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La Figc si trova di nuovo a capo chino: Paolo Maldini e Leonardo hanno rinunciato ai ruoli con cui erano stati chiamati a guidare la “rifondazione” del calcio italiano, provocando lo sbriciolamento del piano tracciato nelle ultime settimane. La decisione è arrivata nel pieno di una giornata febbrile di incontri e contatti, lasciando nuovamente vuoti i posti chiave da riempire in vista del consiglio federale.
La mattinata era iniziata con la clamorosa uscita di Andrea Pirlo, che ha annunciato di non essere più candidato alla panchina azzurra e ha manifestato amarezza per essere stato coinvolto in una polemica che ha assunto sfumature politiche. Subito dopo sono circolate voci di un possibile passo indietro del duo di ex milanisti chiamati a costruire il progetto tecnico, fino a una soluzione di compromesso che aveva portato alla candidatura di Thiago Motta come ct.
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Il nome di Motta — ex centrocampista dell’Inter di Mourinho e della Nazionale, poi avviato alla carriera di allenatore nelle giovanili del Paris Saint-Germain con l’aiuto di Leonardo — era stato proposto come alternativa ai tecnici più noti. L’idea di replicare l’intesa italo-brasiliana che aveva funzionato a Bologna però non ha convinto Maldini, che ha scelto di lasciare l’incarico mentre una riunione della Figc era ancora in corso.
La notizia della rinuncia sarebbe arrivata con una telefonata a Giovanni Malagò, secondo quanto ricostruito, proprio mentre il presidente federale era impegnato in un incontro con le componenti del calcio. La tempistica ha aumentato il senso di straniamento tra i presenti: un colpo d’azione che ha riaperto l’intero dossier sulla guida tecnica e sulla struttura della nuova gestione.
Nel corso della giornata Malagò ha cercato in ogni modo di ricomporre la situazione, partecipando al direttivo della Lega Nazionale Dilettanti e a una serie di contatti con le leghe e i sindacati del calcio. Tra i dossier aperti è emersa anche la vicenda della denuncia di Miele sul presunto mancato tesseramento del presidente prima delle elezioni, segnalata al procuratore federale Giuseppe Chinè. Sul tavolo, secondo quanto riferito da fonti, era chiaro che serviva un nome alternativo rispetto alle candidature di richiamo.
Con il ritiro di Maldini e Leonardo la partita torna alla casella di partenza: tra le ipotesi circolate nelle ultime ore figura la possibilità di affidare la direzione tecnica a Giorgio Chiellini, mentre per la panchina sono risalite le candidature di Roberto Mancini e Antonio Conte. Fonti della Lega, riportate dall’ANSA, indicano Mancini come favorito, ma gli stessi ambienti precisano che il suo nome non è gradito a tutti i club di Serie A.
Lo scontro politico e mediatico ha accompagnato l’intero giorno di passione. Il ministro Abodi ha lasciato aperta l’ipotesi che questioni legate a sponsor internazionali possano aver influito sulle scelte, auspicando un rimedio formale a una «brutta figura». Malagò ha respinto l’idea di essere l’unico responsabile, sottolineando che la politica stessa produce esempi di conflitto. Il clima è rimasto teso, con accuse e repliche affidate ai canali ufficiali.
Tra i dirigenti presenti, Giancarlo Abete ha denunciato lo stupore per la modalità con cui è arrivata la notizia: la sua delegazione avrebbe saputo dell’addio dai media, mentre stava lasciando l’ufficio del presidente. Abete ha chiesto di ripartire con un progetto serio e ha posto la questione se procedere con la nomina di un nuovo direttore tecnico prima di scegliere l’allenatore o viceversa. Il presidente Malagò, invece, ha lasciato via Allegri senza rilasciare dichiarazioni, con davanti una lunga notte di chiamate e contatti per cercare di chiudere le ultime caselle in vista del consiglio federale fissato per domani.
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