I Carabinieri della Stazione di Mirano hanno eseguito nei giorni scorsi una misura cautelare nei confronti di un uomo di 63 anni residente a Santa Maria di Sala, ritenuto responsabile di maltrattamenti nei confronti della moglie convivente. L’ordine, emesso dal gip del Tribunale di Venezia su richiesta della Procura della Repubblica, prevede l’allontanamento dalla casa familiare e il divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa.
Il provvedimento comprende inoltre il divieto di comunicare in qualsiasi forma con la donna e l’applicazione di un dispositivo di controllo elettronico al polso dell’indagato. In alternativa, qualora l’applicazione del braccialetto non ottenesse il consenso o risultasse tecnicamente non praticabile, è previsto il divieto di dimora nel comune di Santa Maria di Sala.
L’indagine è nata da una querela presentata dalla donna nei primi giorni di ottobre. Nella denuncia, la parte offesa ha descritto comportamenti reiterati e continuativi che, secondo quanto riferito ai militari, hanno inciso significativamente sulla sua quotidianità: insulti, atteggiamenti di controllo e umiliazioni rientrano tra gli episodi denunciati.
Tra i fatti segnalati c’è un episodio avvenuto la sera del 7 ottobre, quando, dopo una lite per motivi ritenuti futili, il marito avrebbe sgonfiato le ruote dell’automobile in uso alla moglie e minacciato di darle fuoco. Questo episodio ha contribuito a far progredire le indagini, raccogliendo elementi utili alla ricostruzione complessiva dei presunti maltrattamenti.
I carabinieri hanno svolto le attività investigative incaricate dalla Procura per documentare le condotte contestate. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, le informazioni acquisite hanno reso necessario adottare misure cautelari atte a prevenire il rischio di nuove violazioni e proteggere la persona offesa.
L’adozione di restrizioni personali come l’allontanamento dalla casa familiare e l’obbligo di tenere una distanza stabilita dai luoghi frequentati dalla vittima rientrano tra gli strumenti previsti per interrompere presunti schemi di violenza e controllo. L’eventuale applicazione del braccialetto elettronico è prevista per monitorare il rispetto del divieto di avvicinamento.
L’autorità giudiziaria ha motivato il provvedimento con la necessità di evitare la reiterazione di comportamenti che, secondo gli atti, avrebbero costretto la donna a condurre una vita vessatoria all’interno del proprio ambiente familiare.
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