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Come Eravamo. “Ma va a nuar co ea toa”. Di Enzo Pedrocco

Venezia, come eravamo << MA VA A NUAR CO EA TOA >> ! Foto della fine dell’ Ottocento – reperita fortuitamente in Internet – che documenta come, un tempo, i bambini veneziani imparassero a nuotare nei canali e rii del centro storico aiutandosi in genere con un’asse di legno: la stessa che le loro mamme […]

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Foto della fine dell’ Ottocento – reperita fortuitamente in Internet – che documenta come, un tempo, i bambini veneziani imparassero a nuotare nei canali e rii del centro storico aiutandosi in genere con un’asse di legno: la stessa che le loro mamme adoperavano per lavare i panni della famiglia.

Di qui, ancorché oggi nessun bambino lo faccia più, preferendo salvagenti e ciambelline gonfiabili al mare o in piscina, un’espressione dialettale ancora in uso a Venezia, quantomeno tra i più anziani, per mandare a quel paese qualcuno o per rimproverargli di aver affermato una balla, una castroneria… eccetera: “Ma va a nuar co ea toa”!

Enzo Pedrocco

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8 persone hanno commentato. La discussione è aperta...

    • Più che balla o castroneria era usato per prendere in giro uno che non era capace di fare bene una cosa elementare come saper nuotare a Venezia.
      Comunque era un metodo usato per imparare a nuotare migliore della corda legata sotto i “scagi”.

  1. per quanto riguarda la lingua veneziana, al fine di non scrivere strafalcioni, suggerisco sommessamente di andare a leggere ad esempio “I rusteghi” di Carlo Goldoni commedia appunto in veneziano e pubblicata in varie edizioni, ad es. anche da Einaudi.

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