Tessera, droga in valigia

Aeroporto di Venezia che comincia a parlare straniero, perché stranieri sono di denari con cui sta per essere acquisito. I fondi che stanno per entrare nel Marco Polo sono l’esito di due accordi stipulati da Enrico Marchi, presidente e amministratore delegato del gruppo Save, che gestisce lo scalo.

La prima intesa Marchi l’ha chiusa con il suo socio storico Andrea de Vido, per liquidarlo dalla Finint, che ha quasi il 60% di Save. Con la seconda ha ceduto la quota del 60% nello scalo a una nuova società (BidCo) che Marchi ha costituito insieme ai fondi di Deutsche Asset Management e della francese Infravia.

Se il riassetto, subordinato ad alcune condizioni sospensive che devono verificarsi entro il 30 agosto, andrà in porto, scatterà l’opa obbligatori sul resto del flottante. Prezzo, 21 euro ad azione, lo stesso a cui sono state valorizzate le azioni di Save nell’operazione tra Marchi e i fondi.

Controllare Save significa controllare il polo aeroportuale del nord est. Il gruppo che gestisce lo scalo di Venezia, infatti, ha la maggioranza della Aertre, che guida quello di Treviso, e una partecipazione nella società che dirige il Catullo di Verona e quello di Montichiari (Brescia).

Le mosse di Marchi non sono arrivate all’improvviso. Gli ambienti finanziari le attendevano da un po’. Non a caso, il titolo Save, che ha chiuso in crescita dell’8% a 21,9 euro (con il mercato che specula su un rilancio), da tempo in Borsa registra un trend positivo. Il 13 gennaio ha avuto un picco, salendo a 19,77 euro dai 18,08 del giorno precedente, così come il 15 febbraio, quando ha toccato i 20,33 euro, e il 17 marzo, quando ha raggiunto la soglia dei 21 euro.

L’intesa è comunque subordinata ad alcune condizioni sospensive, tra cui i via libera dell’Antitrust e di Bankitalia, che dovranno arrivare entro il 30 luglio 2017 (scadenza prorogabile al 30 agosto).

Gli accordi fra Marchi e i fondi infrastrutturali gestiti da Deutsche Am e Infravia prevedono che la nuova società, la BidCo, sia controllata congiuntamente dai tre soggetti, che sigleranno un patto parasociale.

I tedeschi e i francesi avranno la maggioranza, ma Marchi – che dovrebbe entrare con una quota di poco superiore al 10% – manterrà un ruolo nella gestione, con la possibilità di nominare l’amministratore delegato. Alla newco sarà venduta anche la partecipazione detenuta in Save da Morgan Stanley, attraverso Star Holdings.

Nel caso in cui il riassetto si concluda positivamente, la BidCo lancerà l’opa obbligatoria sul resto del capitale di Save, al prezzo di 21 euro per azione. A quel punto, Atlantia, socio al 21% di Save e gestore degli scali di Roma e di quello di Nizza, dovrà decidere se aderire o meno.

Qualche giorno fa, commentando il riassetto in corso, il presidente della holding controllata dalla famiglia Benetton, Fabio Cerchiai, ha preso tempo: “Faremo le nostre valutazioni quando conosceremo bene i dettagli dell’operazione. – ha detto – Serve saggezza”.

Una persona ha commentato

  1. Mi permetto di dissentire dal titolo di questo articolo. Ma chi è quel c…ne che per rimanere in sella ad un razzo che sta andando su Giove(=Save) vende ad una cordata di Francesi, Tedeschi o Marziani, quando ha già in casa un Gilberto B. che stà portando a casa 1,5 MILIONI di euro dalla vendita di Atlantia (=leggi Autostrade) e non sa dove investire, sapendo che entro fine hanno se non investe lo stato con pagamento IRPEF sui guadagni gli porterà via almeno il 55% di quella cifra(=750.000 mila euro). Considera solo che SAve vale 1.7 milioni, e Gilberto ne ha già il 23%…..giornalisti, non è che Enrico si sta “prottegendo”, e come nel Medioevo, pur di non perdere il Comune chiamava ora i Francesi e domani i Tedeschi per proteggersi dai Veneziani???

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