“I bar non sono postacci”. Il punto di vista del dipendente: “Punire gli assembramenti, ma così crolla tutto”

ultima modifica: 02/11/2020 ore 06:31

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Coronavirus: "Assembramenti anche a Venezia come niente fosse". Lettere al giornale

In risposta alla lettera: “Assembramenti anche a Venezia come niente fosse” del 19 ottobre 2020.


Gentile Elena, capisco il suo ragionamento ma non lo condivido nella parte finale.
Ho sempre lavorato come stagionale tranne quest’anno in cui sono riuscito a raccimolare solo qualcosa in 3 mesi con 4 contratti.
Mi fa male sentirle dire: “l’unica cosa che sembra contare davvero è che i bar stiano aperti affinché possano guadagnare? Ma che si dia loro un indennizzo risarcitorio e che si spieghi ai clienti che si può vivere anche senza andare a bere per bar!”.

I bar i ristoranti i pub non sono “postacci” dove ci si va ad ubriacare, ci si ingozza e si va a “fare casino”, ma luoghi dove si fa cultura, si socializza, si passa una parte della nostra vita per prenderci cura delle persone che a fatica, per lavoro e altri impegni, non riusciamo a vedere o ascoltare fra le mura domestiche.
Quante volte di sera tornati a casa ci mettiamo davanti alla TV, magari in religioso silenzio ad ascoltare i vari DPCM e a seguire i commenti dei vari “tuttologi” le opinioni dei vari scienziati o le indicazioni dei vari comitati scientifici.


Con la tv spenta, una leggera musica di sottofondo, davanti a un buon piatto, un buon cocktail, una birra artigianale, finalmente riusciamo a parlare e ascoltare le persone che amiamo, gli amici.

Vede Elena, più che spiegare “…ai clienti che si può vivere anche senza andare a bere per bar!” magari spiegare ai clienti e ad alcuni venditori di cibo e bibite, la vera essenza dei luoghi che frequentano e/o aprono, che negli anni, a fatica, migliaia di professionisti, veri maestri, hanno insegnato non solo a me ma ad altri migliaia di Barman, Maitre, ragazzi che iniziano oggi la loro carriera e che grazie a un DCPM si ritrovano senza il loro lavoro, la loro passione.

Non facciamo di tutta un’erba un fascio, non puniamo tutti a causa di qualcuno, puniamo chi non fa rispettare o rispetta le regole. Insegniamo il rispetto degli altri, l’altruismo non le regole i doveri, insegniamo l’amore per il prossimo e la tolleranza.

Per concludere penso che risarcire i ristoratori, i bar, i pub ecc, non sia la via giusta, ma punire chi non rispetta l’altro e chi non fa rispettare l’uso di dispositivi.

Leggendo le sue parole guardavo mia figlia e mi chiedevo cosa sarà domani? Ai titolari danno 600 € e a noi dipendenti? Fra poco finiscono i soldi, cosa faremo? Aspettiamo il governo che ci dia 600 € ?
Riusciremo a vivere con 600 € ?


Se tutti gli impiegati del settore turismo/ristorazione rimangono a casa da dove si prenderanno i contributi INPS per pagare le pensioni o i soldi per pagare le prestazioni sanitarie?
E i soldi per tutte le prestazioni governative derivanti dall’IRPEF, compreso il contributo da lei suggerito?
I negozi di abbigliamento, elettronica, tutte le altre attività, come faranno resistere se non hanno più clienti?

Forse è vero che si può vivere anche senza andare a bere per bar, ma è pur vero che senza i bar, i ristoranti, il sistema insomma ( welfare, pensioni, magistratura, governi ecc ) non vive.

Cordialmente.
Maurizio Manfrin

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2 persone hanno commentato questa notizia

  1. Io penso che ci sono locali e locali.
    I ristoranti non sono come i bar, e po serve capire dove sono situati e da chi e quando sono frequentati.
    Nelle grandi città, come Venezia, nei principali luoghi di ritrovo (campo Tolentini, Fondamenta Ormesini o Nani) assisto in continuazione ad assembramenti di ragazzi senza mascherina e.. senza consumazione.
    Comportamenti incoscienti che punirei severamente con 15 giorni da 10 ore ciascuno obbligatori nei centri Covid con tuta, maschera e visiera, semplicemente in piedi a vedere cosa succede ai pazienti e cosa devono sopportare i sanitari. Solo così forse i “giovani” e meno giovani (non tutti per fortuna sono così incoscienti) finalmente avranno un senso del rispetto della vita, della morte e della responsabilità.
    Quanto ai titolari… non mi esprimo: contano prevalentemente “i schèi”.
    Nei Decreti sarebbe stato opportuno a mio avviso responsabilizzare i titolari e gestori, che in caso di mancato rispetto delle norme da parte dei loro clienti, dovrebbero chiamare le forse dell’ordine.
    Se non lo fanno e in un controllo si verifica che le norme non sono rispettate, di dovrebbe attuare la chiusura del locale per 15 giorni.
    E’ inutile, pensare di “responsabilizzare” : per buona parte degli italiani è missione impossibile.
    Tanta gente è stata invece picchiata per aver chiesto a qualcuno di mettere la mascherina!
    Servono solo metodi, controlli e sanzioni severi, altrimenti… lo vediamo cosa succede.
    Il permissivismo, la, tolleranza, il diritto, portano solo a quello che vediamo.
    Mi chiedo infine: ma lo spritz non si potrebbe anche bere con una cannuccia, sotto la mascherina, e magari salveremmo “capra e cavoli”…?
    Infine, il Presidente Conte, ogni volta ringrazia gli italiani per il “senso di responsabilità e di sacrificio” che hanno avuto, ci crede veramente, o sta ironizzando…?
    Prof. Fabio Mozzatto
    Venezia.

  2. Questo è un discorso teorico molto corretto, ma la triste realtà è che i bar frequentati da giovani sono luoghi dove si sbevazza, si fuma, nel plateatico, tutti appiccicati uno all’altro. E i proprietari se ne fregano, alla faccia del presidiare la situazione. Perciò sono favorevole alla chiusura alle ore 18. Viceversa, si conceda solo la consumazione seduti rigorosamente seduti, e distanziati, all’interno, con posti numerati.

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