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Il sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro, ha voluto chiarire la sua posizione in merito alla controversia legata all’elenco di nomi rinvenuto nell’ambito dell’inchiesta “Palude”. Il documento, trovato nella cartellina del vice capo di gabinetto del primo cittadino, non sarebbe, secondo Brugnaro, una “black list” di oppositori politici, cittadini o giornalisti che hanno “parlato male di lui”, bensì un semplice promemoria.
Luigi Brugnaro ha parlato ieri nel corso di un evento pubblico, ed ha spiegato che l’elenco raccoglieva i nomi di persone che lo avevano offeso e che lo avrebbe voluto sottoporre ai propri legali al termine del suo mandato, per valutare eventuali azioni legali. “Era una lista privata – ha dichiarato Brugnaro – utile per una valutazione giuridica. In quei documenti è evidente come io sia stato oggetto di insulti”.
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Il primo cittadino ha inoltre sottolineato come il documento sia emerso soltanto a seguito dell’inchiesta, ribadendo che “questa è la città del no, e per fare le cose si viene persino minacciati di morte”. Brugnaro ha poi difeso il riferimento ai giornalisti presenti nell’elenco, sostenendo che non si trattava di un atto intimidatorio, ma di una reazione alle offese ricevute, sottolineando la differenza tra critica e attacco personale.
In chiusura, il sindaco ha ribadito la sua posizione: “Non si tratta di una lista di proscrizione, ma di un semplice appunto per capire chi, eventualmente, meritasse una denuncia. Io sono la parte offesa”.
La scoperta della “Lista nera” aveva fatto molto scalpore in città. La notizie era stata lanciata dal quotidiano La Nuova Venezia, durante le perquisizioni agli uffici del Comune di Venezia, per la nota indagine sulla presunta corruzione, era stata rinvenuta una lista contenente i nomi di coloro che avrebbero criticato o contrastato l’operato del primo cittadino. Il documento sarebbe stato trovato in una cartella intitolata “Contenzioso” nell’ufficio di Derek Donadini, vice capo di gabinetto di Brugnaro, anche lui indagato nell’inchiesta.
La lista risale al periodo tra il 2020 e il 2021 e include una serie di persone, tra cui privati cittadini, giornalisti, scrittori e politici, etichettati come “nemici”. Ogni voce della lista è accompagnata da dettagli specifici: il nome e cognome, una sintesi del contenuto dell’offesa, il mezzo utilizzato per la comunicazione, la gravità dell’offesa (indicato con un punteggio da 1 a 5) e un’ipotetica quantificazione del danno, sebbene quest’ultima risulti incompleta.
Alcuni dei documenti correlati fanno riferimento agli articoli pubblicati dal quotidiano Domani, che ha trattato i presunti conflitti di interesse legati a Brugnaro, e alle inchieste della trasmissione televisiva Report, che ha approfondito la vicenda della cessione dell’area dei Pili. Le indagini proseguono e gli sviluppi potrebbero portare a ulteriori rivelazioni.
Tra i personaggi noti, il regista e sceneggiatore Giovanni Veronesi, che sui social aveva inventato il termine “Sultanato del Brugnei”. Altre note riguardano affermazioni dei gruppi politici dell’opposizione come “Terra e Aqua” e “Tutta la città insieme”, e infine pagine Facebook locali e persino alcune a contenuto satirico che avevano “Preso in giro” il sindaco.
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Ad onore di cotanta meticolosità politica s’attende e spera nell’istituzione della: “Giornata del Promemoria”.
Come arrampicarsi sugli specchi con le unghie. Sentite lo stridio del raschio? Si vanta tanto della sua onestà e di quanto ha fatto per Venezia. Si dimetta allora e impegni il suo presioso tempo direttamente negli affari personali senza mettere naso su quelli pubblici.