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Dopo un anno di dibattiti e polemiche, il ticket d’accesso a Venezia ha concluso la sua fase sperimentale. Ieri, infatti, sono terminati i 29 giorni di prova e fino al prossimo anno non sarà più necessario dotarsi di un Qr code per entrare nella città lagunare.
Da un punto di vista economico, il ticket è stato un successo sorprendente: gli incassi hanno superato i due milioni di euro, triplicando le previsioni iniziali. In totale, i 448.587 visitatori paganti hanno contribuito a un incasso di oltre due milioni e duecentomila euro, rispetto ai 700 mila previsti all’avvio del progetto. E anche questo, a ben guardare, testimonia come siano di più i turisti in circolazione di quanto si ritiene.
L’ultima giornata di applicazione del ticket ha visto 10.773 persone pagare i cinque euro di contributo. Gli esenti, ovvero gli ospiti di strutture ricettive, sono stati 38 mila, mentre 3.437 erano i residenti in Veneto. Le richieste di esenzione per invitare conoscenti hanno raggiunto le 5.434 unità, mentre quelle per altri motivi sono state 2.114.
Durante il periodo di sperimentazione, 168.168 Qr code sono stati controllati senza alcuna criticità. Un’ampia rete di 75 steward informativi e 70 totem informativi ha garantito un’efficiente gestione dei flussi nei principali punti di accesso della città, tra cui la zona Ferrovia, piazzale Roma e San Zaccaria, nonché a Chioggia e Punta Sabbioni.
Tutto positivo, dunque? Non del tutto. Il ticket d’accesso ha suscitato polemiche fin dalla sua introduzione, culminate con una manifestazione di comitati e cittadini alla stazione di Santa Lucia proprio sabato scorso.
Il Comune di Venezia, però, guarda avanti con fiducia. Con un incasso di 2.249.560 euro proveniente da 449.912 pagamenti, il ticket ha triplicato le previsioni iniziali e ora l’amministrazione pianifica il futuro. Dal prossimo anno, il costo del ticket potrebbe aumentare fino ai 10 euro e i giorni di applicazione estendersi.
Si sta lavorando anche sull’idea di una “soglia limite” di visitatori, tanto richiesta dai residenti, che permetterà di stabilire un numero massimo di persone che Venezia può accogliere. Gli accessi non verrebbero mai chiusi, neanche al raggiungimento della soglia, ma a quel punto i ticket “dell’ultimo minuto” sarebbero sensibilmente più cari.
Gli assessori Zuin e Venturini condurranno nei prossimi mesi analisi dettagliate sui dati raccolti durante questo periodo di prova, con l’obiettivo di trovare un equilibrio sostenibile per il turismo nella città lagunare.
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Sarebbe interessante sapere al netto cosa è rimasto nelle casse.
Chi paga la montagna di controllori, giubbini e attrezzatura che si vedono in giro? Oltretutto moltissimi dei controllori forse non hanno nemmeno le carte in regola per stare in Italia
Concordo. L’importante era fare cassa e non limitare i visitatori come declamato ai 4 venti!!!
E ora cosa faranno di queste economie???
Lo scopo non dovrebbe essere quello di tirar su soldi ma quello di limitare l’affluenza. Però un terzo dei visitatori giornalieri è veneto e….non paga. Ma uno di Treviso non può venire a settembre? Perché non paga?