Addio alla Merceria Tre Ponti: Venezia perde un altro negozio storico

ultimo aggiornamento: 03/07/2020 ore 17:19

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Addio alla Merceria Tre Ponti: Venezia perde un altro negozio storico

Un altro pezzo di Venezia che se ne va. Da ieri ha abbassato le serrande la Merceria Tre Ponti, che da quasi novant’anni operava nell’omonima Fondamenta a due passi da Piazzale Roma.

In un’area divenuta crocevia degli arrivi e delle partenze, i veneziani perdono uno dei loro ultimi punti di riferimento: “Il negozio esiste dal 1936 – racconta Annalisa, per quarantaquattro anni dietro al bancone con la sorella Valeria – prima di noi c’erano le nostre prozie, ‘le signorine’ come erano conosciute nella zona”.

Il Rio Novo era aperto da cinque anni, Piazzale Roma solo da tre, ma grazie all’iniziativa delle sorelle Longhi la merceria era già attiva. “Nel 1976 subentrammo noi – prosegue – e a quei tempi si lavorava solo con i residenti: allora erano 100.000, il doppio di quelli attuali”.

Negli anni l’attività è riuscita a tenere il passo ai cambiamenti e a offrire i suoi prodotti anche ai visitatori, come spiega Annalisa: “i turisti sono diventati il 50 per cento dei nostri clienti: molti ci notavano mentre pranzavano nei vicini ristoranti. Maglie di ricambio, calzini poiché ‘gli faceva male ai piedi’, tantissimi bottoni ma soprattutto i collant italiani: le americane e le inglesi ne andavano matte perché da loro non si trovavano”.

Tanti entravano anche per la biancheria sexy esposta sugli scaffali: “quale miglior souvenir di Venezia?” sorride Annalisa senza celare la sua malinconia.

“Negli anni abbiamo ampliato la nostra scelta proprio per far fronte al mercato – continua – le mercerie ‘classiche’ non esistevano più; con l’avvento dell’online, poi, la concorrenza si è fatta più spietata e i veneziani hanno abbassato il loro margine di spesa. Ma saremmo ancora qui se non fosse per le due tegole che ci sono piombate sulla testa: la marea di novembre e il coronavirus”.

Se le sorelle hanno ottenuto un rimborso per l’acqua alta (“abbiamo anticipato le spese ma il Comune ci ha risarcite, è giusto dirlo”), lo stesso non è avvenuto per il lockdown: “siamo state chiuse per tre mesi, con entrate a zero e le bollette da pagare – spiega – ma il canone d’affitto ci è stato chiesto per intero. In altre occasioni ci si è accordati, si è giunti a un compromesso: nel nostro caso la proprietà non ha fatto nulla per venirci incontro, nonostante in quarantaquattro anni non avessimo mai tardato un pagamento. Così ci sono mancate le condizioni per continuare e abbiamo chiuso”.

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E mentre raccoglie negli scatoloni i ricordi di una vita lasciando gli scaffali vuoti e i manichini spogli, Annalisa confessa cosa le mancherà di più: “il rapporto con le persone. I miei clienti venivano qui per confidarsi, li portavo a prendere il caffè. Conservo la scritta di una signora che ci diceva ‘siete un’istituzione’”.

Cosa sorgerà al posto della Merceria Tre Ponti? Annalisa non lo sa: abbasserà le saracinesche e consegnerà le chiavi. Ma una cosa è certa: la Venezia che conoscevamo ha perso un altro pezzo.

Nino Baldan

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