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Nomadland, Leone d’Oro a Venezia: Oscar per miglior film. Quando ci prendiamo davvero

HomeMoviegoer, appunti di uno spettatore cinematografico. Di Giovanni NatoliNomadland, Leone d'Oro a Venezia: Oscar per miglior film. Quando ci prendiamo davvero

Nomadland, vincitore del Leone d’oro 2020 a Venezia; Oscar 2021 miglior film, migliore regia e migliore protagonista. A tutt’oggi in testa alle classifiche del box office.
Nomadland sembra essere davvero un film figlio dei nostri tempi, tra la messa in discussione di certi modelli capitalistici, regia al femminile, alcune incertezze sul come risolversi.
Alle lodi di molti si sono affiancate le critiche di altri.
Per alcuni la Zhao sembra aver offerto un’immagine edulcorata e priva di conflitti di questa nomade per forza, vittima tra le tante della Grande Recessione del 2017, che la regista ha tratto da un libro-inchiesta di Jessica Bruder.
Capacità di uno sguardo attuale sulla realtà o rifugio in un liquido amniotico in cui il film può sembrare voler chiudersi?
Inserito in una rivisitazione dell’estetica malickiana (la regista ammette di essere una grande ammiratrice del regista di “The tree of life”) nel bene come nel male “Nomadland” presenta una visione della realtà contemporanea non così neutra come alcuni pensano.

Seguiamo i pellegrinaggi di Fern (una sempre eccellente Frances McDormand), tra un lavoro temporaneo e l’altro in grandi catene commerciali come in franchising gastronomici; il suo incontro con una comunità nomade, all’interno della quale deve imparare regole di sopravvivenza, l’economia del baratto ma anche il senso della fratellanza e la irrinunciabilità del nomadismo.
E anche l’arte di arrangiarsi in proprio, tra parcheggi notturni in stazioni di servizio, problemi di salute, manutenzione del camper/casa, da tenere come un oracolo, pena la perdita del pur precario tetto Credo alla sincerità della Zhao, credo che il suo indugiare nella magnificenza di paesaggi aspri e liberi sia autentica e ciò arrivi allo spettatore.
Ma credo anche che questo film non sia del tutto maturo. Vedi le musiche di Ludovico Einaudi che come sempre scimmiotta Michael Nyman ed edulcora l’afflato quasi mistico del film.
Credo che forse certo ondeggiare nel limbo da parte di Fern forse sì, sia un po’ troppo conciliante.
Ma che “Nomadland” sia neutrale questo non è completamente vero. Il suo essere “manifesto” risiede nella sua posizione di osservazione, nel mostrare più che proclamare.
La grande insegna “Amazon” dove Fern trova assunzioni a tempo determinato è sufficientemente eloquente nel dichiarare che sono questi i luoghi dove si cerca oggi sopravvivenza economica.
Ma è pur vero che l’abbandono finale della protagonista all’oblio delle forze della natura appare quasi una resa.

Forse questi sono i punti deboli di un film che nelle sue parti migliori seduce e tocca alcune corde che riguardano tutti i “vinti”.
Di contro, appare riuscito l’inserimento di veri attori (oltre alla Mc Dormand troviamo un ottimo David Strathairn) con reali nomadi, al punto che recitazione di alta scuola e documentario diventano un tutt’uno che sta perfettamente in piedi.
Personalmente mi trovo in una via di mezzo tra chi ammira il film perché coinvolto da una sua speciale magia e chi si aspettava una più profonda riflessione a tutto campo su un disastro economico la cui ricaduta continua ancora a farsi sentire e presenta affinità anche con il nostro disagio.
Ma ciò non toglie che almeno una volta valga la pena di essere visto, tra i sì e i forse del risultato.


NOMADLAND
(id. U.S.A. 2020)
regia Chloé Zaho
con: Frances Mc Dormand, David Strathairn


Giovanni Natoli

– Riproduzione vietata –

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Giovanni Natoli
Giornalista e critico cinematografico. Puntuale testimone della Mostra Internazionale del Cinema di Venezia, pubblica le sue recensioni sulla rubrica 'Moviegoer, appunti di uno spettatore cinematografico'.

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