Festival della Filosofia, 3 giorni a Modena

Annotazioni tematiche.
Tre giornate a Modena per il Festival della Filosofia per ragionare sul significato della parola Ereditare.
Il tema stimolante e costruttivo grazie a filosofi della portata di Umberto Galimberti, Carlo Sini, Massimo Cacciari, Massimo Recalcati e di tanti altri studiosi, ha aperto orizzonti interessanti per la comprensione del vivere oggi, in questo mondo complesso e difficile da analizzare.

Ereditare: storia, memoria, valori, ma anche conflitti ci vengono trasmessi. E noi a nostra volta li consegniamo ai nostri figli. Che farne di quel bagaglio di appartenenze e perché questo tema è così stimolante?
Ognuno di noi è figlio, può non essere padre, madre, ma certamente è figlio, quindi, ci spiegano i filosofi, siamo debitori fin dalla nostra nascita ed è sempre stato così, in ogni epoca e luogo, il fatto di esserci ci impone di esistere. Possediamo un nome proprio che è intraducibile che ci è stato dato dall’altro che ci ha nominato. Abbiamo ereditato il nome che è già un destino.
Noi ereditiamo “quello che gli altri hanno fatto di noi”, nulla è casuale.

Ricevere in eredità il desiderio, significa che ogni essere umano può vivere in ragione dello stesso. La nuova generazione chiede di incarnare il desiderio che diventa forza e ragione per conoscere, crescere, dopo che i genitori lasciano i figli e ”tramontano”, lasciando in eredità nuove albe. Nessuno si fa da sé, ognuno cerca uno stile, un Maestro, un esempio per fare della propria vita un’esistenza di senso.

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Quando parliamo di noi stessi, parliamo anche dell’altro che ci ha generato, che ci mette in rapporto fra passato e futuro in un eterno presente che ci riguarda. A volte può far paura l’ idea che la nostra eredità non ci piaccia, che ciò che siamo o non siamo, altro non è che il frutto di un albero che può dare o non dare frutti.

I filosofi appellano la responsabilità individuale, anche quando sembra impossibile interpretarla, e invocano “il bene” quale aspirazione e dono da lasciare in eredità. Un dono che comunque dovrà essere riconquistato, perché il vero erede è colui che sa generare il nuovo. Le tante e articolate cognizioni filosofiche di questo festival insegnano che la radice impressa nella terra rimane inconoscibile e che non resta che tentare di scegliere la parte migliore fra ciò che abbiamo ereditato. L’analisi storica che ha toccato il vasto campo della cultura greca, romana, l’occidente e l’oriente ha trovato una sua sintesi nella Terra, da valorizzare, da vivere come percezione individuale e collettiva, una Terra che invoca rispetto, da non sfruttare come mezzo, come organismo subalterno al nostro stile di vita.

Ereditare non segna i confini per chi dà e chi riceve, rimane forte l’interrogativo irrisolto di una umanità che stenta a riconoscersi nel passato perché quel che le è stato tramandato è anche ingiustizia, guerra, morte, crudeltà, è anche confusione e cinismo quando mette insieme profughi in cammino, fili spinati, messaggi pubblicitari, disoccupazione e gratta e vinci, fughe e ritorni nei luoghi che il tempo ci assegna.

Andreina Corso

20/09/2015

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