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giovedì 29 Luglio 2021

Svuotavano i conti correnti dei titolari, vittima anche un 25enne di Scorzè

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Svuotavano i conti correnti bancari e postali dei titolari a suon di truffe. Tutti appartenenti a un’associazione criminale dedita alla sottrazione delle credenziali di accesso ai siti online e alle applicazioni di home banking. A smascherare la banda le indagini dei carabinieri del Nucleo investigativo della città di Genova, che martedì mattina, a seguito dell’operazione denominata “Fortnite”, insieme ai colleghi di Sanremo, Napoli e Roma, hanno messo in manette 7 persone (5 in carcere e 2 agli arresti domiciliari), mentre altre 7 sono state colpite da provvedimenti meno gravi (3 obblighi di dimora e 4 obblighi di presentazione alla polizia giudiziaria). A Scorzè a rimanere vittima dei raggiri è stato un 25enne che, nel mese di ottobre 2019, ha subito una truffa di oltre 400 euro. Perquisizioni in corso anche a Taranto, Modena e Cagliari.

A maggio del 2019 i carabinieri del Nucleo investigativo hanno avviato una complessa indagine coordinata dalla procura della Repubblica, volta a delineare e neutralizzare un sodalizio criminale dedito alla commissione di numerose truffe online attraverso l’acquisizione fraudolenta delle credenziali di accesso ai conti. Dall’attività di analisi dei reati predatori i militari hanno rilevato una preoccupante tendenza, di fatto concomitante con la crescente diffusione delle attività di home banking, all’incremento delle truffe ai danni degli ignari titolari di conti online, i quali, in numero sempre crescente, stavano cadendo nella trappola di arguti truffatori che riuscivano a farsi consegnare le chiavi d’accesso ai siti e svuotavano in tempi rapidissimi i depositi.

In pratica i truffatori, avevano realizzato un’organizzazione che si avvaleva di un modus operandi consolidato, basato su una notevole padronanza degli strumenti informatici. Alle vittime venivano inviati sms o mail contenenti un link che reindirizzava a un sito clone delle poste italiane o di altri istituti di credito, dove i malcapitati declinavano ingenuamente le credenziali di accesso ai profili e i dati personali. Talvolta invece era un finto operatore degli istituti bancari a chiamare il truffato e simulare problemi tecnici inesistenti sul conto, riuscendo a carpire i preziosi dati. Con le informazioni raccolte i malviventi si recavano negli store degli operatori di telefonia mobile, muniti di documenti falsi, ed effettuavano la “sim swap” chiedendone la duplicazione.

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