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In Italia aumentano i centenari. Dove si vive di più

In Italia la longevità continua a crescere, e con essa il numero dei centenari. Un fenomeno che non smette di sorprendere gli studiosi, segno di un Paese che, nonostante il calo delle nascite e l’invecchiamento generale della popolazione, rimane uno dei laboratori naturali più significativi della longevità mondiale. Il confronto storico, riportato nel dettaglio da […]

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In Italia la longevità continua a crescere, e con essa il numero dei centenari. Un fenomeno che non smette di sorprendere gli studiosi, segno di un Paese che, nonostante il calo delle nascite e l’invecchiamento generale della popolazione, rimane uno dei laboratori naturali più significativi della longevità mondiale.

Il confronto storico, riportato nel dettaglio da Adnkronos, parla chiaro: tra i nati nel 1903 solo 20 ogni 100mila sono arrivati a compiere 105 anni; tra quelli del 1919 la cifra è salita a quasi 50. Una progressione lenta ma costante che testimonia come la sopravvivenza estrema non sia più un’eccezione, ma una possibilità concreta. Parallelamente, però, si assiste a un paradosso demografico: mentre la natalità diminuisce e si svuota la fascia più giovane della popolazione, cresce il numero di chi supera il secolo di vita. L’asse demografico del Paese si sposta così verso l’estremo più inatteso della curva vitale.

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Le regioni della longevità

Non tutte le regioni italiane invecchiano allo stesso modo. In valori assoluti, la Lombardia guida la classifica con quasi 4mila centenari, seguita da Lazio ed Emilia-Romagna, entrambe sopra quota duemila. Ma se si guarda alla longevità relativa, cioè al numero di centenari in rapporto alla popolazione, il quadro cambia. In cima alla graduatoria 2025 figura il Molise, con 61 centenari ogni 100mila abitanti. Un primato in parte legato alla dimensione ridotta della regione, ma comunque indicativo di un’Italia interna dove superare i cento anni è sempre meno raro.

La Liguria conferma invece la sua posizione storica tra le aree più longeve del Paese: 59,4 centenari ogni 100mila abitanti e un’età media che sfiora i 50 anni. Seguono Friuli-Venezia Giulia (55,4) e Toscana (49,1). A livello provinciale, la palma della longevità spetta a Isernia, con 78,7 centenari ogni 100mila residenti. Subito dietro figurano Nuoro (65,5), Siena e Gorizia (63,5), seguite dalle tre province liguri di Imperia, Genova e La Spezia, tutte intorno ai 61 centenari ogni 100mila abitanti.

La Sardegna continua a confermare il suo mito demografico: tra Barbagia e Ogliastra, la cosiddetta Blue Zone resta una delle aree del mondo con la maggiore concentrazione di ultracentenari. A Nuoro, per esempio, si contano 4,6 persone oltre i 105 anni ogni 100mila residenti, il dato più alto in Italia. Quest’anno si distingue anche la Valle d’Aosta, che ha visto crescere rapidamente la presenza di over 105: 2,4 ogni 100mila abitanti, mentre nel 2024 era in fondo alla classifica.

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L’Italia che invecchia in famiglia

Uno degli aspetti più rilevanti riguarda le condizioni di vita dei superanziani. Secondo i dati Istat, il 91% dei supercentenari vive ancora in famiglia, nella propria casa o in quella dei figli. Solo una minoranza risiede in RSA o in strutture assistenziali. Un dato che racconta la tenuta della rete familiare italiana, ancora oggi il principale presidio di cura e sopravvivenza nella terza – e quarta – età. L’ambiente domestico, le abitudini consolidate e la vicinanza dei propri cari sembrano avere un ruolo chiave nel sostenere l’equilibrio quotidiano di queste persone.

Uomini e donne oltre il secolo

Tra il 2009 e il 2025 sono 8.980 gli italiani che hanno superato i 105 anni. Di questi, ben 7.956 sono donne. La longevità estrema in Italia, come nel resto del mondo, ha dunque un volto prevalentemente femminile. La condizione sociale più diffusa è la vedovanza: l’86% delle ultracentenarie ha perso il partner, contro l’80% degli uomini. Le donne nubili sono il 12%, i celibi appena il 6%. Ma tra i coniugati la differenza si ribalta: il 14% degli uomini over 105 vive ancora con la moglie, mentre solo l’1% delle donne della stessa età è ancora sposata. Il vantaggio biologico femminile, dunque, si accompagna spesso a una più lunga solitudine.

La fotografia anagrafica dei centenari mostra anche un’Italia del passato, quella dei Giuseppe e delle Maria: nomi che dominavano le generazioni del Novecento ma che oggi sono quasi scomparsi. Nel 2023 solo lo 0,4% delle neonate si chiamava Maria e l’1,3% dei maschi Giuseppe, segno di una frattura culturale oltre che demografica.

I supercentenari, cioè coloro che hanno superato i 110 anni, sono 222 nel periodo 2009-2025. Solo 17 sono uomini. Al 1° gennaio 2025 ne risultano in vita 19, di cui uno solo di sesso maschile. Il decano d’Italia ha 111 anni e vive in Basilicata; la decana, 115, risiede in Campania.

A livello mondiale, il primato attuale appartiene alla britannica Ethel Caterham, 116 anni, e al brasiliano João Marinho Neto, 112. Tuttavia, la storia dei record di longevità è quasi interamente femminile: su dieci primati assoluti, dieci appartengono a donne. In cima resta Jeanne Calment, francese, morta nel 1997 a 122 anni. L’unica italiana tra i record mondiali è Emma Morano, vissuta 117 anni. Tra gli uomini, spiccano due sardi: Antonio Todde (112 anni e 346 giorni) e Giovanni Frau (112 anni e 172 giorni), entrambi nati, vissuti e morti nella stessa isola che continua a rappresentare un unicum genetico e ambientale.

L’ultima soglia della vita

Gli studi più recenti indicano una soglia biologica attorno ai 105 anni, età oltre la quale il rischio di morte smette di aumentare in modo esponenziale. Fino a quell’età la curva della mortalità è ripida: tra i 75 e gli 82 anni la probabilità di morire passa dal 2,3% al 5,2%; tra gli 85 e i 92 sale al 17,9%; e tra i 92 e i 105 raggiunge il 50%. Oltre quella soglia, però, il rischio si stabilizza: circa il 48% a 105 anni, mai oltre il 60% fino ai 112, con un picco massimo del 67% a 115 anni.

Gli studiosi definiscono questo fenomeno “plateau di mortalità”, una sorta di zona piatta in cui il rischio non cresce più. Chi supera i 105 anni sembra aver oltrepassato una selezione naturale: un mix di genetica, ambiente, fortuna e capacità di adattamento che consente di resistere più a lungo.

Si tratta di una minoranza minuscola ma costante: persone nate ai tempi della febbre spagnola e delle prime trasmissioni radiofoniche, oggi ancora vive in un Paese che si restringe e invecchia. Come osserva l’Istat, “superati i 105 anni, sopravvivere o morire ha all’incirca la stessa probabilità”. In altre parole, chi ha raggiunto quella soglia ha già battuto il tempo.

Mario Nascimbeni
Mario Nascimbeni
Giornalista professionista, collabora con testate nazionali. Ha base operativa a Roma, ma la sua professione lo porta in ogni parte del mondo.
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