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Intorno alle 11 di oggi, giovedì 11 dicembre, si è verificato un grave incidente ai piedi del ponte di Rialto, lungo il Canal Grande, quando un mototopo adibito al trasporto merci per conto di FedEx si è schiantato contro il parapetto storico della riva, provocando il crollo di diverse colonnine in marmo e la dispersione di alcuni pacchi in acqua. Le prime informazioni raccolte dalle forze dell’ordine indicano che alla guida dell’imbarcazione ci fosse una donna, poi fermata dalla polizia locale, che avrebbe sottratto il mezzo pochi minuti prima.
Secondo le ricostruzioni preliminari, la barca, di proprietà della ditta Brussa Trasporti, era stata lasciata ormeggiata dagli addetti alle consegne ai piedi del ponte di Rialto durante le normali operazioni di carico e scarico della merce. Le chiavi si trovavano all’interno di una cassetta di bordo, soluzione abitualmente utilizzata dagli equipaggi impegnati in attività logistiche nella zona. In quel momento la donna, padovana e già destinataria di un daspo urbano a Venezia, avrebbe approfittato della breve assenza degli operatori per salire a bordo e avviare il motore.
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Scopri come fare
Pochi istanti dopo la partenza, il mezzo ha iniziato a procedere in modo irregolare lungo il canale in direzione San Marco. La conduzione incerta ha subito attirato l’attenzione dei presenti, poiché l’imbarcazione oscillava vistosamente e manteneva una rotta instabile. Gli investigatori ipotizzano che la donna non avesse alcuna esperienza di navigazione e che potesse trovarsi in stato alterato. Nel tentativo di manovrare, il mototopo ha dapprima urtato il parapetto in prua, causando il cedimento di alcune colonnine, per poi colpire nuovamente la riva con la poppa durante una retromarcia mal controllata.
L’impatto ha provocato la distruzione di una parte del parapetto, elemento architettonico risalente allo stesso periodo storico del ponte di Rialto e sottoposto a frequenti interventi di restauro. I tecnici del Comune, giunti sul posto poco dopo lo schianto, hanno stimato danni rilevanti, potenzialmente pari a diverse centinaia di migliaia di euro. L’area è stata immediatamente isolata per consentire le verifiche statiche e predisporre la messa in sicurezza, mentre i vigili del fuoco hanno provveduto a recuperare i pacchi caduti in acqua e a supportare le manovre per il recupero dell’imbarcazione.
Nel frattempo, la donna è riuscita a saltare a terra subito dopo il secondo urto, tentando di allontanarsi tra la folla che in quel momento affollava la zona, considerata uno dei punti panoramici più fotografati dai turisti. La fuga è durata pochi istanti: gli agenti della polizia locale l’hanno fermata nelle vicinanze e condotta negli uffici competenti per accertamenti. Le indagini, ancora in corso, dovranno stabilire con precisione la dinamica del furto, il ruolo di eventuali complici e l’esatta sequenza degli impatti che hanno danneggiato lo storico parapetto.

La barca è stata successivamente rimossa dai tecnici della ditta Brussa, mentre la polizia continua a raccogliere testimonianze e a visionare le immagini delle telecamere presenti nell’area, con l’obiettivo di ricostruire tutti i dettagli dell’episodio. Le autorità stanno inoltre verificando le responsabilità penali della donna, che potrebbe rispondere di furto, danneggiamento e violazione del daspo urbano.
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Lettera Firmata
Venezia non è un palcoscenico per recidivi, eppure eccoci: una ventenne già “notissima” alle forze dell’ordine ruba un mototopo e lo schianta sotto il ponte di Rialto. Furto, guida sgangherata, danno a un bene storico: la responsabilità resta tutta sua, e la galera è l’unico copione possibile.
Ma i video raccontano un dettaglio che stona: la balaustra era già a terra quando la barca arriva. Allora chi ha fatto cadere le colonnine? Un urto precedente? Una fragilità cronica? O qualcun altro che ha colpito e se n’è andato?
La satira è amara: Venezia diventa teatro di una recidiva che recita la parte del “povero emarginato”, mentre i cittadini fanno da comparse e pagano i danni. Ma se la scenografia era già mezza crollata, non basta puntare il dito solo sull’attrice principale: servono chiarezza e verità, altrimenti la commedia resta farsa.
Lettera Firmata
Al tizia in questione aveva già un Daspo.
Quindi: a cosa serve questo provvedimento? Come è evidente a nulla.
Siamo stufi di questi soggetti e anche di governanti che rimangono al loro posto senza far nulla di concreto!!!
Suvvia, dite che è tunisina e no padovana!!! Basta con questo buonismo ipocrita!!!
ieri ero a venezia i commercianti parlavano di una zingara veramente
Se è tunisina, rimandarla al luogo d’origine !( Paese per altro splendido !) Dobbiamo tenerci le disgrazie di tutto il mondo ? Ne abbiamo già a sufficienza di nostrane.
Basta con la farsa
Vent’anni e già “notissima” alle forze dell’ordine. Furti, rapine, resistenze… eppure continuava a girare indisturbata, fino a schiantarsi con una barca rubata sul Canal Grande. Venezia non è un palcoscenico per recidivi, è una città che merita rispetto.
E allora diciamolo chiaro:
Carcere, non carezze. Chi colleziona reati non può cavarsela con un daspo simbolico.
Genitori assenti, società presente. Se ha iniziato da minorenne, dov’erano mamma e papà? Non basta scaricare tutto sulle istituzioni.
La commedia è finita. Non possiamo più accettare che il copione sia sempre lo stesso: arresto, rilascio, nuovo reato.
️ Non si dica “Padovana”. Si abbia il coraggio di dire “Tunisina”. Basta con le mezze verità che confondono i cittadini.
La satira è amara: Venezia diventa il teatro di una recidiva che recita la parte del “povero emarginato”, mentre i cittadini fanno da comparse e pagano i danni.
È ora di dire basta. Chi sceglie il crimine deve restare dietro le sbarre, e chi ha permesso questa deriva deve rispondere della propria assenza.
Padovana?!?!!! Forse residente a Padova. Non credo di fare alcun torto a precisare che è tunisina
Ma che cosa voleva fare? Rubare il carico del topo ? Pare si tratti di una ventenne tunisina già nota alle forze dell’ordine …..E adesso chi paga i danni ?