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Affitti brevi, tra check-in, crypto box e Cin: cosa cambia

Affitti brevi: Cambiano le regole presentando nuove sfide per il settore turistico. E’ infatti questo un settore da anni al centro di dibattiti politici e sociali ed ora sta affrontando un’importante fase di svolta. Il Viminale ha introdotto nuove regole per disciplinare una pratica che, se da un lato garantisce l’economia turistica, dall’altro solleva questioni […]

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Affitti brevi: Cambiano le regole presentando nuove sfide per il settore turistico. E’ infatti questo un settore da anni al centro di dibattiti politici e sociali ed ora sta affrontando un’importante fase di svolta.
Il Viminale ha introdotto nuove regole per disciplinare una pratica che, se da un lato garantisce l’economia turistica, dall’altro solleva questioni di sicurezza e convivenza urbana recependo le proteste che arrivano ormai da più parti.
Dal divieto di identificazione remota degli ospiti allo stop definitivo all’utilizzo dei locker per le chiavi, il governo punta a bilanciare esigenze di sicurezza e sostenibilità sociale, contrastando fenomeni come l’overtourism e la concorrenza sleale.

Locker e self check-in: il tramonto di un’era

A partire dalla fine del 2024, le strutture ricettive non potranno più affidarsi al self check-in tramite keybox, uno strumento molto diffuso per facilitare l’accesso degli ospiti. Questa modalità permetteva ai turisti di entrare in possesso delle chiavi dell’appartamento senza la presenza dei proprietari o dei gestori, semplicemente ricevendo la combinazione per aprire la “scatoletta” che conteneva le chiavi, una pratica che ha sollevato crescenti critiche da parte delle comunità locali e degli amministratori pubblici.

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Scopri come fare

Un esempio eclatante della tensione tra residenti e gestori di affitti brevi si è verificato a Roma lo scorso ottobre, quando alcuni cittadini hanno sabotato i locker in segno di protesta. Al posto delle cassettine, i manifestanti hanno lasciato cartelli con messaggi provocatori, come un riferimento a Robin Hood, per denunciare il “turismo mordi e fuggi” che, secondo loro, “aliena i residenti e svende la città”.

Adesso, però, i locker spariranno per legge, come stabilito dalla circolare firmata dal capo della Polizia, Vittorio Pisani. Questo intervento in realtà è mirato a garantire un controllo più rigoroso dell’identità degli ospiti, imponendo verifiche de visu e la comunicazione dei dati alla questura competente.

Sicurezza e prevenzione sono l’obiettivo
Le nuove disposizioni non si limitano a questioni di decoro urbano o regolamentazione economica. La motivazione principale risiede nella necessità di prevenire rischi per la sicurezza pubblica. In un contesto internazionale segnato da instabilità geopolitica e intensificazione del terrorismo, il governo italiano ha deciso di stringere le maglie sui controlli degli ospiti in arrivo, specie in vista del Giubileo del 2025, evento che attirerà milioni di pellegrini nella capitale.

Secondo quanto riportato nella circolare del Viminale, l’obiettivo è impedire che le locazioni brevi possano essere sfruttate da persone pericolose o collegate a reti criminali. La stretta si colloca in un quadro più ampio di misure precauzionali per affrontare un momento storico particolarmente delicato.

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Le novità, tutti contenti?

Gli operatori del settore non condividono un grande entusiasmo per le novità. Molti proprietari si dichiarano impreparati ad affrontare l’ondata di cambiamenti normativi. Una recente indagine ha rilevato che il 33% dei proprietari non era nemmeno a conoscenza delle nuove regole relative al Codice Identificativo Nazionale (CIN), obbligatorio dal 1° gennaio 2025.

Cos’è il CIN, il nuovo obbligo per i gestori di affitti brevi? 

Oltre al controllo di persona degli ospiti, gli affitti brevi dovranno rispettare l’obbligo di registrazione presso la Banca Dati Strutture Ricettive (Bdsr). Questo sistema introduce il CIN, un codice identificativo che dovrà essere esposto all’esterno delle strutture e riportato in ogni annuncio pubblicitario, indipendentemente dalla piattaforma utilizzata.

L’obiettivo è duplice: garantire trasparenza e permettere una verifica più semplice del rispetto delle normative. Per ottenere il CIN, i proprietari dovranno presentare una dichiarazione che attesti la conformità dell’immobile ai requisiti di sicurezza e urbanistici. Tuttavia, l’introduzione di queste norme ha incontrato diverse difficoltà pratiche.

Secondo i dati raccolti, a metà novembre 2024 solo il 20% dei proprietari era pronto ad adeguarsi alla normativa. Molti, scoraggiati dalla complessità burocratica, hanno dichiarato l’intenzione di continuare a operare senza rispettare le nuove regole.

Ma il settore degli affitti brevi si trova a un bivio: dopo tanti anni di far west in cui si sono infilate anche le piattaforme online con guadagni milionari, oggi si presentano anche le necessità di sicurezza e sostenibilità. Le nuove normative mirano a creare un equilibrio tra le esigenze turistiche, la sicurezza e la vivibilità delle città. Ma anche l’obbligo del CIN potrebbe rappresentare un banco di prova per testare le capacità del governo di far rispettare le nuove regole. Se da una parte questa misura offre una maggiore trasparenza e tutela i consumatori, dall’altra potrebbe alimentare un mercato sommerso, con proprietari che scelgono di non adeguarsi alla legge. E chi vive in una città turistica ha ben presente quanto sia difficile fare emergere il “sommerso”.

Oggi resta da vedere come tutti, città e gli operatori del settore, si adatteranno a queste nuove sfide, e il “giro di boa” è previsto dal primo gennaio 2025. Il successo di queste misure dipenderà dalla capacità di bilanciare sostenibilità e rispetto per la capacità imprenditoriale, in un settore che rappresenta ormai l’immagine del Paese a livello internazionale come e forse più di quello alberghiero.

Mario Nascimbeni
Mario Nascimbeni
Giornalista professionista, collabora con testate nazionali. Ha base operativa a Roma, ma la sua professione lo porta in ogni parte del mondo.
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