Lidense denuncia capo dei vigili perché non può fare il bagno. Ma a Lido sono davvero indisciplinati?

ultimo aggiornamento: 06/04/2020 ore 20:07

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Marco Agostini, comandante della Polizia locale di Venezia, è stato denunciato da un residente del Lido. E’ l’interessato stesso a rivelare la cosa.

“Oggi ho appreso che un cittadino del Lido mi ha denunciato alla Procura della Repubblica per abuso d’ufficio per aver impedito, con il nastro bicolore, di accedere alla spiaggia del Lido limitando il suo diritto costituzionale a fare il bagno”.


“Devo dire che sono orgoglioso, come Comandante Generale della Polizia Locale, di aver cercato di impedire che proseguissero comportamenti che portano al fatto che il tasso di infettati da Covid 19 al Lido di Venezia sia significativamente maggiore di quello del Centro Storico e dell’Estuario Nord”, conclude Agostini.

Nei giorni scorsi anche al nostro giornale erano arrivate diverse segnalazioni che riguardavano la ‘voglia di libertà’ dei residenti in isola. Secondo quanto scrivevano i lettori, il lidense, sempre fotografato con una tradizione un po’ snob, ereditata da estrazione sociale elevata, per sua natura mal si sposa con limitazioni e divieti.

Sabato in un supermercato dell’isola sono stati chiamati i carabinieri per un residente che si rifiutava di indossare mascherina e guanti. “Ma i lidensi sono, per natura, un po’ indisciplinati”?


Le segnalazioni dei giorni scorsi a noi raccontavano di passeggiate in Gran Viale come nulla fosse, di persone che vanno a spasso con uno o più cani e fanno comunella tra loro, di bancarelle affollate al mercatino senza minimo rispetto per la distanza di sicurezza. Ed alcuni lettori, più attenti, avevano anche segnalato la stranamente alta percentuale di contagiati in isola quando erano usciti i dati seppur in forma aggregata.

Tornando alla vicenda Agostini-bagnante, il comandante della Polizia locale ha ricevuto sabato sera un avviso dell’esposto a suo carico. Il residente a Lido ha fatto denuncia trovando la chiusura di tutti i cancelli e di tutti i varchi che conducono al mare con tanto di cartelli e nastro delimitante stile “scena del crimine”. D’altro canto, la spiaggia viene ritenuta equiparata ai parchi già chiusi da tempo al pubblico.

Un certo tasso di confusione, va detto, si è però creato nella comprensione delle persone a causa di decreti e ordinanze. Un’uscita per sgranchirsi le gambe entro i 200 metri da casa è concessa? E se entro quel limite ho un ingresso al mare in un momento in cui non c’è nessuno, posso entrarci? Non sono poche le abitazioni che affacciano sulla sabbia o sui Murazzi, come noto, a Lido.

Come al solito, il dibattito è tra il principio – non scritto – precauzionale che vorrebbe tutti a casa sempre e comunque e tra chi cerca nelle pieghe delle regole un aggancio da adattare alla sua esigenza. Ora, nel caso delle spiagge del Lido di Venezia, l’ultima parola ce l’avrà l’autorità giudiziaria.

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