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Morì la madre, poi il padre: Comune di Venezia risarcisce un milione

Comune di Venezia chiamato a rispondere di una trasfusione "sbagliata" avvenuta all'ospedale di Venezia nel lontano 1972.

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Nel lontano 1972, con un evento tragico che si verificò nell’ospedale Civile di Venezia, prese il via un dramma che si trasformò in una lunga vicenda giudiziaria durata per oltre mezzo secolo. Una trasfusione di sangue, apparentemente innocua, si rivelò un errore fatale per la moglie di un uomo, il cui destino fu segnato da quella malaugurata procedura medica. Un errore di “malasanità” ante litteram, dato che gli ospedali erano ancora in capo alle amministrazioni comunali.

La donna, ignara del pericolo che si era compiuto nell’atto medico, contrasse l’epatite C, una malattia silenziosa i cui sintomi furono evidenti e scoperti solo nel 1992. Si tratta di una malattia la cui trasmissione può avvenire in modo silenzioso, anche nel contesto casalingo, attraverso diverse vie, come asciugamani, bottiglie, posate e bicchieri. Per questo, verosimilmente, col passare degli anni, anche il marito fu colpito dalla stessa malattia.

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Per la famiglia, residente nel sestiere di Dorsoduro, la rivelazione della contrazione dell’epatite C e della trasmissione involontaria della malattia segnarono il delinearsi della tragedia che culminò con la morte di entrambi i coniugi. La malattia ebbe il sopravvento sulla loro salute, e nel 2009 la moglie perse la vita a causa di un epatocarcinoma, conseguenza di una cirrosi epatica derivante dall’epatite C. Nel novembre del 2017, il destino si ripeté quando anche il marito trovò la morte a causa della stessa malattia.

Inevitabile la storia giudiziaria, dopo la “scoperta” delle figlie, che iniziò con le azioni legali intraprese dai familiari delle vittime. Così, dopo cinquantadue anni dall’incidente iniziale, il tribunale di Venezia ha emesso una sentenza di primo grado che condannò il Comune di Venezia a risarcire con la somma di 936 mila euro gli eredi della coppia scomparsa.

Il Comune di Venezia, appunto, fu chiamato in causa anziché la Regione Veneto o lo Stato. Questo perché gli eventi risalgono a prima della riforma del 1978, quando il servizio sanitario nazionale venne istituito, e prima ancora che la competenza passasse alle Regioni.

La controversia legale coinvolse le figlie della coppia, che avevano subito avviato una causa per ottenere giustizia e compensazione economica per la perdita della madre. In entrambe le istanze, sia in primo grado che in appello, le figlie ottennero vittoria, ricevendo un risarcimento totale di circa un milione di euro per la morte e ulteriori 570 mila euro per la malattia contratta dalla madre.

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Un’altra azione in sede civile per ottenere il risarcimento del danno da malattia subìto dall’uomo mentre era in vita, dal 1992 (data di diagnosi della malattia) fino alla morte è stata avviata. Tuttavia, questa tesi è al centro di un acceso dibattito legale, poiché il Comune di Venezia e i suoi legali contestano il nesso causale della trasmissibilità della malattia.

Mario Nascimbeni
Mario Nascimbeni
Giornalista professionista, collabora con testate nazionali. Ha base operativa a Roma, ma la sua professione lo porta in ogni parte del mondo.
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