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Valanga Rigopiano, tutto archiviato. Il padre del ragazzo morto: unico condannato sono io

“L’unico a pagare, fino a oggi, sono io per aver portato i fiori a Stefano, e sto affrontando un processo per questo”. Alessio Feniello, papà di Stefano, una delle 29 vittime dell’Hotel Rigopiano di Farindola (Pescara), travolto e distrutto da una valanga il 18 gennaio 2017, pronuncia queste esatte amare parole dopo l’archiviazione, da parte […]

Valanga Rigopiano, tutto archiviato. Il padre del ragazzo morto: unico condannato sono io

“L’unico a pagare, fino a oggi, sono io per aver portato i fiori a Stefano, e sto affrontando un processo per questo”.

Alessio Feniello, papà di Stefano, una delle 29 vittime dell’Hotel Rigopiano di Farindola (Pescara), travolto e distrutto da una valanga il 18 gennaio 2017, pronuncia queste esatte amare parole dopo l’archiviazione, da parte del gip di Pescara Nicola Colantonio, di 22 indagati nell’inchiesta madre sul disastro del resort.

Feniello, a gennaio scorso era stato invece condannato a pagare una multa di 4.550 euro per aver violato i sigilli giudiziari con l’intento di portare dei fiori nel luogo in cui era morto il figlio.

Stefano Feniello – il giovane era al resort con la fidanzata Francesca Bronzi, scampata alla tragedia, per festeggiare il compleanno – è noto anche per un’altra vicenda. Durante i soccorsi, il suo nome fu inserito dalla Prefettura in un elenco di nomi di cinque superstiti che sarebbero arrivati a breve in ospedale.

Per giorni i genitori lo attesero, con la speranza di poterlo riabbracciare ogni volta che un’ambulanza entrava in pronto soccorso.

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Ma alla fine si scoprì che si era trattato solo di un errore: di Stefano, in ospedale, arrivò solo il corpo.

Alessio Feniello sottolinea ancora che è l’unico a pagare e ricorda che “chi mi ha detto che mio figlio era vivo, facendomi illudere per quattro giorni che sarebbe tornato a casa no, perché l’ha fatto a fin di bene. Io invece i fiori a mio figlio perché li ho portati? Per fare del male a qualcuno? Ma ce l’avete una coscienza? Sono schifato – afferma – Qualcuno deve spiegarmi come è possibile che a pagare siano sempre e solo i poveracci, mentre chi sta al potere può stare tranquillo, sbagliare, uccidere, e rimanere al proprio posto”.

“Alla fine la colpa sarà di chi stava in hotel, di chi lavorava a Rigopiano e di chi c’è andato in vacanza – prosegue amareggiato – Il giudice ha accolto la richiesta di archiviazione nei confronti dei funzionari della Regione e dei personaggi che ci hanno fatto credere che Stefano era vivo, uccidendolo due volte”.

“L’archiviazione è un colpo che fa molto male. Mi sento preso in giro dalla giustizia”.

“Ma veramente un giudice può dire una cosa del genere a dei genitori che per quattro giorni hanno creduto che il figlio fosse vivo? – si chiede – Non hanno commesso errore perché erano in buona fede? E noi, allora? Noi non dobbiamo più credere a nessuno, perché se le autorità ci dicono una cosa, dobbiamo pensare che può essere anche il contrario, che può essere un errore in buona fede…”

“Io oggi non credo più a nulla, il processo possono anche non farlo a questo punto, ormai non ha senso credere nella giustizia. Se non fosse per la promessa fatta a Stefano, avrei già abbandonato tutto. Questa è l’Italia”, conclude Feniello, assistito dall’avvocato Camillo Graziano.

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