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lunedì 26 Luglio 2021

Covid, un anno dal primo lockdown ma non ne siamo fuori

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A quasi un anno dal primo lockdown, l’Italia rischia di non aver fatto tanta strada.
Sabato è entrato in vigore il nuovo Dpcm, il primo dell’era Draghi, ma dal Cts arriva, forte, la richiesta di innalzare le misure, in particolare nelle aree dove vengono chiuse le scuole.
Nella nuova circolare, il Viminale annuncia la stretta sulle zone della movida, in particolare nei festivi e prefestivi, i giorni immediatamente precedenti al ‘passaggio’ di colore nelle regioni.
L’elevata diffusione delle varianti, dunque (a Varese è stata scoperta un’altra variante “rarissima”), spaventa l’Italia con l’inevitabile pressione sul sistema sanitario, in particolare in alcune regioni, come la Campania e il Piemonte.
Sabato, per il quarto giorno consecutivo, è stata superata la soglia dei 20 mila nuovi casi giornalieri, e il numero delle vittime sfiora il triste bilancio dei 100 mila morti.
Il nuovo Dpcm del premier Mario Draghi conferma di fatto l’impianto dei precedenti provvedimenti fino al 6 aprile e affida ai presidenti di Regione la possibilità di sospendere l’attività scolastica nelle aree più a rischio, come quelle

in cui vengano registrati più di 250 contagi ogni 100 mila abitanti.
Resta in vigore anche lo stop agli spostamenti tra regioni, esteso fino al 27 marzo.
Un’eccezione, come spiega il Viminale, riguarda la partecipazione a manifestazioni che si svolgono in un’unica città. Per farlo bisognerà comunque avere con sé l’autocertificazione.
Non è escluso, tuttavia, che il divieto di spostamento venga prolungato almeno fino a Pasqua, facendo seguito così anche alle raccomandazioni degli scienziati.
Il Comitato Tecnico Scientifico, infatti, ha espresso “grande preoccupazione” per l’evoluzione della pandemia richiedendo l'”innalzamento delle misure su tutto il territorio nazionale” e la “riduzione delle interazioni fisiche e della mobilità”.
Nessun lockdown richiesto, ma un incremento delle restrizioni, appunto, che potrebbero coinvolgere altri servizi, come i centri commerciali, nelle aree dove viene stabilito lo stop alla didattica in presenza.
Alla luce delle raccomandazioni, non è escluso che si possa tornare alle restrizioni di Natale,

con limitazioni nel weekend e l’anticipo del coprifuoco, attualmente in vigore dalle 22 alle 5 del mattino.
Intanto da lunedì saranno sempre meno gli studenti che potranno seguire in presenza le lezioni.
Le regioni varano aree rosse in ordine sparso, chiudendo città o province.
La Liguria ha annunciato la didattica a distanza per tutte le scuole superiori, mentre la Calabria ha chiuso tutti gli istituti di ogni ordine e grado.
Possibili restrizioni nelle province di Bari e Taranto e stop in 40 comuni della Toscana.
Sono solo alcuni esempi di quello che avverrà dall’8 marzo, quando entreranno in vigore le nuove zone: in rosso Campania, Basilicata e Molise, in giallo Liguria, Lazio, Calabria, Puglia, Sicilia e Valle D’Aosta mentre tutte le altre regioni saranno arancioni.
Finiranno in zona rossa, invece, Frosinone e provincia e i comuni della Romagna.
Per la prima volta, invece,

una regione – la Sardegna – sta sperimentando il bianco. Per questo il governatore, Christian Solinas, ha disposto test obbligatori per chiunque voglia raggiungere l’Isola. “Dobbiamo difendere gli importanti risultati raggiunti con grande sacrificio”.
Intanto episodi di assembramenti e feste illegali continuano ad essere segnalati in tutta Italia. Festa con 20 persone in un b&b in pieno centro a Roma, party studenteschi a Bologna e folla in strada nel Gargano in Puglia. Sempre nella Capitale, nei principali luoghi della movida – da San Lorenzo a Ponte Milvio, a Trastevere – sono scattate chiusure temporanee, necessarie a sciogliere gli assembramenti e far defluire le persone.
Diverse le multe contestate.
Il bilancio del Viminale dice che solo ieri sono state controllate in tutta Italia oltre 100 mila persone, con 1.400 sanzioni e 23 denunce, oltre alla chiusura di 33 locali.

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