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sabato 27 Novembre 2021

Pfas causano danni neuronali, forse correlati al Parkinson

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I PFAS CAUSANO DANNI NEURONALI, FORSE COINVOLTI NELL’INSORGERE DELLE ANOMALIE DEL SISTEMA NERVOSO CENTRALE E NEL PARKINSON
Studio dell’Università di Padova presentato al convegno “Esposizione a PFAS e manifestazioni cliniche: strategie di intervento sanitario”. Il professor Carlo Foresta: “I PFAS si integrano con le membrane neuronali, il sistema nervoso è a rischio durante la fase dello sviluppo embrionale”. I dati preliminari suggeriscono anche un coinvolgimento delle cellule implicate nel processo degenerativo del Parkinson.

Si è tenuto oggi, 26 marzo, a Padova il convegno “Esposizione a PFAS e manifestazioni cliniche: strategie di intervento sanitario”.
Durante il convegno il professor Carlo Foresta dell’università di Padova (nella foto) ha presentato l’ultimo studio sui Pfas. Uno studio iniziato dalle relazioni tra inquinamento da PFAS e anomalie congenite del sistema nervoso o disturbi comportamentali e neurologici come l’Alzheimer, l’autismo e i disturbi dell’attenzione e iperattività. È stato così indagato se in cellule neuronali di specifiche aree del cervello si riscontrasse un accumulo di PFAS.
In collaborazione con il dipartimento di neuroscienze, nell’ambito del “programma di donazione del corpo alla scienza” coordinato dal professor Raffaele De Caro e dal professor Andrea Porzionato, sono stati effettuati prelievi di diverse aree del tessuto cerebrale. In presenza di significative concentrazioni plasmatiche di PFOA, PFOS e PFHxS sono stati riscontrati importanti segni di accumulo di queste sostanze soprattutto in aree costituite da particolari neuroni detti dopaminergici, come l’ipotalamo.
“I dati preliminari suggeriscono un coinvolgimento delle cellule implicate nel processo degenerativo del Parkinson”, annuncia il professor Angelo Antonini, responsabile dell’Unità Parkinson e Malattie Rare Neurologiche della Clinica Neurologica dell’Università di Padova. “Ancora non sappiamo se i PFAS possono poi determinare un’alterazione nei processi di degradazione della proteina alfa-sinucleina alla base di questa malattia. Tuttavia, confermano una vulnerabilità di questi nuclei cerebrali e che i fattori ambientali insieme al profilo genetico giocano un ruolo importante probabilmente come fattore scatenante nel processo degenerativo”.

Risultati a cui si è giunti dopo uno studio impegnativo che ha coinvolto diversi dipartimenti dell’Università. Per verificare gli effetti biologici di queste sostanze sui neuroni dopaminergici, sono state coltivate in laboratorio cellule staminali neuronali a diversi stadi di differenziamento, fino al neurone dopaminergico maturo. È stato osservato che i PFAS a concentrazioni simili a quelle ritrovate nelle aree cerebrali si integrano con le membrane neuronali, modificandone la struttura e la stabilità. L’effetto dei PFAS è più evidente quanto più precoce è lo stadio di maturazione. Sono in corso studi per determinare quali sono le conseguenze funzionali di queste osservazioni.
“Per la prima volta si è dimostrato che nell’uomo queste sostanze chimiche possono modificare la funzione delle cellule nervose”, commenta il professor Foresta. “Ulteriori studi sono necessari per quantificare le conseguenze sulla salute delle persone. Le osservazioni che dimostrano una maggior sensibilità delle cellule neuronali non ancora mature fanno pensare che gli effetti dei PFAS possano essere più evidenti durante le fasi più sensibili dello sviluppo del sistema nervoso come nell’embrione”.

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Per il resto, durante il convegno on line “Esposizione a PFAS e manifestazioni cliniche: strategie di intervento sanitario” si è parlato dell’inquinamento generale causato dai Pfas, diffuso quasi ovunque. Il motivo è che le principali fonti di esposizione per l’essere umano includono, oltre all’acqua potabile, gli alimenti, la migrazione da pellicole e rivestimenti alimentari, tappeti, abbigliamento, polvere, cera, prodotti cosmetici. Dunque, anche l’inquinamento generale, anche se a basse concentrazioni, è molto diffuso e può determinare un accumulo tale da essere alla base di manifestazioni sanitarie associate, come dimostrato da numerosi studi internazionali. Al convegno hanno partecipato una ventina di studiosi, tra di loro anche Giovanni Rezza, direttore generale della prevenzione del Ministero della salute, e Rosario Rizzuto, rettore dell’Università di Padova. Introdurrà i lavori l’assessore regionale alla Sanità, Manuela Lanzarin.

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