
Il presidente del Paraguay, Santiago Peña, ha annunciato le dimissioni in piena bufera per il collasso della Ueno Bank, mentre migliaia di persone continuano a protestare ad Asunción. La capitale è precipitata nel caos politico e sociale dopo giorni di manifestazioni e tensione fuori dal Parlamento.
Secondo le forze dell’ordine almeno 5.000 manifestanti, in gran parte giovani e correntisti, si sono radunati attorno al palazzo legislativo chiedendo che l’ex capo dello Stato risponda del crac bancario. Lunghe file di cittadini si sono formate davanti alle filiali di Ueno Bank quando è emersa l’impossibilità di accedere ai conti e ai depositi.
Il crac ha riguardato una delle principali banche del Paese, posta ora sotto amministrazione e in fase di liquidazione. Ueno dichiara di avere oltre tre milioni di clienti, quasi la metà della popolazione del Paraguay, e custodiva milioni di dollari in pensioni e altri fondi statali. Il blocco dei prelievi ha colpito in particolare pensionati e risparmiatori, generando proteste diffuse.
Peña ha pubblicato il proprio annuncio su X, spiegando di aver preso la decisione per «preservare le istituzioni e la pace sociale» e chiedendo scusa ai cittadini se in qualche momento ha deluso le aspettative. In precedenza aveva cercato di rassicurare la popolazione affermando che il sistema finanziario disponeva di strumenti di tutela e aveva promulgato una legge per consentire ai risparmiatori di prelevare, nei tempi brevi, una parte dei fondi di garanzia.
Lo scandalo ha prodotto conseguenze istituzionali immediate: su richiesta del presidente, il presidente della Banca Centrale, Carlos Carvallo — già in passato a capo di Ueno — si è dimesso. Sono stati inoltre emessi mandati di arresto per otto alti dirigenti della banca; tra questi il presidente Miguel Vazquez, che si è costituito alla polizia.
L’opposizione aveva raccolto le firme necessarie per avviare la mozione di giudizio politico (juicio político). Peña è rimasto politicamente isolato e anche il suo partito ha aderito alla mozione di destituzione. Per effetto del protocollo parlamentare il processo d’impeachment in corso alla Camera viene sospeso con l’accettazione delle dimissioni, e spetterà ora al Senato proclamare l’insediamento dell’attuale vicepresidente, Pedro Alliana, e designare un nuovo vicepresidente.
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