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Massimo Zen può uscire dal carcere con la Grazia. Sparò e uccise un ladro in fuga. 550mila euro il risarcimento

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha concesso la grazia a quattro detenuti, tra i quali Massimo Zen, ex guardia giurata di Cittadella. La sua vicenda, iniziata nel 2017 con l’uccisione di un uomo in fuga dopo un tentato furto, è diventata negli anni un caso politico e giudiziario di grande rilevanza, soprattutto in Veneto. […]

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Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha concesso la grazia a quattro detenuti, tra i quali Massimo Zen, ex guardia giurata di Cittadella. La sua vicenda, iniziata nel 2017 con l’uccisione di un uomo in fuga dopo un tentato furto, è diventata negli anni un caso politico e giudiziario di grande rilevanza, soprattutto in Veneto.

L’episodio del 2017: gli spari contro l’auto dei ladri in fuga

Nella notte del 22 aprile 2017, intorno alle 4.45, Massimo Zen era in servizio per l’istituto di vigilanza Rangers della Battistolli. Durante il turno intercettò via radio l’inseguimento di una Bmw con a bordo tre uomini sospettati di assalti a bancomat nella provincia di Treviso. Zen, alla guida della propria auto di servizio, decise di posizionarsi di traverso lungo via Pomini, a Barcon di Vedelago, per rallentare o bloccare il passaggio del veicolo.

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Quando l’auto con i fuggitivi si avvicinò, Zen esplose tre colpi di pistola ad altezza uomo. Uno dei proiettili raggiunse alla testa Manuel Major, 36 anni, che si trovava sul lato passeggero. L’auto percorse ancora alcuni metri prima di fermarsi; due complici riuscirono a fuggire, mentre Major fu soccorso ma morì tre giorni dopo all’ospedale di Treviso.

Zen sostenne di aver agito in legittima difesa, anche in ragione della presenza di una pistola nelle vicinanze del veicolo, rivelatasi però di plastica. Le indagini accertarono successivamente che quell’arma era stata collocata sul posto da un collega del vigilante per rafforzarne la versione.

Il processo e le condanne

Il procedimento giudiziario concluse che Zen aveva predisposto un posto di blocco non autorizzato, fuori dal perimetro di un obiettivo vigilato, e che era consapevole dell’illegittimità dell’uso dell’arma contro persone in fuga.

Nel 2019 il tribunale lo condannò a nove anni e mezzo di reclusione per omicidio volontario. In appello la condanna fu confermata e, nel giugno 2023, la Cassazione ribadì la sentenza. Zen venne portato in carcere a Montorio il 17 giugno 2023, dopo oltre sei anni dai fatti.

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Durante gli anni di processo, il dibattito politico si concentrò sul tema della legittima difesa. Esponenti della Lega sostennero più volte la sua scarcerazione, presentando richieste di grazia e iniziative pubbliche. Il caso di Zen fu spesso accostato a quello di altri commercianti o vigilanti che avevano reagito armati a rapine e furti.

Le richieste di grazia

La prima istanza di grazia presentata nel 2024 fu respinta, poiché non era stato ancora definito il risarcimento ai familiari della vittima. Successivamente l’assicurazione dell’istituto di vigilanza per cui lavorava Zen versò 550mila euro come somma concordata.

Una seconda richiesta, accompagnata da una petizione online con migliaia di firme, fu presentata nel giugno 2024 dal consigliere regionale leghista Giulio Centenaro. La domanda includeva anche motivazioni legate alle condizioni di salute di Zen, che in carcere aveva perso molto peso a causa di problemi odontoiatrici non trattati.

La decisione del Quirinale

Il 24 settembre 2025 il presidente Mattarella ha concesso una grazia parziale a Massimo Zen. Il provvedimento ha estinto tre anni e tre mesi della pena ancora da espiare, in considerazione del parere favorevole del magistrato di sorveglianza, del risarcimento del danno già effettuato e delle condizioni di salute del detenuto.

A seguito di questa decisione, la pena residua non supera i quattro anni di reclusione. Ciò apre la possibilità, per il tribunale di sorveglianza, di applicare misure alternative al carcere, come l’affidamento in prova ai servizi sociali.

Zen, che aveva già scontato oltre due anni di detenzione, potrà dunque accedere a un percorso di reinserimento che prevede anche attività riparative.

Le reazioni e le prospettive

La notizia della grazia ha avuto immediata eco in Veneto. I familiari hanno accolto il provvedimento come la fine di un periodo di sofferenza, sottolineando la possibilità per Zen di tornare a curarsi e a vivere con i suoi cari. Il sindaco di Cittadella si è dichiarato disponibile ad accogliere l’eventuale affidamento ai servizi sociali.

Dal mondo politico non sono mancate valutazioni contrastanti. Da un lato, esponenti della Lega hanno rivendicato la battaglia per la scarcerazione, dall’altro il legale della famiglia Major ha ribadito la piena legittimità delle condanne pronunciate nei tre gradi di giudizio, evidenziando che la grazia non modifica la verità processuale.

Gli altri provvedimenti di grazia

Contestualmente alla decisione su Massimo Zen, il presidente Mattarella ha firmato altri tre provvedimenti di clemenza. Il primo riguarda Gabriele Finotello, 34 anni, di Porto Viro, condannato per l’omicidio del padre nel 2021. L’uomo aveva colpito a martellate il genitore dopo anni di violenze domestiche. In questo caso la grazia ha estinto l’intera pena residua di oltre quattro anni, tenendo conto del contesto familiare e delle condizioni di salute del condannato.

Un altro provvedimento ha interessato Patrizia Attinà, condannata a due anni e otto mesi per furto ed estorsione. Infine, la grazia è stata concessa ad Ancuta Strimbu, che stava scontando nove anni e sette mesi per reati legati a estorsione e droga.

Un atto di clemenza e le sue implicazioni

La grazia presidenziale, istituto previsto dall’ordinamento italiano, non cancella il reato ma riduce la pena. Nel caso di Zen, la decisione è stata presa sulla base di elementi giuridici e umanitari, in un quadro che aveva assunto rilevanza pubblica e politica.

Il ritorno in libertà dell’ex vigilante segna una svolta in una vicenda che ha diviso l’opinione pubblica per anni, e mentre i familiari della vittima hanno più volte sottolineato il valore delle sentenze emesse dai tribunali, i sostenitori di Zen hanno continuato a presentarlo come un uomo che avrebbe agito nel tentativo di proteggere la comunità.

Con il provvedimento del Quirinale, la vicenda entra ora in una fase nuova, nella quale la giustizia penale e le misure alternative potranno definire il percorso conclusivo della pena.

Mario Nascimbeni
Mario Nascimbeni
Giornalista professionista, collabora con testate nazionali. Ha base operativa a Roma, ma la sua professione lo porta in ogni parte del mondo.
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