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Ricoverato per Covid all’Angelo e poi deceduto. “La catenina d’oro?”, “Smarrita…”

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Ricoverato per Covid all'Angelo e poi morto, negli effetti personali che vengono riconsegnati alla famiglia mancano cose, tra cui la catena d'oro che il parente aveva sempre con sé. L'ospedale risponde: "E' andata smarrita...".

Ricoverato e morto per Covid all’ospedale dell’Angelo di Mestre.
Un destino già così tragico e doloroso che eventuali strascichi idealmente dovrebbero essere risparmiati.
Invece la vicenda ha una conseguenza di nuovo amara.
“Scusate, e la catena d’oro di nostro padre?”, “Non c’è, è andata smarrita…”.
Lo “smarrimento”. Un atto, un momento, in cui si dichiara di aver perso di vista un obiettivo, di non essere a conoscenza della sua destinazione successiva.
Purtroppo, nella consuetudine cinica della società dei nostri giorni, però, significa anche ammettere che un oggetto può essere stato rubato e assegnando l’etichetta si ammette che non si ha nessuna intenzione di cercarne il presunto responsabile.
Quantomeno questo hanno pensato i familiari di M.P. di Mestre, di 88 anni, deceduto per Covid che hanno fatto denuncia.
In quei giorni di malattia, sofferenza e di solitudine, perché la tremenda malattia implicava anche il distacco totale da parenti e conoscenti, all’uomo è stata tolta la catena d’oro con la Croce che rappresentava fermamente la sua fede, tanto da non toglierla mai. Oggetto che poi è andato “smarrito” assieme ad altre cose.
Voci di corridoio ammettono che i casi accaduti sono diversi nei terribili giorni del Covid.
Vero è che durante le ore convulse la principale attenzione è sulla cura del paziente al fine di salvargli la vita, e si può immaginare per questo una minore attenzione sugli effetti personali.
E’ vero anche, però, che gli oggetti in oro, in funzione anche di una possibile restituzione ai parenti nei casi sfortunato di exitus bisognerebbe fare attenzione sul dove vengono riposti. Almeno per quelli. Non sono chiavi, per dire.
I figli del paziente hanno per questo presentato una denuncia ai carabinieri.

L’uomo è purtroppo deceduto il 2 dicembre alle 7 di mattina e i pazienti vengono avvisati, come prassi, per telefono.
Durante la sua degenza è stato trasferito un paio di volte in reparti interni dell’Angelo.
L’unica cosa, alla fine, che viene restituita ai parenti è la fede nuziale. Nessuna traccia della collana d’oro con il Crocifisso che l’uomo non toglieva mai.
Di più: i figli, che vogliono veramente andare in fondo alla vicenda, hanno dichiarato che al telefono l’uomo confermava di averla con sé, finché ha potuto, idealmente aggrappato a quel simbolo di speranza.
Poi l’aggravamento e con esso le telefonate si interrompono.
Avviene il trasferimento al Policlinico, dove la struttura che riceve il malato verbalizza però che il paziente arriva senza alcun effetto personale al di fuori della fede nuziale.

I familiari, prima di procedere, hanno anche inviato una lettera al presidente della Regione Luca Zaia sul fatto ma non hanno ottenuto risposta.
La direzione dell’ospedale ha invece consigliato alla famiglia di fare istanza di risarcimento per un’eventuale copertura assicurativa.
Ma come si fa a quantificare effetti personali di un caro defunto sui quali vi è un immenso valore aggiunto del sentimento di una vita oltre a quello “dell’oro”?

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