Dall’Italia. Ha tentato di uccidere la ex due volte, ora è libero. “Questa volta ce la farà”

ultimo aggiornamento: 13/09/2019 ore 16:40

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Dall'Italia. Ha tentato di uccidere la ex due volte, ora è libero. "Questa volta ce la farà"

“Ha tentato di assassinarmi due volte, ora è libero: mi aspetto di essere uccisa da un momento all’altro. La mia vita è finita”.

Due tentativi di omicidio verso la donna che aveva chiuso la relazione, il secondo – è questo è clamoroso – organizzato addirittura in stato di detenzione, pianificando il tutto e pagando il compagno di cella. Ciò nonostante, dalla condanna precedente è uscito anticipatamente “per buona condotta”.

La storia raccontata da La Nuova oggi in edicola è estremamente inquietante.

Nell’articolo a firma di Niccolò Zancanferrara tutti i pericoli e le incongruenze di un sistema che, nonostante anche recenti provvedimenti, sembra non tutelare sufficientemente le donne esposte al rischio di femminicidio.

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Sopravvissuta due volte al suo ex
«È tornato libero, ora mi ucciderà»

Il suo nome è Lucia (il nome completo è riportato sul quotidiano) e forse sarà lei la prossima donna uccisa da un uomo.

«Non so quanti giorni mi restano, se qualche ora o qualche mese. Aspetto come una malata terminale. Mi manca il futuro, vivo senza la possibilità di condividere il tempo con gli altri esseri umani. Avevo fatto costruire questo porticato davanti a casa, perché ci tenevo tanto a cenare fuori con gli amici nelle sere d’estate, e invece…».

Allarmi perimetrali. Telecamere puntate. Porte e finestre blindate. «Giro con lo spray al peperoncino attaccato al collo, esco con gli occhiali scuri per paura che mi venga lanciato addosso dell’acido. Ogni volta che vado da qualche parte devo chiamare con un’ora di anticipo i carabinieri. Loro mi seguono sempre, per quanto gli è possibile. Voglio ringraziarli con tutto il cuore per ciò che stanno facendo».

Già due volte la signora Lucia doveva essere morta. Ma adesso l’uomo che ha provato ad ucciderla con le sue mani, l’uomo che mentre era in carcere ha pagato venticinquemila euro più un trattore e un’auto, perché qualcun altro facesse il lavoro al posto suo, adesso quell’uomo è tornato in libertà.

Vive nella Bassa a quattro chilometri dalla cascina con il cancello blindato, il porticato sgombro e le finestre tutte chiuse. Non può avvicinarsi. È ritenuto pericoloso. Ma è stato prosciolto dal secondo tentato omicidio. Perché, c’è scritto nella sentenza, secondo l’articolo 115 del codice penale: «Il fatto è stato ricondotto non già nella figura del tentato omicidio, bensì del “quasi delitto”». Quasi.

Eppure… È stato provato che lui volesse ammazzarla ancora. Sì, ha pagato il compagno di cella, un bulgaro di nome Radev S. D., perché organizzasse l’omicidio.

Sì, è stato intercettato mentre diceva al bulgaro frasi come questa: «Io spero che lo facciano proprio bene, bene che non si trova proprio più…». Sì, ha istigato all’omicidio. Ha desiderato l’omicidio. Ha pagato per l’omicidio. Ma mancano i passaggi successivi: «Non ci sono stati atti preparatori…».

Lucia … (l’articolo completo su La Nuova oggi in edicola).

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