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Dopo quindici mesi di restrizioni tra carcere e arresti domiciliari, l’ex assessore alla Mobilità del Comune di Venezia, Renato Boraso, è tornato a muoversi in libertà, seppur limitata. La misura cautelare che lo obbligava a rimanere ai ‘domiciliari’ nella propria abitazione è stata revocata dal giudice per le indagini preliminari, che ha disposto per lui “solo” l’obbligo di dimora nella municipalità di Favaro Veneto, il suo territorio d’origine.
Dalla detenzione alla libertà vigilata
Boraso era stato arrestato nell’ambito dell’inchiesta “Palude”, che ha coinvolto diversi esponenti politici e imprenditori del territorio. I primi quattro mesi li ha trascorsi in carcere a Padova, seguiti da oltre dieci mesi ai domiciliari. Lo scorso 9 settembre, durante un’udienza, ha patteggiato una condanna a tre anni e dieci mesi di reclusione, con 15 mesi già scontati, e un risarcimento di 308 mila euro, ottenuto attraverso la vendita di un immobile in Cadore.
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Scopri come fare
Le accuse a suo carico riguardavano episodi di corruzione: secondo la Procura, avrebbe ricevuto denaro dagli imprenditori Fabrizio Ormenese e Daniele Brichese in cambio di informazioni privilegiate sugli appalti pubblici e per influenzare la predisposizione dei disciplinari di gara.
La difesa ha chiesto la revoca degli arresti domiciliari. La relazione dei pubblici ministeri Federica Baccaglini e Roberto Terzo ha aperto la strada a una misura meno restrittiva, poi formalizzata dal gip Carlotta Franceschetti. Da metà settembre Boraso può dunque lasciare la propria abitazione, ma con il vincolo di non allontanarsi dai confini di Favaro.
Le indagini ancora aperte
Il procedimento non è concluso. Rimane infatti in piedi un altro filone dell’inchiesta, che riguarda la vendita di Palazzo Papadopoli al magnate di Singapore Ching. Secondo l’accusa, Boraso avrebbe ricevuto 73 mila euro per favorire la cessione a un prezzo ridotto, da 14 a 10,8 milioni di euro. La difesa sostiene che quella cifra rappresentasse il valore reale dell’immobile. Per questa vicenda è fissata un’udienza preliminare davanti al gup l’11 dicembre.
Il ritorno a Favaro
Nelle scorse settimane l’ex assessore ha ricominciato a farsi vedere tra le strade di Favaro, dove risiedono i suoi genitori e la figlia maggiore. Le prime uscite sono state prudenti: alcune commissioni, visite ai familiari e incontri con conoscenti. In più di un’occasione i residenti lo hanno salutato, trovandolo visibilmente dimagrito e provato dall’esperienza detentiva.
Il legame con la comunità resta forte. Boraso è cresciuto a Favaro, dove ha mosso i primi passi politici e consolidato rapporti personali e professionali. Boraso aveva costruito la propria immagine come amministratore vicino ai cittadini. In opposizione si era distinto per iniziative clamorose, dalle proteste contro il tram con trattori e seggiole fino alle contestazioni sulla Ztl. Con l’ingresso in giunta aveva poi assunto deleghe di rilievo, guadagnandosi una solida base di consenso tra Favaro, Campalto, Tessera e Dese.
L’inchiesta ha interrotto bruscamente questa parabola, e negli ultimi mesi non sono mancati segnali di presa di distanza da parte di chi un tempo lo aveva sostenuto. Tuttavia, nel territorio dove vive e lavora la sua famiglia, il ritorno in libertà, seppur limitata, è stato accolto con discrezione e attenzione.
Un percorso in salita
Il cammino di Boraso come uomo libero, seppur con vincoli, resta segnato dalle difficoltà di reinserimento e dall’attesa degli sviluppi giudiziari. La famiglia lo assiste con riservatezza, mentre lui evita i riflettori e mantiene un profilo basso. La comunità di Favaro, consapevole della delicatezza della situazione, osserva da vicino questa nuova fase della sua vicenda personale e politica. Il prossimo passaggio sarà l’udienza di dicembre, che potrebbe chiarire ulteriormente il quadro giudiziario. Fino ad allora, la vita di Boraso rimarrà circoscritta entro i confini di Favaro, tra i luoghi in cui è nato politicamente e quelli che oggi segnano la sua quotidianità.
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Il piu’ pulito ha la rogna !
uomo arrogante e presuntuoso lo avrei lasciato in galera io altrochè libero !
Che schifo
Hai ragione Chicco, che schifo… Ma non tanto per Boraso che torna a Favaro con l’obbligo di dimora, quanto per il fatto che abbiamo una parlamentare europea pluricondannata stipendiata da noi come se nulla fosse. Ma tranquillo, il tempo è galantuomo… e anche il calendario giudiziario prima o poi fa il suo dovere. Nel frattempo, godiamoci il grande ritorno: Favaro come nuova sede del pentimento politico. Prossima fermata: confessionale in piazza.
Hai ragione, anche a me Santanchè, Berlusconi, Salvini, Giuli, Brugnaro…. sempre lì come se nulla fosse
Berlusconi? Non credo proprio possa andare da nessuna parte, volente o nolente. Quando si dice avercela con qualcuno anche dopo la morte
Parli della Montanarulli ?
La banda dei Onti