Coronavirus, Veneto e Venezia: anche bambini ricoverati. La realtà di cui nessuno parla

ultimo aggiornamento: 27/03/2020 ore 15:19

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Coronavirus: a sfogliare questa mattina i dati del Veneto e di Venezia e provincia, si scopre che c’è una realtà finora trascurata: anche i bambini vengono contagiati, anche loro si ammalano e anche loro, purtroppo, possono finire ricoverati. Nessuno ne parla, magari evidenziando che i più a rischio sono gli ottuagenari. Regola senz’altro vera ma non più assoluta dato che a Mestre risulta un altro deceduto di 61 anni dall’ultimo bollettino.

CORONAVIRUS NEI BAMBINI DEL VENETO
In Veneto sono 132 i minori risultati contagiati dall’inizio dell’epidemia.
125, tra bambini e ragazzi, è la cifra dei giovanissimi positivi oggi.
Spulciando tra i numeri si scopre che 6 di loro sono ricoverati.
La statistica non ci da ulteriore approfondimento sulla distinzione per età, quindi i dati esaminati vanno ritenuti relativi alla fascia d’età che va a zero a 17 anni.
119 bambini-o-ragazzi si trovano in isolamento domiciliare, mentre 7 sono stati dimessi dagli ospedali.
La statistica non ci da ulteriore approfondimento sulla distinzione per età, come dicevamo, ma un dato significativo lo si può scoprire: risulta che ben 42 di loro ha meno di cinque anni.
In Veneto la fascia d’età più colpita è quella dei diciassettenni che conta 20 casi.
Sono invece 9 i piccoli che non hanno ancora compiuto il primo anno di vita.


CORONAVIRUS NEI BAMBINI NEL VENEZIANO
I numeri, in leggero aumento, dicono che in totale sono 21 i minorenni della provincia di Venezia contagiati.
Tra loro, ci sono 3 bambini tra 0 e 3 anni ricoverati.
(categoria “virus cinese”)

CORONAVIRUS NEI BAMBINI AREA ULSS 3 SERENISSIMA
Nel territorio di competenza dell’Ulss 3 Serenissima ci sono 18 minori contagiati.
La distribuzione delle età vede: 1 bambino di 1 anno, 1 di 2 anni, 3 di 3 anni, 1 di 4 anni, 1 di 8 anni, 1 di 10 anni, 1 di 12 anni, 2 di 14 anni, 2 di 15 anni, 1 di 16 anni, 1 di 17.
3 neonati sono invece, purtroppo, ricoverati.

LA DIFFUSIONE DEL CORONAVIRUS
I principi iniziali su cui si fondava la convinzione che i bambini non si ammalassero perché immuni va oggi smentita con decisione. Così come oggi vacilla il principio secondo cui il virus non può passare dalla madre incinta al nascituro. La convinzione non è più così solida ed ora si ritiene che saranno necessari ulteriori approfondimenti nel merito.


Le uniche certezze su cui possiamo contare di sicuro oggi sono le regole per non mettere a repentaglio la salute propria e dei propri figli. Occorre stare a casa come regola primaria, uscendo quando proprio è assolutamente indispensabile. Lo stesso va imposto ai figli: non vale mandare il piccolo a giocare con l’amichetto coetaneo al piano di sopra perché si annoia troppo e non sa cosa fare, così non è stare a casa. La base su cui fonda la precauzione è quella dell’isolamento sociale: non si può e non ci si deve avvicinare a nessun altro finché non sarà finita l’emergenza.

Anche perché i giovanissimi possono facilmente essere soggetti asintomatici: è sbagliato ritenere che un altro bambino o ragazzo sia sano perché non se ne ravvedono sintomi. Ancora più attenzione dovranno prestare le donne incinte, rispettando le regole in maniera ferrea.

Senz’altro più difficile far passare il messaggio in adolescenti e giovani, tendenti per natura alla socializzazione e all’aggregazione sociale. La naturale incoscienza e il senso di dominanza potrebbe spingere alla scappatella per vedere gli amici, magari dietro casa, magari per uno spritz o una sigaretta in un garage, o magari per fare un po’ di sport di nascosto. Sono i comportamenti che fanno sfuggire alle regole, ma che poi non sfuggono alle statistiche.

(foto da archivio datata precedentemente a febbraio 2020)

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