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Abusivi sloggiati rientrano nell'appartamento e chiamano l'Ater: dovete togliere porte anti-intrusione

L’Ater di Venezia li sfratta dopo cinque anni di occupazione abusiva a Mestre e loro rientrano con i bambini dalle finestre, dopo aver tentato di tagliare la porta in lamiera del garage.

Ha quasi dell’incredibile quanto accaduto negli ultimi giorni nel quartiere Pertini, una famiglia di origini straniere che occupa una casa dell’Azienda territoriale di edilizia residenziale pubblica dal 2014, non ha voluto proprio saperne di lasciare l’alloggio.

Nel 2016 il primo sfratto esecutivo, ma la famiglia di occupanti, lasciata l’abitazione, chiede di poter rientrare a recuperare alcuni beni personali. Una volta dentro però, uno dei genitori riesce a far accedere i bambini, rifiutandosi poi di lasciare la casa.

Riparte così la procedura di sfratto che vede i primi accessi rinviati a causa della presenza dei minori. Giovedì scorso, 28 marzo, alla presenza dell’ufficiale giudiziario e degli agenti di polizia, un nuovo accesso: in quel momento in casa non c’è nessuno e lo sfratto viene eseguito con recupero dell’alloggio, mettendolo in sicurezza con lastre anti-intruso alla porta e alle finestre.

Ieri mattina però, gli ex occupanti contattano gli uffici dell’Ater con la stessa richiesta di alcuni anni fa: poter rientrare in casa per riavere gli oggetti personali. Questa volta però la risposta è negativa: è possibile fissare un appuntamento all’esterno dell’abitazione recuperata, ma non dentro, per riavere i beni di proprietà, come prevede ora la nuova procedura messa in piedi dall’Azienda territoriale di edilizia residenziale di Venezia per scongiurare le occupazioni.

A questa risposta, l’ex occupante abusiva, prima tenta di rassicurare sulle proprie innocenti intenzioni, insistendo per rientrare e promettendo di non voler rimanere all’interno dell’abitazione, infine si arrabbia e decide di arrangiarsi: alle 13.30 di ieri, i vicini chiamano la polizia perché è stato divelto il garage dell’appartamento recuperato dall’Ater il giorno prima.

Un taglio centrale sulla lamiera del portone d’ingresso, un buco a mo’ di pertugio “tagliente”. L’arrivo degli agenti, fortunatamente, impedisce qualsiasi azione pericolosa. La donna riesce a recuperare alcune cose di sua proprietà in presenza degli agenti, ma non a rientrare, almeno fino a ieri notte, quando avviene una nuova effrazione: la famiglia, verso l’una e trenta, si introduce nell’alloggio dopo aver staccato una delle lastre di sicurezza dalle finestre che si trovano al piano terra.
I genitori stranieri portano dentro anche i bambini, sempre dalle finestre.

 
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Ciliegina sulla torta, ieri pomeriggio l’occupante recidiva ha chiamato l’Ater per chiedere che le vengano staccate le porte anti-intrusione dall’alloggio, perché non può far uscire i bambini dalle finestre.

L’Ater sporgerà denuncia per l’accaduto e richiederà alla Procura il sequestro preventivo dell’abitazione.

“Una storia che lascia sconcertati e si fatica a credere – spiega il presidente dell’Ater Raffaele Speranzon – l’Ater ha cercato in tutti i modi, consentiti dalla legge, di rientrare in possesso del proprio alloggio, ma senza riuscirci e ricevendo anche dei danneggiamenti. Situazioni che stiamo cercando di contrastare in ogni modo, non solo con le denunce ma anche inasprendo le procedure degli sfratti. Il problema di fondo è che queste persone per anni sono rimaste impunite e hanno alzato sempre di più l’asticella di ciò che pensano di poter fare, fino a commettere reati, come in questo caso, che avrebbero potuto rivelarsi pericolosi per la loro stessa incolumità. Tagliare la porta di un garage ed entrare dalle finestre è pericoloso: a preoccuparmi maggiormente sono i bambini che si trovano a vivere situazioni simili”.

Riproduzione Riservata.

 

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