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I dati diffusi dall’Istat confermano un trend preoccupante per l’Italia: il calo delle nascite si fa sempre più evidente. Nel 2023 sono stati registrati 379.890 nuovi nati, un decremento di 13mila rispetto all’anno precedente, pari a una diminuzione del 3,4%. In termini assoluti, ciò si traduce in poco più di sei nascite ogni mille abitanti. E le proiezioni per il 2024 non sono migliori: nei primi sette mesi dell’anno, il numero di nuovi nati è già inferiore di 4.600 unità rispetto allo stesso periodo del 2023.
Le nuove stime delineano un quadro di un Paese dove si fanno sempre meno figli e le neomamme sono sempre più avanti con l’età. L’età media delle donne italiane al primo figlio è infatti salita a 31,7 anni, quasi quattro anni in più rispetto al 1995, quando la media era di 28 anni. Complessivamente, l’età media al momento del parto è aumentata leggermente rispetto al 2022, passando da 32,4 a 32,5 anni, con una differenza significativa tra italiane (33 anni) e straniere (29,7 anni).
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Altro dato rilevante è l’aumento dei bebè nati fuori dal matrimonio, che nel 2023 rappresentano il 42% del totale, con un incremento dello 0,8% rispetto all’anno precedente.
Guardando indietro al 2008, anno in cui si è registrato il numero più alto di nascite di questo secolo, si osserva un calo del 34% nel 2023. Anche i primogeniti sono in diminuzione, con un -3% rispetto al 2022, tornando così ai livelli del 2021. Inoltre, il calo non riguarda solo le famiglie italiane: anche le nascite da genitori stranieri, che rappresentano il 21,3% del totale, sono in flessione. Nel 2023 si sono contati 80.942 neonati stranieri, rispetto agli 82.216 dell’anno precedente.
A livello regionale, l’Emilia-Romagna si distingue per la più alta incidenza di nascite da genitori stranieri, pari al 21,9% del totale. Tra le altre regioni del Nord, Liguria e Lombardia registrano un nato su cinque da genitori stranieri, mentre al Centro spicca la Toscana con un 18,1%. In contrasto, nel Mezzogiorno la percentuale è molto più bassa, con il minimo in Sardegna (3,9%) e il massimo in Abruzzo (10%).
Questi numeri evidenziano una crisi demografica che potrebbe avere profonde ripercussioni sul futuro del Paese, e accendono nuovamente il dibattito sulle politiche a sostegno delle famiglie e della natalità in Italia.
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I soliti articoli che ritengo superficiali (non solo questo, ma tutti sul tema), perché snocciolano numeri senza indicarne la causa.
Ad oggi mettere al mondo un figlio significa accendere un mutuo e con il costo della vita e gli stipendi molto al di sotto di tutte le medie è logico che la natalità diminuisce.
PS: anche i bangla dell’altro commento si stanno adattando, almeno in questo settore.
ma come? con tutte le bangla che figliano peggio dei conigli?
ormai l’italia è color cioccolatino sbiadito