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sabato 27 Novembre 2021

Donne, la dignità violata

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Donne, la dignità violata
Continua la mia riflessione sul concetto di dignità umana, entrando questa volta nella specificità della condizione femminile nel mondo.

L’oltraggio alla dignità della donna può manifestarsi in svariate forme, a partire dalle più nascoste ma estremamente subdole e perverse, quali il maltrattamento psicologico ed economico e la violenza verbale; forme, queste, estremamente difficili da dimostrare e sostenere perché attuate con lo scopo di distruggere psicologicamente la donna ed isolarla.

Da questo genere di maltrattamento si passa ad altre forme di violenza quali la violenza domestica, lo stupro, le molestie sessuali, le mutilazioni genitali femminili, i matrimoni forzati, lo sfruttamento della prostituzione, i delitti commessi in nome di un presunto “onore”. In tutte queste situazioni la dignità della donna viene crudelmente lesa.

Spesso le donne si trovano a dover subire, costrette con la forza o con minacce verbali, vari tipi di pratiche sessuali, degradanti e volte a collocarle in una posizione di sudditanza, quasi a considerarle come oggetti invece che come esseri umani.

L’elemento che accomuna ogni atto di violenza è il rifiuto dell’individualità femminile, a cui non viene riconosciuta la possibilità di scegliere liberamente come agire nella propria vita, quando e se accettare di avere un rapporto sessuale e infine la sua indipendenza professionale ed economica.

Gli uomini spesso faticosamente accettano questa indipendenza delle donne. È chiaro ormai che il problema della violenza di genere investe diversi livelli, socioculturale, storico, istituzionale e psicologico, provocando conseguenze in ciascuna di queste dimensioni.

Il dilagare dei soprusi nei confronti delle donne non si ferma, nemmeno in Occidente, dove si è giunti oramai ad un alto livello di civilizzazione. Riconoscere l’altro come diverso da sé e accoglierlo in tutta la sua alterità, è il punto cruciale, difficile da districare. Questo fenomeno deve risvegliare l’intera società, mettendo fine al sottile gioco perverso che vede la donna come principale bersaglio di ogni possibile violenza o umiliazione. È responsabilità dell’intera società offrire alle donne gli aiuti e gli strumenti per poter denunciare la violenza proteggendo comunque se stesse e i propri figli.

È possibile riprendersi la dignità di essere umani? È possibile e necessario farlo sia in quanto uomini che in quanto donne, perché trovarsi dalla parte di chi aggredisce significa essere comunque in una posizione di persona che ha perduto la propria dignità, violando e offendendo un altro essere umano.

Così come trovarsi nella posizione di vittima non può essere una condizione che perdura per tutta la vita ma ogni donna deve avere la possibilità di uscirne e di non predisporsi a diventarlo. È importante quindi promuovere un’educazione che miri a liberare uomini e donne dagli stereotipi loro attribuiti, insegnando alle donne a riconoscere i primi segnali di violenza e a condividerli, prima ancora che a denunciarli, al fine di trovare in se stesse la forza di venire fuori da una condizione di abuso.

Comprendere il motivo per cui si permette all’altro di ledere la nostra dignità significa anche trovare una via di uscita per poterla recuperare. Imparare a proteggersi è il primo importante fattore per evitare di cadere nella trappola di chi vuole distruggere la nostra dignità.

Per poter prevenire comportamenti aggressivi e violenti è utile conoscere anche le forme più sottili, ma non meno pericolose, di violenza, ossia la violenza morale e psicologica, che costituiscono le radici della violenza fisica e sessuale, al fine di sviluppare, in particolar modo nei giovani, una sensibilità alla violenza che permetta di identificarla e rifiutarla.

Occorre un’educazione che miri a governare la naturale aggressività umana non convertendola in violenza. È necessario condurre donne e uomini ad avere una migliore percezione di se stessi, che vada oltre l’opposizione tra i sessi e che sia finalizzata ad abbattere il binomio dominio/sottomissione in favore di un’educazione al rispetto per l’altro.

La nostra società è gestita prevalentemente da uomini dominanti che si oppongono alle categorie più deboli, tra cui le donne. Questo modello di uomo conquistatore viene presentato ai giovani attraverso i media e viene portato all’estremo nella pornografia che, promuovendo il legame tra aggressività e piacere sessuale, spingono gli uomini al disprezzo per le donne trattandole senza rispetto.

Lo stupro, l’atto aggressivo peggiore che possa subire una donna, è un crimine che combina sesso e forza, che trasforma il sesso nell’arma con cui viene compiuto l’atto di violenza; è un crimine che riguarda il potere, la conquista, il disprezzo, l’espressione di un diritto egoistico.

Attraverso questo atto di violenza l’uomo rivendica un diritto di potere e di forza che è un modello decisamente contaminato di maschilità.

Ultimamente viene data troppa visibilità all’immagine dell’uomo negativo e violento e questo non aiuta alla creazione di nuovi valori. Il lavoro educativo da svolgere dovrebbe essere centrato sui ruoli attribuiti alle donne e agli uomini nella società e sulla complessità della dinamica relazionale tra i due sessi, sensibilizzando così i giovani su questo tema così importante.

Dott.ssa Chiara Francesconi
(Potete contattarmi all’indirizzo e-mail [email protected] oppure attraverso la mia pagina Facebook www.facebook.com/dott.ssachiarafrancesconi)

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dott.ssa Chiara Francesconi
Psicologa clinica, si occupa di sostegno individuale e alla coppia, consulenza ai genitori. Organizza corsi di formazione e informazione in ambito psicologico.

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