L’outing di Charamsa, sacerdote gay, si staglia sul Bergoglio pensiero?

ultimo aggiornamento: 04/10/2015 ore 17:22

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outing di charamsa e bergoglio pensiero

Papa Francesco, le sue aperture alla base dell’outing di Charamsa, sacerdote gay?

In Vaticano si passa da una grande irritazione a una «tranquilla amarezza».
Charamsa, il sacerdote che ha confessato di essere gay “felice e orgoglioso” al mondo prima che ai suoi superiori, avrebbe dovuto affrontare l’argomento all’interno di quegli uffici prima, e comunicarne gli esiti all’esterno poi. Per rispetto a quell’ambiente a cui aveva aderito, quanto meno. Invece, con queste modalità, è risultata essere una sfida proprio a quell’ambiente.

L’outing di Charamsa, sacerdote che ha detto di essere gay e avere un compagno ha fatto il giro del mondo, come prevedibile.


La risposta di padre Federico Lombardi, concordata parola per parola con la Segreteria di Stato vaticana e diffusa con un bollettino ufficiale in italiano, inglese e spagnolo, fa capire quanto l’intervista al Corriere di Krzysztof Charamsa non sia stata presa bene: «Si deve osservare che — nonostante il rispetto che meritano le vicende e le situazioni personali e le riflessioni su di esse —, la scelta di operare una manifestazione così clamorosa alla vigilia del Sinodo appare molto grave e non responsabile, poiché mira a sottoporre l’assemblea sinodale a una indebita pressione mediatica».

«Certamente monsignor Charamsa non potrà continuare a svolgere i compiti precedenti presso la Congregazione per la dottrina della fede e le università pontificie», ha fatto sapere Lombardi. «Gli altri aspetti della sua situazione sono di competenza del suo ordinario diocesano», il vescovo della sua diocesi in Polonia.
Comunque, i tempi della dichiarazione pubblica (senza neanche aspettare di confidarsi prima con il Papa, come Charamsa ha sostenuto di voler fare), l’ammissione di avere da tempo una relazione, è risultata essere una «manovra di disturbo» su temi che non erano ora in discussione: la definizione di famiglia, il celibato sacerdotale.

E dire che proprio Papa Francesco ha affrontato fin dai primi mesi del suo pontificato un tema delicato come la presenza dei gay nella società e soprattutto nella Chiesa. Lo ha fatto con un’attenzione vera, legata alle persone, alle storie familiari, alle difficoltà e alla complessità dell’omosessualità.
L’apertura di Francesco ha provocato tanti complimenti sinceri ma anche tante “forzature” di chi ha voluto tirarlo da una parte o dall’altra.


Il pensiero di Jorge Bergoglio è stato sempre chiaro, fin dai tempi di Buenos Aires: “L’omosessualità è sempre esistita” ma “non era mai successo nella storia che si cercasse di darle lo stesso status del matrimonio”, anche perché il rischio è quello di danneggiare i bambini”, disse da arcivescovo.
Arrivato al soglio pontificio, Francesco si è poi scontrato quasi subito con quella che è stata definita in Vaticano la “lobby gay”.
In una conversazione privata con alcuni componenti la Confederazione dei Religiosi Latinoamericana e dei Caraibi nel giugno 2013, il nuovo pontefice parlò apertamente di corruzione nella curia romana: “Nella Curia c’è gente santa, santa davvero. Ma esiste anche una corrente di corruzione, anche questa esiste, è vero. Si parla di una lobby gay ed è vero, è lì… Ora bisogna vedere cosa possiamo fare al riguardo”. E che qualche avvicendamento poi ci sia stato a proposito non è proprio da escludere.

Poco più di un mese dopo, il 29 luglio, al ritorno dal suo primo viaggio internazionale a Rio de Janeiro, da Papa Francesco però arriva il chiarimento sulla dimensione personale della questione: la lobby gay non va bene, perché non vanno bene le lobby, ma circa i gay “io non giudico, se è una persona di buona volontà, chi sono io per giudicare?”. “Non ho trovato carte d’identità di gay in Vaticano – aggiunse parlando ai giornalisti a bordo dell’aereo papale – dicono che ce ne sono, credo che si deve distinguere il fatto che è gay dal fatto che fa lobby”. Parole che fecero quasi gridare al miracolo gran parte della comunità omosessuale italiana e mondiale, sorprendendo anche gli esponenti politici più sensibili alla tematica.

Il percorso del pontificato ha continuato ad essere improntato all’attenzione di Bergoglio, non sempre senza scogli e difficoltà: come nel caso del nuovo (e al momento ancora senza “gradimento”) ambasciatore francese in Vaticano, quel Laurent Stefanini diplomatico apprezzato ma che non ha nascosto la sua omosessualità, motivo che per il quale il suo posto è ancora vacante, pare proprio per il no di Francesco, ambasciatore mai insediato, non sostituito e invece difeso strenuamente da Parigi.

Ma è il recente viaggio in Usa che fa comprendere bene come il Papa sia attento a tutti gli aspetti della complessa tematica: da una parte l’incontro top secret con Kim Davis, la controversa funzionaria di una contea del Kentucky finita in prigione per essersi rifiutata di concedere licenze matrimoniali a coppie gay.
Dall’altra, nella stessa occasione a Washington, l’incontro con un gay dichiarato e il suo compagno, vicenda chiarita in un secondo momento da padre Federico Lombardi “Il Sig. Yayo Grassi è un ex alunno argentino, che il Papa aveva già incontrato altre volte in passato, e che aveva chiesto di presentargli sua madre e alcuni amici in occasione della sua permanenza a Washington. Come è noto – ha spiegato il direttore della sala stampa della Santa Sede – il Papa conserva molti rapporti personali motivati pastoralmente con un atteggiamento di gentilezza, di accoglienza e di dialogo”.

“Decifrare” il reale pensiero di Bergoglio non è possibile, a questo punto, non per scarsa chiarezza, ma perchè le idee pulite di base sono filtrate dal momento, dalle tensioni, dalle pressioni, dalle intromissioni, dalle interpretazioni interessate.
L’equazione quindi si complica: il pensiero di Bergoglio, le dichiarazioni di chi vi si insinua, la politica sui gay. Spostare o toccare uno dei termini cambia drasticamente il risultato in un momento così particolarmente delicato.

Redazione

04/10/2015

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