Notizia importante? Ricevila subito su WhatsApp!
Clicca qui e iscriviti subitoGratuito, veloce e affidabile. Solo le notizie importanti!
Venezia ha rinnovato venerdì 21 novembre il tradizionale voto alla Madonna della Salute, celebrando forse la ricorrenza più sentita dalla città. Fin dalle prime ore del mattino, nonostante la pioggia, un flusso costante di fedeli ha attraversato il Canal Grande percorrendo il ponte votivo, allestito per l’occasione, per raggiungere la Basilica di Santa Maria della Salute. Qui, come da tradizione, i veneziani hanno acceso un cero per ricordare la liberazione dalla peste del 1630, affidando alla Madonna intenzioni personali di preghiera e rendendo grazie per i doni spirituali ricevuti.
La giornata è iniziata con l’apertura della Basilica alle 5.45, un orario scelto per permettere a residenti e visitatori di partecipare alla lunga sequenza di momenti religiosi previsti per l’intera festività. Il luogo di culto rimarrà accessibile per tutta la giornata fino alle 22.30 e continuerà a essere aperto ai fedeli fino al 23 novembre, con orario continuato dalle 9 alle 18.
Se credi nell’informazione libera di Venezia, puoi sostenerla con il tuo 5×1000.
Scopri come fare
Al centro delle celebrazioni odierne vi è stata la messa solenne presieduta dal Patriarca Francesco Moraglia. Nel corso della funzione, il Patriarca ha ricordato il valore storico e spirituale del voto cittadino, richiamando l’importanza della fede e della fiducia nella protezione mariana. Ha inoltre rivolto un messaggio di cordoglio al sindaco di Venezia per la recente perdita della madre e ha concluso l’omelia con un pensiero dedicato ad Alberto Trentini, detenuto da oltre un anno in Venezuela, auspicando una soluzione positiva della sua situazione attraverso l’intercessione della Madonna della Salute.
Alla celebrazione hanno preso parte numerose autorità religiose e civili. Erano presenti rappresentanti del Comune di Venezia, tra cui l’assessore al Turismo e vari membri della Giunta, del Consiglio comunale e dell’amministrazione. In Basilica si sono riuniti anche il Capitolo della Cattedrale di San Marco, le IX Congregazioni del Clero veneziano, esponenti degli Ordini religiosi, delegazioni delle Scuole Grandi, rappresentanti degli Ordini cavallereschi e autorità militari. L’icona della Vergine Mesopanditissa, collocata al centro del presbiterio, ha accompagnato la preghiera dei fedeli che si sono avvicendati per tutta la mattinata.
Le celebrazioni erano comunque iniziate già nei giorni precedenti con l’apertura del ponte votivo, il passaggio pedonale temporaneo che collega le due rive del Canal Grande facilitando il pellegrinaggio verso la Basilica. Nella serata di ieri si è svolto inoltre il tradizionale pellegrinaggio dei giovani guidato dal Patriarca. Il gruppo è partito da Campo San Maurizio per raggiungere la Salute, portando come intenzione principale una richiesta di intercessione per la pace nei territori colpiti da conflitti, in particolare in Palestina, in Ucraina e in altre aree del mondo segnate dalla guerra. La veglia ha rappresentato un momento di raccoglimento particolarmente partecipato, confermando il ruolo della festa come occasione di riflessione anche sui temi di attualità più delicati.
La Festa della Salute, profondamente radicata nella storia veneziana, continua così a rappresentare un appuntamento annuale di forte coesione comunitaria. L’afflusso di fedeli, le celebrazioni liturgiche e la partecipazione delle istituzioni confermano l’importanza di un rito che unisce memoria storica, devozione religiosa e identità cittadina. Anche quest’anno, nonostante le condizioni meteorologiche avverse, la tradizione si è rinnovata con la stessa intensità che caratterizza da secoli il rapporto tra Venezia e la Madonna della Salute.
Festa della Madonna della Salute (Venezia, 21 novembre 2025)
L’omelia del Patriarca Francesco Moraglia
Stimate autorità, confratelli nel sacerdozio, diaconi, consacrati e consacrate, fedeli laici,
nell’Anno giubilare della speranza – che ormai volge al termine – viviamo la festa della Madonna della Salute, molto cara ai veneziani.
Nel Magnificat (cfr. Lc 1,46-55), la Vergine Maria manifesta il suo animo con espressioni che riprendono temi già presenti nell’Antico Testamento ma che giungono a compimento in Colei che è definita beata perché ha creduto (cfr. Lc 1,45). Così l’evangelista Luca, giustamente, pone Maria di Nazareth nel “nuovo” Israele, in quel resto santo del popolo di Dio che crede, spera ed ama nell’attesa del suo Salvatore.
Nell’Annunciazione l’evangelista riporta quanto Dio dice alla fanciulla di Nazareth, allora poco più che adolescente, chiedendone il libero consenso: “…concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine” (Lc 1,31-33). Proprio in Lei trova compimento la promessa di salvezza e la venuta del Messia, l’”Emmanuele”.
La risposta della Vergine è consentire – ecco tutta la forza del suo “sì” – al compimento all’antica promessa di Dio all’umanità al mattino della creazione (le prime pagine della Genesi). Maria è la vera figlia di Sion e in Lei trova forma il nuovo popolo di Dio.
Le parole del suo sì – “Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola” (Lc 1,38) – sono il punto verso cui tende tutta la narrazione di questa pagina di Luca.
Qui troviamo la profondità esistenziale e teologica, impossibile da spiegare in modo esaustivo, poiché si entra nel “mistero” di Maria. È il mistero della parola che Dio Le rivolge – una rivelazione -, è l’azione di Dio di cui solo Maria è a conoscenza, perché vissuta nel suo essere interiore e che l’ha resa grembo di grazia per tutta l’umanità
Il significato immediato è quello di una disponibilità totale, “cattolica” – ossia secondo il tutto -, una ricezione attiva motivata da una fede più grande che si apre, come ogni vera fede, all’amore. Così, Maria, ad un tempo riceve e dona; è la prima “graziata”, la prima “salvata”, la prima “cooperatrice” in ordine al nostro cammino salvifico.
Maria è unica, è porzione singolare, è “riconosciuta quale sovreminente e del tutto singolare membro della Chiesa, figura ed eccellentissimo modello per essa nella fede e nella carità” (Lumen gentium n. 53); è nel suo sì pieno e universale, che Maria non è solo “tipo” ma anche “modello” della Chiesa; in essa si dà il vero inizio della Chiesa. Il suo sì apre le porte alla venuta della salvezza, al Nuovo Testamento, alla pienezza dei tempi (cfr. Gal 4,4).
“Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola” (Lc 1,38); è del vero discepolo essere rivolto – come l’“Ancilla Domini” – al Signore, l’alternativa è quella di essere rivolti al mondo e al suo servizio (il politicamente corretto). Subito si coglie la differenza: si possono cercare le attenzioni del mondo e così non essere protesi verso Dio. Maria si prende cura del mondo ma non si cura di piacere al mondo. A noi discepoli del Signore capita l’inverso: non ci prendiamo cura del mondo ma ci curiamo di piacere al mondo.
Eppure appartenere davvero a Dio vuol dire anche servire il mondo. Maria, che appartiene a Dio, non si cura del mondo ma se ne prende cura. Non teme il mondo, ma ama chi lo abita. Il discepolo, sull’esempio di Maria, è chiamato a tendere verso questa grande libertà interiore. E, come Maria, non penserà a servirsi del mondo, non si assoggetterà e neppure si adatterà ad esso, ma vi si applicherà; sì, applicarsi al mondo, non adattarsi al mondo che è scorciatoia facile che e ci rende molto graditi; ma a chi? Al Signore e al suo Vangelo?
La Vergine Santissima non ha la preoccupazione dei primi posti, dei titoli o della notorietà, perché tutto attende dalle mani di Dio e, in fondo, Lei aspetta tutto da Dio e solo da Lui. Ecco perché – come ho scritto nella lettera pastorale per il prossimo triennio “Pax tibi, Marce” – per accogliere realmente il Signore Gesù e crescere nella fede cristiana bisogna andare a scuola di Maria, che è la scuola di Nazareth, ossia una scuola di povertà e libertà evangelica. Dopo di Lei, la seguiranno altre figure come Francesco e Chiara d’Assisi, Charles de Foucauld, Bernadette Soubirous a Lourdes e, ai giorni nostri, madre Teresa di Calcutta.
Maria si pone al servizio di Dio e, quindi, riesce a vivere il tempo dell’esistenza terrena, giorno dopo giorno, veramente in pienezza, in modo totalmente libero e perciò in grado d’esprimere quella speranza forte che proprio il Giubileo ci invita a scoprire. La fanciulla di Nazareth ci insegna, infatti, che essere “nel” mondo senza essere “del” mondo è la consegna metodologica fondamentale che il Signore dà ai suoi discepoli. Il metodo è essenziale nella vita dei discepoli; senza metodo anche i contenuti della fede vengono meno.
Tra i doni di grazia di Maria vi è l’essere fonte e non sorgente; solo Cristo è sorgente. Maria è fonte perché reca l’acqua della fonte, un’acqua cristallina e fatta di umiltà, quella virtù che consente l’atto di fede ed apre all’amore. Il Magnificat ne è una piccola e splendida testimonianza: “L’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore, perché ha guardato l’umiltà della sua serva” (Lc 1,46-48).
Nel Magnificat si riconosce la grandezza del dono di grazia che ha plasmato la persona di Maria e si riconosce anche l’azione di Dio che passa attraverso le tumultuose vicende della storia umana. Maria esprime così la vera umiltà, manifestando la sua piccolezza o grandezza evangelica.
Quello che spesso manca a noi, oggi, è l’appartenere a Dio che al di là di tante vuote parole – declinate in perfetto ecclesialese – nasce proprio dall’umiltà mariana.
A tal proposito, emblematica la scena di Gesù tentato nel deserto. Ascoltiamo le risposte di Gesù a Satana; Gesù dopo aver digiunato quaranta giorni ebbe fame; allora, Satana gli si avvicinò e disse: “Se tu sei Figlio di Dio, di’ che queste pietre diventino pane” ma Gesù risponde: “Sta scritto: Non di solo pane vivrà l’uomo…”; “Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù…” (dal pinnacolo del tempio) e Gesù replica: “Sta scritto anche: Non metterai alla prova il Signore Dio tuo”; e ancora “il diavolo lo portò sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria e gli disse: «Tutte queste cose io ti darò se, gettandoti ai miei piedi, mi adorerai»” ma Gesù ribatte: “Vattene, Satana! Sta scritto infatti: Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto” (cfr. Mt 4,1-11).
Quello che spesso manca al discepolo, al suo modo di relazionarsi alle persone, alle situazioni, ai beni è la mancanza di libertà rispetto al giudizio degli uomini e ai criteri premianti del mondo, ovvero, fama, possesso, potere.
Ma quale è il motivo? Perché siamo così così fragili? La mancanza di umiltà, la sola che, oltre ad indicarci la verità, ci consegna ad essa facendo spazio, nel nostro cuore, a Dio proprio attraverso la fede, frutto dell’umiltà e della carità che nasce, a sua volta, dalla fede.
L’umanità di Maria va colta a partire dall’Immacolata Concezione (l’assenza del peccato): è la prima salvata dal peccato ancor prima di cadervi, salvata più e meglio degli altri e quindi appartenente a Dio in modo unico per la sua grazia particolare che pone a servizio della Chiesa, così da cooperare in modo unico e singolare – con la sua intercessione materna – all’opera di salvezza a favore della Chiesa e del mondo.
Nel contesto di una festa tanto amata dai veneziani, permettetemi di rivolgere un pensiero ad Alberto Trentini che, ormai da più di un anno, è ristretto in carcere nel Venezuela. Nel confermare la nostra vicinanza a familiari ed amici, in particolare a mamma Armanda e papà Ezio, ci affidiamo nella preghiera alla sollecitudine materna della Madonna della Salute perché riesca a sciogliere i nodi che impediscono la positiva risoluzione della vicenda e così Alberto possa presto tornare libero.
L’Anno giubilare della speranza guardando con fiducia a Maria: lasciamo che entri nelle nostre vite e in quelle delle nostre famiglie! Perché ciò avvenga, custodiamo e teniamo Maria fra le nostre cose più care perché Gesù, dalla croce, ci ha chiesto proprio questo (Gv. 19,27).
Aggiungi La Voce di Venezia come fonte preferita su Google
Ieri 21 Novembre 2025 ho omaggiato personalmente nel suo tempio cioè nella Chiesa della Salute a Venezia, la meravigliosa Vergine Mesopanditissa “unde origo inde salus” cioè “da dove l’origine, lì la salvezza”, frase incisa al centro della Basilica della Salute, per ringraziarla di averci salvato dalla peste nel 1600.
Ho rivolto alla Vergine anche una supplica per me veramente urgente, perché quella che stiamo vivendo noi veneziani oggi è come una pandemia, intendo il terribile problema di non riuscire a trovare un alloggio per i veneziani che ne hanno bisogno nella città dove siamo nati e cresciuti, soprattutto giovani single, coppie e veneziani in generale :
“Sia concessa Mirabile Vergine un alloggio secondo le varie necessità per me, ai miei familiari, amici e a chiunque ne ha bisogno tra i veneziani del centro storico; chi è residente a Venezia e lo desidera, deve poter restare a vivere nel Rivo Alto senza difficoltà burocratiche e senza l obbligo di doversi accollare affitti assurdi. L ansia di trovare una casa non deve più esserci: per la cronaca a Venezia non ci sono altro che case sfitte e i pochi appartamenti costano un assurdità.
La Madonna ispiri i Governanti per creare disposizioni serie, a favore dei cittadini, per permetterci di vivere serenamente nella nostra città senza l ansia del turismo o di dover migrare per motivi burocratici; la Serenissima è di noi veneziani, NON è dei turisti.
Meravigliosa Vergine donaci questa grazia dal 2026 che significa Salute e non ansia del futuro”.
La pace El Bosega
La Madonna della Salute non è “un’altra Madonna”, ma sempre Maria, madre di Gesù, venerata a Venezia sotto un titolo legato alla peste del 1630. Non è patrimonio esclusivo dei veneziani, né fa distinzioni di ceto o classe: ieri come oggi è segno universale di speranza. Il problema delle case sfitte e degli affitti insostenibili non può essere risolto da una “Madonna di turno”, ma dalla responsabilità dei governanti e dalla scelta dei cittadini. La fede ispira, ma sono le istituzioni e la comunità che devono agire. Pensiamoci bene oggi e domani, quando andiamo a votare: la decisione è nostra.