Coronavirus Venezia: +18 in 24 ore. L’esperto: l’età è cruciale

ultimo aggiornamento: 25/08/2020 ore 06:54

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Coronavirus Venezia: +18 in 24 ore. L'esperto: l'età è cruciale

Coronavirus a Venezia e provincia che segue l’andamento nazionale di crescita con 18 nuovi casi registrati nelle ultime 24 ore.

Sono 274 gli ‘attualmente positivi’ nel veneziano.


Nessun decesso.

11 le persone ricoverate a Dolo e 1 all’Ospedale dell’Angelo di Mestre.
(Il numero degli attualmente ricoverati per causa Covid all’ingresso sarebbe in realtà più alto ma l’autorità sanitaria ha deciso che non devono più essere contate le persone che si ‘negativizzano’ durante il ricovero sebbene ancora degenti).

L’ESPERTO
Il coronavirus responsabile della pandemia è sempre lo stesso dei tempi del lockdown e il caldo non lo ha indebolito affatto, come dimostrano anche le situazioni in California e in Florida; l’unica grande differenza rispetto ad allora è che sappiamo come riconoscerlo, per esempio identificando tanti casi in giovani asintomatici, e sappiamo come tutelarci.


“Il virus è lo stesso di prima, fino a prova contraria”, dice all’ANSA il fisico Enzo Marinari, dell’Università Sapienza di Roma, che sta seguendo l’evoluzione della pandemia di Covid-19 fin dagli inizi.

“Anche all’esordio della pandemia c’erano i casi asintomatici, ma non lo sapevamo”, osserva. “Quello che stiamo vedendo adesso è che la letalità del virus Sars-Cov-2 dipende drammaticamente dall’età del malato: è un fenomeno particolare e scientificamente assodato. Stiamo vedendo che i pazienti hanno un’età diversa rispetto ai casi che vedevamo in marzo. E’ evidente che, finché le cose resteranno così, ci aspettiamo una letalità più bassa”.

Quanto vediamo ora, prosegue, “è che i giovani sono contagiosi, altrimenti non saremmo arrivati ai numeri di questi giorni”.

E’ comunque prematuro trarre conclusioni e dire che i giovani non si ammalano perché, osserva Marinari, “questo virus non è ancora ben capito dal punto di vista clinico; ci sono evidenze che può causa danni gravi anche nei giovani e provocare problemi che potrebbero manifestarsi a distanza di tempo”.

Un altro elemento nuovo rispetto ai giorni del lockdown è che il tempo che trascorre dal contagio al ricovero si sta allungando, passando da due a tre settimane. Per questo “è possibile che ai primi di settembre cominceremo a vedere come stanno le cose: è una situazione che richiede una grande attenzione”, osserva.

E’ anche possibile che “ci sarà un momento in cui il virus trasmesso dagli asintomatici sarà così presente da colpire le persone a rischio”.

Nel frattempo, il fatto che adesso i giovani si stiano ammalando “pone il problema delle infezioni in famiglia. Bisogna considerare che i genitori intorno a 55 anni sono persone a rischio e che, se non adottano precauzioni, l’infezione è probabile”.

Per esempio, “in alcune situazioni a rischio, come quelle di chi rientra dalla Sardegna, sarebbe opportuno tenere in casa un comportamento in stile quarantena”.

Quanto alle dimensioni attuali del fenomeno degli asintomatici, “i test fatti adesso riguardano una certa percentuale della popolazione e questo suggerisce che i positivi possano essere molto più numerosi”.

Tuttavia, osserva Marinari, “è ancora difficile capire se ci troviamo davanti alla seconda ondata della pandemia. I numeri mostrano chiaramente una nuova crescita, ma è presto per capire dove si andrà a finire. La cosa fondamentale non è fare previsioni, ma dare indicazioni su come agire perché dalle nostre azioni dipenderà l’andamento della situazione in futuro. I dati che vediamo invitano a una grande prudenza ed essere prudenti saprà aiutarci”.

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