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Emma Bonino è morta all’età di 78 anni. La notizia, confermata da +Europa e dai Radicali, chiude la lunga vicenda pubblica di una delle figure più note della politica italiana ed europea delle ultime cinque decadi.
Nata a Bra (Cuneo) il 9 marzo 1948, Bonino entra in politica negli anni Settanta e diventa ben presto protagonista delle battaglie che segnano quel decennio. Nel 1975 contribuisce a istituire a Milano il Centro d’informazione sulla sterilizzazione e sull’aborto, insieme ad altre attiviste, e nello stesso periodo si espone in prima persona sul tema dell’interruzione di gravidanza.
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Quell’impegno la porta, nel 1975, a un gesto clamoroso per l’epoca: l’autodenuncia per procurato aborto. L’anno seguente, con il Partito radicale che debutta alle elezioni, Bonino viene eletta alla Camera; sarà rieletta fino al 1990. La sua attività parlamentare affianca Marco Pannella, Adele Faccio e altri esponenti radicali nella spinta per la legalizzazione dell’aborto e nelle successive difese della legge, anche nel referendum del 1981.
Il raggio d’azione di Bonino si estende rapidamente oltre i confini nazionali. Negli anni Ottanta e Novanta si impegna per la creazione della Corte penale internazionale, attraverso l’attività con Ong come Non c’è pace senza giustizia, progetto che arriverà a compimento con lo Statuto di Roma e l’entrata in vigore della Corte nel 2002. Altre cause internazionali che segnano la sua carriera sono la lotta contro le mine antiuomo, la battaglia contro la pena di morte, il sostegno al Tibet e campagne contro la fame nel mondo e le mutilazioni genitali femminili.
Il passaggio a Bruxelles arriva nel 1995, quando il governo italiano la indica come commissaria europea. Nel mandato 1995-1999 riceve deleghe che comprendono la politica dei consumatori, la pesca e l’Ufficio europeo per l’aiuto umanitario d’urgenza, ruoli nei quali si confronta con dossier complessi e con il quadro politico dell’epoca.
Sul piano nazionale Bonino ha ricoperto incarichi di governo: fu la prima esponente radicale a diventare ministra, nella squadra del secondo governo Prodi nel 2006 e ancora nel 2013, con il governo Letta. Nel 2017 è tra i fondatori di +Europa, formazione che intende raccogliere l’eredità liberale ed europeista dei Radicali. In tre diverse occasioni è stata anche candidata al Quirinale.
La sua storia personale si intreccia con la malattia: nel 2015 aveva reso pubblica la diagnosi di microcitoma polmonare. Nel 2023 Bonino aveva dichiarato la guarigione; negli anni successivi però le sue condizioni respiratorie la costringono a più ricoveri, tra cui quelli di ottobre 2024 e novembre 2025.
L’ultimo aggravamento è datato 7 settembre, quando è stata ricoverata all’ospedale Santo Spirito di Roma per una crisi respiratoria. Successivamente era stata trasferita in una struttura privata. La notizia della sua morte è stata prima rilanciata da +Europa e poi commentata dai Radicali, che hanno ricordato la sua lunga battaglia a difesa delle libertà individuali e il ruolo da protagonista nella storia politica italiana e internazionale.
Nel corso della sua attività Bonino ha portato avanti temi differenti, dall’antiproibizionismo alla difesa dello Stato di diritto, dall’azione per la giustizia internazionale alla promozione di un’Europa unita e democratica. Tra gli episodi che hanno segnato il suo impegno internazionale c’è anche la posizione assunta nel 1996, quando si schierò a favore di un intervento militare dell’ONU in Kosovo.
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