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sabato 23 Gennaio 2021

Nei pericolosi da rimuovere. Signora denuncia all’Adico: all’Ospedale dell’Angelo di Mestre attesa di due anni e mezzo

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Licenziato medico dell'Ospedale dell'Angelo

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Alla faccia della prevenzione, verrebbe da dire. Si parla sovente di controlli e mappatura dei nei potenzialmente pericolosi, dei melanomi, così pericolosi da poter a volte causare la morte, e quando ci si rivolge all’ospedale cittadino si ottiene come risposta di ritornare dopo due anni e mezzo?

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“Due anni e mezzo d’attesa per farsi togliere due nei sospetti all “Angelo”. Insegnante Veneziana costretta a operarsi in Sicilia. E’ questa la Sanità d’eccellenza di cui parla Zaia?”.
Sono le parole risentite di Carlo Garofolini, presidente dell’Adico (Associazione Difesa dei Consumatori con sede a Mestre) a cui la donna si è rivolta per denunciare l’accaduto.

Il fatto.
La donna questo luglio ultimo scorso si trovava in Sicilia nel suo Paese natio. Durante la permanenza nell’isola, ha deciso di effettuare una mappatura dei nei da uno specialista del luogo.
La visita ha evidenziato la presenza di due “macchie” sulla pelle sospette da togliere il prima possibile.

G.V. ha così deciso di attendere il rientro a casa, sperando di potersi far incidere nel mese di settembre.
Una volta tornata nel Veneziano, l’insegnante si è rivolta prima al medico di base, che le ha predisposto l’impegnativa, poi al Cup e poi alla segreteria del reparto di Dermatologia dell’Angelo dove è stata informata che per farsi togliere i nei avrebbe dovuto attendere due anni e mezzo.

Non solo.
All’ospedale mestrino le hanno riferito la necessità di effettuare un’altra visita specialistica, non essendo sufficiente quella già eseguita.

La donna, a questo punto, ha dunque deciso di rivolgersi all’ospedale in cui le avevano diagnosticato il possibile pericolo.
Ha prenotato l’asportazione chirurgica in Sicilia (per poi far analizzare i nei sempre lì) e ha già trovato disponibilità per il mese di ottobre.

“Quanto ci è stato riferito dall’insegnante ha dell’incredibile – commenta Carlo Garofolini, presidente dell’Adico a cui la donna si è rivolta per denunciare l’accaduto -. Sappiamo che il personale medico non ha nessuna colpa visto che già svolge un lavoro straordinario e dato che lavora sotto organico. Chiediamo però al presidente della Regione Zaia se, di fronte a queste vicende, possiamo ancora definire quella veneta una sanità d’eccellenza. La nostra assistita sarà costretta a tornare in Sicilia per farsi togliere i due nei sospetti visto che non intende aspettare due anni e mezzo per farlo. E’ giusto così?”.


La risposta dell’azienda.

L’Asl 3 Serenissima ha pubblicato sulla questione una risposta in cui, in buona sostanza, afferma: la signora ha rifiutato il percorso sanitario nelle nostre strutture, quindi non abbiamo il suo nominativo, ciò significa che non possiamo fare verifiche sul suo caso. Anzi, minacciamo denunce.
Una risposta che lascia oggettivamente perplessi.

Il dettaglio della risposta dell’azienda:
“Il caso, raccontato e presentato in forma anonima, impedisce all’Azienda sanitaria ogni puntuale verifica, né la signora o Adico presentano una prenotazione presso un CUP dell’Azienda sanitaria che certifichi qualsivoglia attesa”.

“La signora, rifiutando la visita preparatoria, non ha inteso nemmeno cominciare il percorso suddetto; è ovviamente libera di rivolgersi al sistema sanitario della sua regione d’origine, se insieme ad Adico ritiene di che si possano trovare là migliore efficacia e migliori garanzie”.

“Lasciano però sconcertati i toni e le modalità di Adico, che non ha effettuato né consentito alcuna verifica preventiva presso l’Azienda sanitaria; e sorprende come un’Associazione che dovrebbe tutelare i consumatori si spinga a costruire, quanto all’efficenza dei diversi sistemi sanitari, classifiche smentite da tutte le rilevazioni nazionali”.

L’asl di Giuseppe Dal Ben poi conferma: “Se sul caso specifico l’Associazione non fornirà gli estremi per supportare le sue affermazioni e consentire ogni verifica, l’Azienda sanitaria è pronta ad agire presso gli organi giudiziari competenti”.

Molto chiaro. Quello che mancherebbe alla risposta, però, è il “dato tecnico”.
L’azienda, pur priva di riscontro del caso specifico, perchè non specifica quali sono i tempi d’attesa per una visita dermatologica?
E, per quanto di conoscenza sulla base dei dati in possesso, quanto tempo passa mediamente dalla visita dermatologica all’asportazione di nei potenzialmente pericolosi?

Con il rispetto dei tempi reali previsti, che calcola anche la considerazione per lo stato d’animo della persona malata che vive questa situazione, questi dati avrebbero sgomberato il campo più e meglio di qualsiasi presa di posizione.

Professionale e tecnica, invece, la delucidazione del medico.

La risposta del dermatologo ospedaliero veneziano.
Il Primario di Dermatologia dell’Ulss 3 Serenissima, Massimo Donini
(Donini, non Donnini, la risposta istituzionale della Asl 3 sbaglia anche il cognome del suo primario…ndr) ,
garantisce che gli Ospedali dell’Ulss 3 forniscono agli utenti le prestazioni necessarie, anche per l’asportazione dei nei, nei tempi consoni.

E’ proprio per garantire la miglior appropriatezza che per accedere all’intervento è obbligatoria una nuova visita: questa è indispensabile in preparazione all’intervento – che è pur sempre un intervento chirurgico – per il buon esito dello stesso; allo stesso tempo, la visita effettuata da uno specialista della struttura che opererà la paziente è necessaria proprio per valutare l’urgenza dell’intervento.
Valutazione che che (?) gli Ospedali del Servizio sanitario regionale non domandano (era forse “demandano”?)
a visite fatte da altri o altrove.

“Solo dopo la visita effettuata dal proprio specialista, la Dermatologia dell’Ulss 3 indica un percorso clinico e un’attesa, intervenendo quando necessario anche in pochi giorni, in collaborazione con le Chirurgie”.

Grazie al dott. Donini, che è conosciuto come ottimo professionista, scrupoloso e preparato, le idee sono più chiare.

Appare verosimile, però, che la cosa possa avere comunque un seguito giudiziario. E chissà che il percorso non possa dire qualcosa di certo sulle liste d’attesa.

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2 persone hanno commentato

  1. Verissimo ci troveremmo senza casa, senza lavoro, non potremmo curarci, ma brinderemo per l’autonomia con il prosecco, chi dobbiamo ringraziare per averci sistemato così bene?

  2. I veneti sono contenti hanno il prosecco UNESCO e avranno l’autonomia, non importa se sono senza casa, senza lavoro, senza sanità, senza nessun diritto. Lega fino alla morte che de sicuro con l’autonomia arriverà presto, si venderanno il sangue un tanto al litro come Renato Pozzetto nel celebre film.

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