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C’è un momento, nella vita, in cui il dolore smette di essere solo ferita e si trasforma in resistenza. È in quello spazio fragile e luminoso che nasce Ibisco rosso, romanzo d’esordio di Licia Calderaro, pubblicato da I Quaderni del Bardo Edizioni di Stefano Donno. Un libro che parla di sopravvivenza emotiva, di cicatrici e di coraggio, trasformando il simbolo di un fiore in una metafora universale: la possibilità di rinascere anche dopo gli inverni più duri.
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Ambientato in una Monopoli tanto reale quanto interiore, il romanzo racconta la storia di Francesca, una trentenne che vive sospesa tra presente e passato. Nelle sue giornate fatte di lavori precari e silenzi, risuona ancora l’eco del bullismo subito in adolescenza: derisioni, esclusioni, umiliazioni che hanno scavato nel corpo e nell’anima un solco profondo. “Mi hanno chiamata mostro, e io ci ho creduto”, confessa a un certo punto la protagonista, svelando la dimensione intima e devastante della sua ferita.
Calderaro affronta con sguardo lucido e compassionevole il tema del trauma psicologico, della depressione e della dismorfofobia, ma lo fa evitando qualsiasi tono pietistico. La sua prosa, asciutta e introspettiva, cerca la verità più che la consolazione. E così, il lettore si trova catapultato dentro le “urla represse” di Francesca, dentro il suo corpo che si sente sbagliato, dentro la sua mente che non riesce a tacere.
L’incontro con due figure maschili segna un punto di svolta nel racconto. Da un lato c’è Simone, il “carnefice” adolescenziale, colui che aveva contribuito a distruggerla con la violenza delle parole e dei gesti; dall’altro, Leonardo, un anziano ex alcolista che porta sul volto i segni di una vita vissuta ai margini, ma negli occhi una saggezza conquistata con il dolore. Sarà proprio lui a donarle un fiore di ibisco rosso, simbolo che attraversa tutto il romanzo come un filo invisibile.
“L’ibisco è fragile, ma rifiorisce ogni giorno”, le dice Leonardo, “e tu sei come lui: ti hanno spezzata, ma puoi rinascere, ancora e ancora.” È questa l’essenza del romanzo: la fragilità non come difetto, ma come condizione naturale e potente dell’essere umano.
Nel percorso di Francesca si intrecciano anche figure femminili complesse e vitali. C’è Anna, amica e quasi madre, portatrice di un dolore antico ma mai rinnegato, e c’è Angelique, l’apparente rivale che si rivela invece una sorella nell’esperienza della vulnerabilità. Attraverso di loro, Calderaro costruisce un discorso profondo sulla solidarietà femminile, come luogo di guarigione e di riconoscimento reciproco. La rinascita di Francesca, infatti, non avviene in solitudine, ma nel contatto con altre donne che, come lei, hanno imparato a ricucire i propri strappi.
Il linguaggio di Ibisco rosso è ricco di immagini poetiche e di contrasti: il mare di Monopoli, specchio e abisso; le cicatrici che diventano mappe; la pelle come confine e rivelazione. “Non si è nudi quando la pelle è scoperta,” scrive Calderaro, “ma quando si ha il coraggio di mostrarsi per quello che si è.” Una frase che racchiude tutta la poetica dell’autrice: il coraggio di spogliarsi non del corpo, ma delle maschere, dei silenzi, dei ruoli imposti.
In questo senso, Ibisco rosso può essere letto come un romanzo di formazione tardiva, un Bildungsroman dell’età adulta. Francesca non diventa “un’altra”, ma finalmente se stessa. Non dimentica il dolore, lo trasforma. Non perdona per dimenticare, ma per liberarsi. Il passato torna, ma non per annientarla: per permetterle di guardarsi negli occhi e smettere di sentirsi sbagliata.
Licia Calderaro costruisce la sua storia con una lingua precisa, intima, quasi cinematografica. Non ha paura della malinconia, anzi la usa come motore narrativo. Il risultato è un romanzo denso di emozioni, in cui la fragilità diventa gesto di ribellione, la solitudine diventa luogo di conoscenza, e il dolore diventa possibilità di luce.
L’autrice, nata a Monopoli nel 1987, non è nuova all’ambiente letterario: ha partecipato a progetti come Letture in quarantena (2020) e Scrittori e poeti si presentano (2024), ma con Ibisco rosso compie un salto decisivo, firmando un’opera prima matura, autentica, che colpisce per intensità e coerenza.
La casa editrice I Quaderni del Bardo Edizioni di Stefano Donno, con sede a Sannicola (LE), conferma ancora una volta la sua vocazione per la scoperta di voci nuove e coraggiose della narrativa contemporanea. Con la pubblicazione di Ibisco rosso, il marchio salentino consolida il proprio impegno nel dare spazio a scrittori che non temono di affrontare temi scomodi, sociali e profondamente umani.
In un panorama letterario spesso dominato da formule e rassicurazioni, Licia Calderaro propone un linguaggio spoglio e sincero, un romanzo che non cerca di piacere, ma di ferire e guarire allo stesso tempo. Ibisco rosso non è solo la storia di Francesca: è la storia di chiunque abbia dovuto imparare a convivere con la propria ombra, a credere di nuovo nel valore della propria voce, nella bellezza del proprio corpo, nella possibilità di un domani diverso.
Alla fine, il fiore di ibisco rosso, simbolo di “determinazione, coraggio, indipendenza e fiducia in sé stessi”, diventa il manifesto di un’intera generazione di “anime nuove” che non vogliono più sopravvivere, ma vivere pienamente. Una dichiarazione d’amore verso la fragilità, quella vera, che non si nasconde e non chiede scusa.
Con Ibisco rosso, Licia Calderaro ci ricorda che anche dal dolore più profondo può nascere qualcosa di luminoso. Perché la fragilità, se accolta, è la forma più autentica di forza.
Dettagli del volume:
- Titolo: Ibisco rosso
- Autrice: Licia Calderaro
- Editore: I Quaderni del Bardo Edizioni di Stefano Donno
- Data di pubblicazione: Prima edizione, Ottobre 2025
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