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Borse, vestiti e accessori Louis Vuitton, Gucci e Prada nei negozi secondari di Mestre, ma è tutta paccottiglia cinese

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I Carabinieri hanno scoperto un vero e proprio guardaroba di vestiti con marchi contraffatti. La merce, in realtà di fabbricazione a basso costo cinese, veniva venduta tramite intermediari e su richiesta dei clienti di botteghe del centro.

Le due “trafficanti” principali sono state scoperte domenica dai Carabinieri di Mirano, e le indagini hanno gettato luce su un traffico sottotraccia e di difficile investigazione.

La fonte è proprio quella classica, che anche di recente ha fatto cronaca per motivi molto tragici, e cioè i laboratori manifatturieri di Prato e tutto il loro indotto.

La destinazione finale invece sono le botteghe di seconda fila del centro di Mestre, che vendevano prodotti assolutamente falsi – sia per fattura che per i loghi famosi presenti in bella vista – a basso costo ad ignari clienti.

Recuperati vari borsoni pieni di vestiti ed accessori di dubbia provenienza, probabilmente ricettati, che presentavano inoltre marchi e rifiniture del tutto simili a quelle di famose e griffate case di produzione del settore.

Dopo una sapiente e certosina opera di indagine da parte dei carabinieri, è scattato l’intervento, con relativa sorpresa per gli interessati, pronti a perfezionare l’ultimo passaggio di merce.

Nell’abitazione della donna che stava per cedere i prodotti erano presenti numerosi indumenti, le cui fattezze sono penalmente rilevanti, appunto per la falsità e la mendacità dei segni apposti, a tutela non solo del copyright, ma anche dell’affidamento dei possibili acquirenti che possono essere tratti in inganno dall’accuratezza della falsificazione.

Altri ne sono stati trovati a casa dell’acquirente e anche nei magazzini del destinatario finale per le proprie attività di commercio al dettaglio; il tutto è stato sottoposto a sequestro, per le successive operazioni di verifica.

Per le due donne coinvolte, il possessore della merce e l’acquirente, entrambe italiane di 52 anni, è scattata la denuncia in stato di libertà rispettivamente per introduzione e commercio di merce falsificata e ricettazione, mentre la seconda è ritenuta responsabile di “incauto acquisto”.

Sono in corso ulteriori accertamenti per approfondire l’investigazione del mercato parallelo appena scoperto.

Redazione

[16/12/2013]

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