ALBERI AL VENTO di Giulia Zornetta [concorso letterario]

ultimo aggiornamento: 17/06/2020 ore 11:39

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Concorso Letterario de “La Voce di Venezia”. Prima edizione: “Racconti in Quarantena”

Passai una delle domeniche più belle di sempre: l’8 Marzo, come da tradizione, la mamma mi preparò con quelle sue “mani magiche” la torta mimosa. La giornata era perfetta: buon cibo, ottima compagnia, il sole ed un clima mite: a questa perfezione aggiunsi una bella passeggiata al mare.

Per qualche ora dimenticai le notizie che già in quei giorni sopraggiunsero…virus, mascherine, quarantena…parole che risuonavano nei tg ma a me sembravano non appartenere, come un temporale che colpisce alcune zone e la mia era stata sfiorata.

Salutai i miei la sera e mai avrei immaginato fosse l’ultima volta.

Mi ritrovai presto catapultata in una nuova realtà, senza avere il tempo di abituarmici.

Supermercati presi d’assalto, la corsa per avere l’ultima Amuchina o l’ultima busta di lievito, posti di blocco nelle strade e poi, ben presto, il nulla: città presto deserte, strade fantasma, ovunque un silenzio assordante: la paura aveva preso il sopravvento su tutto il resto!

Ero l’attrice di un film di fantascienza nel quale tutti i protagonisti dovevano indossare la mascherina e i guanti per le poche uscite consentite dalla legge, con un foglio tra le dita che giustificasse i loro movimenti e soprattutto rimanendo a distanza da chiunque si incrociasse.

Qualcuno, passandogli a lato, ti scansava; qualcuno non lo riconoscevi più: il tuo vicino di casa, il tuo amico o, peggio, qualche parente erano diventati “Una persona” e non più “La persona”.

Le settimane passavano, i giorni diventavano sempre più lunghi e pesanti perché non si intravedeva la fine all’orizzonte. I miei giorni trascorsero tra la lettura di qualche libro, molti film e serie tv, videochiamate quotidiane con persone a me vicine e altre riscoperte durante questo percorso.

Quando ero satura delle notizie angoscianti che puntualmente la tv ci bombardava ad ogni ora, spegnevo, cucinavo e mangiavo: così tra un cheesecake, una crostata e una pizza anche il bottone dei pantaloni ha preso le distanze dall’asola.

Ho lasciato molto spazio alla riflessione, alla preghiera che spesso mi ha aiutato ad avere un po’ di serenità, soprattutto quando la paura e lo smarrimento rendevano le mie notti più brevi.

Eravamo tutti uguali. Tutti con gli stessi timori. Tutti con le stesse regole. Tutti con la stessa vita.

Mentre le nostre vite erano buie, mi sorprendeva vedere tutti i giorni, invece, come la natura e gli animali si fossero ripresi tutti gli spazi, risplendendo e vivendo come non mai!

Questa volta eravamo noi in gabbia e loro liberi a guardarci increduli.

 

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