista ad aprire in Giappone un negozio d’alta moda. Sempre in quell’anno fu

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espulso dalla Chambre Syndacale francese, per aver lanciato per primo a Parigi una collezione confezionata per i grandi magazzini Printemps. Ma fu presto reintegrato.
Tuttavia, Cardin è stato membro della Chambre Syndicale de la Haute Couture et du Pret-à-Porter e della Maison du Haute Couture dal 1953 e si dimise dalla Chambre Syndacale nel 1966.
Le sue collezioni dal 1971 sono state mostrate nella sua sede, l’Espace Cardin, a Parigi, prima di allora nel Teatro degli Ambasciatori, vicino all’Ambasciata americana, uno spazio che il couturier ha utilizzato anche per promuovere nuovi talenti artistici, come teatranti o musicisti.
Come molti altri stilisti Cardin decise nel 1994 di mostrare la sua collezione solo ad un ristretto gruppo di clienti selezionati e giornalisti.
Nel 1971 Cardin venne affiancato nella creazione d’abiti dal collega Andrè Oliver, che nel 1987 si assunse la responsabilità delle collezioni d’alta moda, fino alla sua morte nel 1993.
Lo stilista amava la mondanità, il mondo del jet set, così nel 1981 acquistò i celebri ristoranti parigini Maxim’s. In breve tempo aprì filiali a New York, Londra e a Pechino nel 1983 e vi affiancò una catena di hotel.
Tra le licenze della linea Maxim’s c’era anche un’acqua minerale che veniva prelevata ed imbottigliata a Graviserri nel comune di Pratovecchio Stia, provincia di Arezzo.
La passione degli immobili.
Cardin era entrato in possesso delle

rovine di un castello a Lacoste abitato nel passato dal Marchese de Sade.
Dopo aver ristrutturato il sito, lo stilista vi organizzava dei festival teatrali.
Cardin aveva ritrovato le sue radici italiane anche con l’acquisto del palazzo Ca’ Bragadin a Venezia dove risiedeva durante i suoi frequenti soggiorni nella città lagunare (nella calle attigua c’è uno spazio espositivo). Negli anni ’80 aveva acquistato il Palais Bulles (Il palazzo delle bolle) progettato dall’eccentrico architetto Lovag Antti.
Tutto, dal pavimento al soffitto, era riempito da forme sferiche.
Con il suo teatro da 500 posti a sedere, le piscine con vista sul Mar Mediterraneo era spesso luogo di feste ed eventi.
L’interno era arredato con pezzi di design, le Sculptures utilitaires disegnate dallo stesso Cardin, che dal 1977 ha dato vita ad una collezione di mobili eleganti dalle forme sinuose.
Nel golfo di Cannes, a Théoule-sur-Mer, a sud della Francia, quest’opera architettonica nell’ 88 è stata designata dal Ministero della Cultura quale monumento storico.
Anche un docu-film sulla vita di Cardin è stato presentato al Festival del cinema di Venezia nel 2019:




House of Cardin di P. David Ebersole, Todd Hughes.
Un viaggio che esplora in ogni aspetto quello che molti definiscono l’Enigma Cardin, vista la riservatezza dell’uomo, e la capacità dell’artista e uomo d’affari di creare un impero, dal valore che ha superato un miliardo di dollari, innovando nello stile, legando il suo nome a centinaia di prodotti e con una capacità senza uguali di esportare haute couture all’estero.
“Tutto è cominciato con 200mila cappotti rossi venduti negli Usa” rivelava nel biopic, mostrando i capi con cui era riuscito ad affermarsi sui mercati sovietico e cinese già dagli anni ’70.
Cardin “è un imperatore totale” dice nel film Jean-Paul Gautier, intervistato fra gli altri, con Sharon Stone, Naomi Campelle, Philippe Starck.
Sempre nel docufilm la moda e la vita privata, come i grandi amori con Andre’ Oliver (morto nel 1993 di Aids) e Jeanne Moreau.
Nel luglio 2019, anche una mostra monografica dedicata al “gigante della moda” negli Usa, nel Brooklyn Museum.

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