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giovedì 05 Agosto 2021

Grandi navi a Venezia e confusione di idee

HomeGrandi Navi a VeneziaGrandi navi a Venezia e confusione di idee

Grandi navi, accordi e disaccordi, salvaguardia della laguna, lavoro, turismo, crociere, appuntamenti importanti come il convegno Unesco in prossimità, il ritrovo a Venezia dei ministri del G20 e l’estate che avanza con la festa del Redentore.
Gli ipotetici ormeggi a Marghera, previsti per il 5 Luglio sono in forse non solo nella loro attuazione ma negli stessi criteri che ne hanno ispirato l’ipotesi.
Si rinvierà, ma rimane alto e irrinunciabile l’enunciato per il quale gli ambientalisti considerano anche Marghera laguna e che quindi anch’essa debba essere salvaguardata.
Un altalenarsi di decisioni e ripensamenti ha caratterizzato il dibattito dopo le ultime decisioni governative, che alla luce di un’articolata valutazione, hanno indotto il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia a raggiungere Roma, il Governo e i ministeri competenti in materia e il Ministro Renato Brunetta, nominato dal presidente Mario Draghi Commissario di Venezia.
Sembrerebbe, condizionale d’obbligo, che la laguna, il bacino di San Marco saranno gradualmente esonerate dal passaggio delle Grandi navi ma ancora sull’aggettivo ‘grandi’ si dovrà ragionare.
Così come non sono chiari i tempi e

le risoluzioni capaci di armonizzare le esigenze ambientali con quelle dei lavoratori della crocieristica e dell’economia più in generale.
Uno sguardo d’insieme auspicato, sia dal Comitato No Grandi Navi, che dai lavoratori portuali, che in una recente intervista hanno dichiarato: ”Noi non siamo incaponiti ad andare nel canale della Giudecca, anzi anche noi come loro non vogliamo andare alla Giudecca. Purtroppo abbiamo assistito in questi anni alla volatilità della politica. Roma e Venezia non sempre hanno visto le cose nello stesso modo. Noi alla politica chiediamo di darci una valida alternativa. Aspettiamo di vedere le opzioni sul tavolo. Le soluzioni ancora non ci sono. A noi vanno bene gli ‘accosti diffusi’, ci riferiamo a Fusina, Tiv, Vecon e Marghera Nord, che però allo stato sono inadeguati alla crocieristica. Però è l’unico modo per decongestionare la Giudecca”.

Luca Zaia ha preteso chiarezza dal Ministro alle Infrastrutture, ha espresso tutta la sua contrarietà soprattutto per i contraccolpi che avrà la Venezia terminal passeggeri, la società di cui la Regione è azionista tramite Veneto Sviluppo.
Ha ribadito che non si può lasciare la città in questo stato di incertezza. Le navi arriveranno o no? E dove attraccheranno?, a Trieste, a Monfalcone?

Tutti o quasi sono insoddisfatti del decreto governativo che ha garantito il non passaggio delle navi a San Marco e nel canale della Giudecca, mentre si è assistito al contrario, mettendo in crisi e in trambusto la città.

Inoltre, come sostiene il Partito democratico, che pur fa parte di questo Governo, è possibile cambiare il corso delle cose dall’oggi al domani, senza prevenirne gli effetti?
Senza interrogarsi seriamente sul da farsi?

Il deputato veneziano Nicola Pellicani critica il Governo per la stesura di decreti provvisori, nati senza un doveroso rapporto con la città e le sue esigenze.

Nel frattempo, la Regione e il Comune vorrebbero adattare il Canale Vittorio Emanuele, per fare arrivare le navi a San Basilio entrando dalle bocche di porto di Malamocco e non dal Lido, come è successo fino ad ora.
Rimangono i problemi del come si possa adattare il canale, la misura e la quantità delle navi.

E se questa sia la giusta soluzione.

Andreina Corso

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  1. Il terminal crocieristico in una Venezia già al collasso per la pressione turistica è stato un regalo a pochi imprenditori e un danno ed un rischio insostenibile per la città. Gli incidenti recenti hanno dimostrato fuori di ogni dubbio l’insostenibilità di questa situazione (ed è triste che debba essere Le Monde a ricordarcelo), ma le soluzioni proposte sembrano essere le classiche pezze peggiori del buco. Nel migliore dei casi, scavi di nuovi canali ed aumento del traffico nel Canale dei Petroli (con già ben documentati danni alla città ed all’ecosistema lagunare) e, nel peggiore, con costosissimi e paesaggisticamente impattanti (vedi Duferco) porti offshore. Purtroppo sembra che nessuno dei nostri governanti abbia il coraggio di guardare in faccia la realtà: si cerca di procrastinare la pericolosissima situazione attuale inventandosi concorsi di idee utili solo a perder tempo (e dopo un anno di pausa per il covid). A dieci anni dall’incidente della Costa Concordia si sarebbe dovuto invece prendere atto della assoluta incompatibilità tra la città e la laguna con la crocieristica mostruosa e deviare questa in località più idonee (Monfalcone, Trieste) ed altrettanto attraenti per paesaggio, preservando i posti di lavoro con accordi interregionali e potenziando e velocizzando i trasporti tra Venezia e Trieste, con vantaggio per tutti.

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