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Una lite per il possesso di un telefono cellulare è sfociata in un episodio di violenza domestica che ha portato all’arresto di una donna veneziana di 48 anni. La vicenda, avvenuta nei giorni scorsi tra i sestieri di Cannaregio e Castello, si inserisce in un contesto di relazioni personali deteriorate e ha avuto come esito un provvedimento restrittivo nei confronti della protagonista.
Secondo la ricostruzione, la donna si è presentata davanti all’abitazione della sua ex migliore amica, oggi compagna del suo ex compagno. Convinta che all’interno dell’appartamento si trovasse anche l’uomo, ha iniziato a gridare insistentemente chiedendo la restituzione di un telefono cellulare che sosteneva essere di sua proprietà. Al rifiuto di aprire la porta, la 48enne ha dato in escandescenze.
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Armata di alcuni utensili da cucina, tra cui un coltello e un forchettone, ha danneggiato una finestra al piano terra, riuscendo a mandare in frantumi il vetro e ad afferrare alcuni oggetti che si trovavano sulla scrivania, tra cui un pacchetto di sigarette, una confezione di medicinali e, soprattutto, il cellulare rivendicato come proprio.
Le urla e i rumori hanno attirato l’attenzione dei vicini, che hanno allertato il 113. Poco dopo, gli agenti della polizia di Stato sono intervenuti e hanno fermato la donna, che nel frattempo era ancora all’esterno dell’edificio.
Portata in questura, la 48enne è stata arrestata con l’accusa di furto aggravato in abitazione. Il giorno successivo è comparsa davanti al giudice monocratico del Tribunale di Venezia per il processo con rito direttissimo. In aula ha ammesso di aver rotto la finestra e di aver preso il telefono, spiegando di ritenere che le appartenesse perché acquistato da lei. Ha inoltre dichiarato di essere stata in passato vittima di violenze da parte dell’ex compagno, mentre l’uomo avrebbe riferito di essere stato a sua volta oggetto delle insistenze della donna dopo la separazione.
Il quadro rimane complesso e non del tutto chiarito, tanto che la polizia prosegue le indagini per verificare le opposte versioni fornite dai protagonisti. Intanto, il pubblico ministero ha chiesto l’applicazione di una misura cautelare, ritenendo l’episodio indice di un comportamento potenzialmente pericoloso.
Il giudice Raffaele Incardona ha disposto il divieto di dimora nel territorio veneziano per la donna, accogliendo la richiesta dell’accusa. Il suo difensore, l’avvocato Tommaso Lenarda, aveva chiesto una misura meno restrittiva, come l’obbligo di firma, sottolineando l’assenza di precedenti penali e la particolare condizione di fragilità dell’assistita, priva di una residenza stabile da oltre due anni.
Il processo è stato rinviato a dicembre per consentire ulteriori approfondimenti. Nel frattempo, la donna dovrà attenersi al divieto di dimora. Nessuna persona è rimasta ferita durante l’episodio, ma la vicenda mette in evidenza quanto dinamiche personali irrisolte possano rapidamente degenerare in situazioni di conflitto penale.
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