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Coronavirus: test dai medici di base da oggi in Veneto. Come funziona

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Coronavirus: test dai medici di base da oggi. Per i casi sospetti in Veneto tamponi/test rapidi con l’entrata in gioco in maniera ancora più impegnativa dei medici di base. “Vivamente raccomandati”, per così dire, di eseguire le disposizioni regionali (che prevedono anche sanzioni per chi rifiuta) i medici di famiglia sono da oggi a disposizione per l’esecuzione dei test (rapidi) per la ricerca del coronavirus.

I medici di base non potranno esimersi o rifiutarsi e il costo di ogni test sostenuto sarà a carico dello Stato, non del paziente a cui nulla sarà chiesto. Tutta la procedura prevede anche uno snellimento per le segnalazioni di eventuali positivi alle strutture sanitarie incaricate di seguire l’evoluzione della pandemia con tracciamenti e simili.

Tutta la nuova procedura è contenuta nella nuova ordinanza regionale che è valida da subito in Veneto ed avrà valore fino al 24 novembre.
La nuova strada in termine di prevenzione e risposte certe ai cittadini ha la non nascosta intenzione di alleggerire dalla mole di richieste i ben noti «punti covid» che sono, con i numeri in costante aumento, sempre più in affanno e in difficoltà a rispondere alle sempre più numerose richieste di privati accertamenti.

Sono 3.150 i medici di base in Veneto e – verosimilmente – entro lunedì avranno tutti ricevuti i dispositivi di protezione adeguati ed una fornitura per eseguire migliaia di tamponi ognuno.

Diventa così molto più snello e agevolato il percorso del paziente che ha il sospetto di essere contagiato.
Per contro, si complica il lavoro dei medici che dovranno anche – formalmente – sostituirsi al servizio di ‘Igiene Pubblica’.
In caso di positività, infatti, il medico di base dovrà anche provvedere all’inserimento dei dati all’interno del database regionale, all’inserimento dei dati nelle App pubbliche (“Immuni” o simili), alle comunicazioni previste a Sisp e Inps, e ad applicare il provvedimento ‘legale’ della quarantena come vero e proprio ‘Ufficiale sanitario’.

Cosa fa un paziente che sospetta di aver contratto il coronavirus?
Come detto, invece, per il malato-paziente il percorso si è invece alleggerito e semplificato.
Cosa fa una persona che pensa di aver contratto il virus?
Il paziente si rivolge telefonicamente al proprio medico di base.
Il dottore effettuerà una visita/intervista ‘simil-triage’ telefonica con cui stabilirà se vi sono i presupposti per effettuare il tampone rapido.
A quel punto il medico disporrà l’esecuzione del test rapido nel luogo che reputerà più opportuno (ambulatorio, altri centri autorizzati, ecc).

Se il tampone è positivo?
Se il test darà esito positivo il medico, come visto sopra, avrà l’onere di tutte le comunicazioni previste mentre emetterà, con valore legale, le disposizioni per la quarantena.
Non è ancora chiaro se a questo punto il paziente venga preso in carico dai servizi territoriali, magari per l’esecuzione del ‘tampone molecolare’ che a volte può dare un risultato differente dal ‘test rapido’, oppure se

la procedura venga ritenuta così completata, con successivo monitoraggio del medico di base del paziente fino a guarigione. Essendo l’intera procedura una novità di queste ore i dettagli saranno più chiari tra poco.

E i medici di base che effettuano i test/tamponi che vantaggi hanno?

I medici ‘di famiglia’ avranno un ulteriore appesantimento delle procedure assistenziali che saranno – nelle intenzioni – mitigate dai termini economici dell’accordo:
18 euro per ogni tampone rapido effettuato all’interno del proprio ambulatorio;
12 euro se invece l’esecuzione del test avverrà al di fuori dal proprio ambulatorio;
Risulta inoltre anche un contributo attorno ai 5 euro se il medico reputerà di farsi assistere da una figura infermieristica.

Il paziente non deve pagare il test del tampone rapido.
In ogni caso è stato più volte ribadito che nessun costo sarà a carico del paziente-utente-fruitore-assistito.
Il costo dell’operazione, e il relativo compenso per il medico di base,

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è completamente a carico del SSN e la retribuzione per tale attività verrà attribuita ai medici attraverso la compensazione regionale.

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