Notizia importante? Ricevila subito su WhatsApp!
Clicca qui e iscriviti subitoGratuito, veloce e affidabile. Solo le notizie importanti!
Il Tribunale di Venezia ha accolto le ragioni di una lavoratrice di Poste Italiane che riteneva inidonea la consegna di pacchi e lettere con il suo stato, quello dal terzo al settimo mese successivo alla gravidanza. La notizia è stata resa nota dalla CGIL di Venezia.
La lavoratrice aveva richiesto l’interdizione dal lavoro o l’assegnazione a mansioni diverse fino al settimo mese post parto, citando rischi per la sicurezza e la salute. Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, insieme a Poste Italiane, aveva considerato il ricorso infondato, sostenendo che le mansioni assegnate in quel periodo non comportavano la movimentazione di carichi pesanti né altre attività potenzialmente pericolose. Tale posizione era condivisa anche dallo SPISAL.
Tuttavia, durante l’istruttoria è emerso che le lavoratrici e i lavoratori non erano a conoscenza del peso reale dei pacchi, che poteva arrivare fino a 10 kg, con un carico giornaliero di 80-100 consegne tra pacchi e raccomandate, alcune delle quali pesavano circa 15 kg. Questa evidenza ha portato il Tribunale a riconoscere il rischio effettivo per la salute della lavoratrice.
Se credi nell’informazione libera di Venezia, puoi sostenerla con il tuo 5×1000.
Scopri come fare
“È una sentenza di fondamentale importanza per la tutela della salute delle lavoratrici nei mesi successivi alla gravidanza,” hanno dichiarato Marco D’Auria, segretario SLC CGIL Veneto, Mirco Ferrarese dell’Ufficio Vertenze CGIL Venezia e Daniele Giordano, segretario generale della CGIL. “Nel nostro Paese si discute incessantemente della necessità di contrastare l’inverno demografico, spesso delegando alle donne la responsabilità attraverso le narrazioni governative. Tuttavia, è essenziale garantire prima di tutto il diritto alla salute delle donne, che non deve essere in conflitto con le mansioni lavorative.”
Il sindacato sottolinea come la maternità debba essere al centro dell’attenzione non solo durante il periodo di attesa, ma anche post parto, offrendo alle donne il sostegno necessario per conciliare il lavoro con la cura dei figli e la propria salute.
Questa sentenza rappresenta un passo avanti significativo nella tutela dei diritti delle lavoratrici, ponendo l’accento sulla necessità di adeguamenti lavorativi che tengano conto delle specifiche esigenze di salute delle neomamme.
Aggiungi La Voce di Venezia come fonte preferita su Google