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Libri: La rivalsa delle scimmie, di Aldous Huxley

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Prima de ‘Il Pianeta delle scimmie’, prima di ‘2001 Odissea nello spazio’, c’era Aldous Huxley con la sua visione del mondo futuristica. Attraverso il romanzo ‘La rivalsa delle scimmie’ (Gargoyle 2014, traduzione di Claudio Costanzo) l’autore dimostra già nel 1948, anno di prima pubblicazione del romanzo, di avere una chiara visione del mondo e dell’umanità, destinata a prosciugarsi da sola, ritornando, ciclicamente, alle origini barbare.

Siamo nella Hollywood del 1948 quando Bob Briggs, scrittore e regista, ritrova per puro caso il soggetto scartato per un film ‘La rivalsa delle scimmie’, scritto da un certo William Tallis. Trasformando il libro in una sorta di lettura ad alta voce della sceneggiatura, Huxley ci porta nell’anno 2108 dove l’Africa equatoriale e la Nuova Zelanda sono rimaste le sole terre popolate dopo la Terza guerra mondiale. Le scimmie governano ormai gli uomini, ridotti in schiavitù. Ma una piccola comunità di persone, rese mutanti dalle radiazioni, resiste a Los Angeles. Qui un esploratore catturato, sarà testimone di questa nuova era dell’umanità.

Guardandosi attorno adesso, all’alba del 2014, la previsione di Huxley di un mondo totalmente alla deriva, dominato e posseduto dal ‘Diavolo’, metaforicamente la tecnologia che ci rende schiavi, incapaci di comunicare, che ha scalato i gironi dell’inferno ed è tornato sulla Terra imponendo il suo culto a dispetto di un bene superiore ormai rimasto all’interno di pochi eletti che vengono, però, considerati scarto della società, sembra più che altro un’amara premonizione.

Huxley porta dentro di sé, ancora fresche e sanguinanti, le ferite della Seconda Guerra Mondiale e tutta la disillusione che vive nella sua mente e nel suo cuore. E’ questa, volente o nolente, l’ispirazione per ‘La rivalsa delle scimmie’ in cui l’autore sembra pervaso da un pessimismo storico tanto quanto cosmico.

La storia, come dice lo stesso Huxley in un passaggio del libro, insegna che ‘se vogliamo ottenere la coesione sociale, dobbiamo avere o un nemico esterno o una minoranza oppressa’ e questo riflette in maniera chiara il pensiero dell’autore e dell’esperienza traumatica appena vissuta della guerra.

Un mondo, quello che prevede Huxley, rovinato dalla paura, una paura della tecnologia che ‘mentre eleva il nostro livello di vita, accresce le probabilità di morte violenta’, ma anche di quegli uomini che si impongono, della loro visione del mondo e paura di cambiare, pur procedendo ogni giorno verso un cambiamento catastrofico.

Ma se accettiamo l’esistenza del Diavolo o chi per lui, allora non si può negare che esista anche la luce, la speranza in un mondo migliore, una speranza che si chiama Amore e che vive negli occhi di Poole e della sua amata.

Huxley fa un’analisi innovativa, soprattutto per l’epoca, precursore dei tempi descritti in una partitura elegante ed accattivante sotto forma di soggetto cinematografico. Letteratura alta che coagula in sé richiami alla letteratura, all’arte e alla musica che trovano la loro armonia all’interno della struttura narrativa.

Un uomo, quello presentato dall’autore, che ha deciso di abdicare la sua umanità e credendosi onnipotente retrocede al pari di qualsiasi primate, alienandosi così nella scimmia. E allora l’integrità di noi stessi, come detto, la si può ritrovare solamente nell’amore, nel romanticismo, lì si trova la salvezza del singolo che riscopre la propria coscienza così come la propria moralità.

Un libro intenso, lungimirante che fa riflettere in una prosa che, nonostante gli anni, risulta assolutamente attuale.

[23/04/2014]

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