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Grave episodio nella mattinata del 16 giugno all’Ospedale Civile di Chioggia. Un paziente “esagitato” ha dato in escandescenze creando forte tensione tra pazienti e personale sanitario.
L’uomo è entrato nel Pronto Soccorso dell’Ospedale Civile di Chioggia già visibilmente agitato e da subito lamentava un forte mal di denti. La cura, però, non ha dato gli esiti sperati in quanto è uscito pochi minuti dopo in custodia alle Forze dell’Ordine, dopo aver infranto con una testata il vetro del triage. Si tratta dell’ennesimo episodio di violenza consumato in un presidio sanitario che riaccende con forza il dibattito sulla necessità di rafforzare la sicurezza nei Pronto Soccorso, troppo spesso teatro di aggressioni, insulti e danneggiamenti.
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Scopri come fare
Secondo la ricostruzione fornita dalla direzione sanitaria e confermata dalle autorità, il fatto è accaduto intorno alle ore 11 di ieri, lunedì 16 giugno. Il protagonista, un giovane italiano di circa trent’anni, apparentemente non residente a Chioggia e non conosciuto ai servizi sanitari locali, si è presentato al triage in stato di alterazione, rifiutandosi subito di fornire le proprie generalità. Ha riferito al personale infermieristico di essere afflitto da un forte dolore ai denti e di voler parlare con un dentista.
Tuttavia, come precisato dalla direzione dell’Ulss 3 Serenissima, lo specialista odontoiatrico non è disponibile per le urgenze ambulatoriali nei giorni festivi e il lunedì. Gli operatori, valutata la situazione, hanno dunque proposto al giovane una terapia antalgica come primo intervento per alleviare il dolore. A quel punto l’uomo sembrava intenzionato ad allontanarsi volontariamente dalla struttura. Ma dopo pochi istanti è tornato indietro, si è diretto con decisione verso il bancone del triage e ha sferrato una violenta testata contro il vetro di protezione, mandandolo in frantumi.
Fortunatamente nessun operatore né paziente è rimasto fisicamente ferito. Il gesto ha però generato un clima di forte tensione, panico e preoccupazione tra i presenti. L’allarme è stato immediato. Le forze dell’ordine, allertate dal personale sanitario, sono giunte in pochi minuti e hanno preso in custodia il soggetto, che non ha opposto resistenza. È stato accompagnato in caserma per l’identificazione e per accertamenti, volti a comprendere se il gesto fosse riconducibile all’uso di sostanze stupefacenti o a problematiche psichiatriche.
Nessuna tolleranza per le aggressioni: la reazione dell’Ulss
La direzione sanitaria dell’Ospedale di Chioggia ha voluto esprimere pubblicamente solidarietà e ringraziamento al personale del Pronto Soccorso per la gestione professionale e tempestiva dell’episodio. “Situazioni come queste — ha spiegato l’Ulss 3 in una nota — non possono più essere considerate eventi isolati. Nei Pronto Soccorso si manifesta una crescente ondata di disagio sociale che sfocia troppo spesso in atti violenti. Il personale sanitario non può essere lasciato solo a fronteggiare questi rischi: servono strumenti adeguati e presidi di sicurezza permanenti”.
Anche il sindaco di Chioggia, Mauro Armelao, è intervenuto sulla vicenda, parlando di “un fatto grave e inaccettabile” e rilanciando con forza l’idea di un presidio fisso di polizia all’interno dell’ospedale. “Non possiamo più permettere che operatori sanitari, già sotto pressione per il loro carico di lavoro, siano anche esposti a rischi di aggressione. Serve un intervento concreto, e lo porterò all’attenzione del prefetto nel prossimo comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica”.
Duro anche il commento del consigliere regionale della Lega, Marco Dolfin, che ha definito l’episodio “una follia gratuita che avrebbe potuto causare gravi conseguenze”. Dolfin ha rilanciato la necessità di “protocolli più rigidi” e di “misure di sicurezza stabili, come presidi fissi di vigilanza nei punti più esposti, incluso il Pronto Soccorso di Chioggia”.
La risposta dell’Ulss: formazione, protocolli e denunce
L’Ulss 3 Serenissima ha già avviato da tempo una collaborazione con la Prefettura e le forze dell’ordine per la gestione di episodi di violenza nelle proprie strutture. È attivo un protocollo che prevede percorsi formativi per gli operatori sanitari, con l’obiettivo di riconoscere tempestivamente segnali di comportamenti violenti, soprattutto nei casi legati a disturbi psichiatrici o a situazioni di dipendenza da sostanze. L’obiettivo non è solo contenere le crisi, ma prevenirle con una rete integrata di vigilanza e assistenza.
Dal 2020, inoltre, le aggressioni al personale sanitario sono considerate un reato aggravato. La legge prevede pene più severe per chi minaccia o colpisce medici, infermieri o altri operatori, sia all’interno delle strutture sanitarie che nelle loro pertinenze.
Un problema sistemico: i dati confermano l’emergenza
L’episodio di Chioggia si inserisce in un contesto più ampio che riguarda tutta Italia. Secondo recenti dati del Ministero della Salute, ogni anno si registrano migliaia di episodi di violenza contro il personale sanitario, con una netta prevalenza di aggressioni verbali, ma con un numero crescente di attacchi fisici. Le situazioni più a rischio restano i Pronto Soccorso, i reparti psichiatrici e le ambulanze in servizio di emergenza.
Gli operatori sanitari, soprattutto dopo la pandemia, denunciano un peggioramento delle condizioni di lavoro non solo sul piano materiale ma anche psicologico, legato al clima di aggressività crescente da parte di pazienti e familiari.
Alla fine, il vetro del triage potrà essere sostituito, ma il segnale lanciato da questo episodio non può essere ignorato. Il tema della sicurezza in ospedale non è più rinviabile. Il personale sanitario merita luoghi di lavoro protetti, così come i cittadini hanno diritto a ricevere cure in un contesto sereno.
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