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Hellas Verona, un fallimento non annunciato... O quasi

Vincere divertendo e convincendo è perfetto, questo sta facendo l’Hellas Verona di Juric. Un due a zero alla Sampdoria (sempre più in crisi), che è stata una dimostrazione di organizzazione di gioco, corsa e intensità.

Erano anni che non si vedeva una squadra scaligera così convincente e divertente, forse l’unica che aveva esaltato così i tifosi era stata quella di Alberto Malesani nella prima parte della stagione 2001/2002. Quella volta finì male, per questioni decisamente extracalcistiche ne pagò le conseguenze la squadra.

I Gialloblu corrono, hanno un centrocampo davvero forte e quando la mediana funziona, solitamente funzionano anche difesa e attacco. Nove punti che potevano essere dodici, le sconfitte con Juventus, Milan e il pareggio con l’Udinese gridano ancora vendetta. Chissà dove sarebbe ora l’Hellas con un attaccante prolifico.

La diatriba Pazzini – Stepinsky non ha ragion d’essere, nessuno dei due è quel bomber da quindici goals che da solo toglie le castagne dal fuoco. Il primo per questioni anagrafiche, il secondo per caratteristiche non è mai stato prolifico. I risultati quindi devono arrivare con il gioco di squadra.
Ciò che impressiona e giustamente rincuora i tifosi, è che finalmente non si incassano goals. Dopo anni (anche quelli vincenti di Mandorlini), di difese colabrodo, ora ci si ritrova con la seconda migliore del campionato.

Cosa potrebbe andare storto? Nulla se si incamerano abbastanza punti per il momento in cui ci sarà il calo di forma.

Inevitabile infatti, che, una squadra che corre così tanto abbia nel proseguo del torneo un calo. Prerogativa quindi, andare con i piedi di piombo e non esaltarsi troppo; in fin dei conti non è stato fatto ancora nulla.

Sbagliato esaltare il difensore Kumbulla con titoloni sui giornali, da evitate paragoni tra Amrabat e Briegel. Sette partite buone non valgono una intera carriera.

Dopo la sosta, ad attendere gli uomini di Juric ci sarà il Napoli di Ancellotti ma la formazione che si ritrova già tagliata fuori dal discorso scudetto. Forte ma non imbattibile.

Due parole vanno in fine spese per il mister, arrivato in riva all’Adige con mille titubanze e nel mare dello scetticismo.

Giustamente i tifosi avrebbero voluto la riconferma di Alfredo Aglietti, l’uomo senza il quale staremmo parlando dell’ennesimo campionato di serie B. Era chiaro però che la dirigenza avesse già un accordo con il tecnico di Spalato, indipendentemente dalla serie.

Certamente il bel campionato cadetto con il Crotone e la serie infinita di esoneri con il Genoa, non erano un grande biglietto da visita. Avevo però predicato calma e ricordato che proprio a Verona, vi furono due esempi di signor nessuno divenuti leggendari: Osvaldo Bagnoli in primis e Cesare Prandelli poi.

Giudicare troppo rapidamente è uno dei difetti del nostro calcio; i tifosi bocciano un calciatore o una intera squadra dopo una sconfitta, le dirigenze cacciano gli allenatori dopo due risultati negativi.

Comprendo benissimo che oramai, in una società frenetica come quella di oggi, dove vige il “tutto e subito”, sia fondamentale vincere.

Quando però si cambia tanto non è facile assimilare nuovi concetti e forse, giocando con meno pressione si avrebbe un calcio migliore.

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