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Maltrattato perché fermava le auto: il migrante ha denunciato l’imprenditore dichiarando 14 giorni di prognosi

Il cittadino iracheno denuncia l'imprenditore dopo l' "aggressione" avvenuta a San Benedetto del Tronto perché bloccava il traffico

L’episodio avvenuto a San Benedetto del Tronto ha suscitato un vivace dibattito pubblico, ponendo al centro della discussione non solo le dinamiche dell’ “aggressione”, ma anche le implicazioni sociali e politiche legate alla gestione della sicurezza urbana. Un cittadino iracheno, maltrattato lo scorso 11 luglio mentre occupava la strada impedendo il passaggio delle auto, ha sporto denuncia nei confronti di Giuseppe Barboni, imprenditore locale e militante di Futuro Nazionale, accusato di averlo picchiato.

La vicenda ha avuto inizio quando l’iracheno stava bloccando il traffico sul lungomare della città. Secondo le prime ricostruzioni, Barboni sarebbe intervenuto per ripristinare l’ordine, sebbene le modalità con cui ha agito siano state oggetto di ampie discussioni sulla legittimità dell’intervento.

Lo straniero ha presentato una denuncia accompagnata da un certificato medico che attesta 14 giorni di prognosi, il che ha portato la procura di Ascoli Piceno ad aprire un fascicolo contro Barboni con l’accusa di lesioni personali.

L’episodio ha provocato grandi discussioni, e su queste si stagliano le dichiarazioni rilasciate da Barboni, il quale ha postato un video dell’aggressione sulla propria pagina Facebook. In questo filmato, l’imprenditore appare sicuro della sua posizione, sostenendo che il suo intervento fosse necessario per salvaguardare la sicurezza pubblica.

Barboni, in un’intervista pubblicata dal Corriere della Sera, ha dichiarato: «Mi sarei aspettato una medaglia invece delle critiche». Con queste parole, l’imprenditore sembra voler mettere in evidenza il suo ruolo di “difensore delle regole”, un aspetto che ha suscitato un acceso dibattito sulla legittimità dell’uso della forza in situazioni di conflitto sociale. La sua posizione è quella di chi ritiene di aver agito per il bene della comunità, nonostante il rischio di essere etichettato come violento.

In un ulteriore video diffuso sui social, Barboni ha cercato di chiarire la sua posizione, affermando: «Io non picchio mai. Se uno mi guarda male, sorrido e vado. Ma darei la vita per la difesa di ciò che è giusto». Secondo la sua versione, l’aggressione sarebbe stata una reazione a un comportamento che lui percepiva come minaccioso, affermando che l’immigrato sembrava potesse essere armato.

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Questo episodio di aggressione non è solo un caso isolato, ma si inserisce all’interno di un contesto più ampio, caratterizzato da tensioni sociali e dall’innalzarsi del dibattito sull’immigrazione in Italia troppe volte accusata di godere di un’aura benevola per quanto riguarda l’ordine pubblico.

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Balzaimo redattore
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Giornalista professionista, pubblica con questo pseudonimo su La Voce di Venezia. redazione@lavocedivenezia.it
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